Lunedì, 2 Agosto 2021
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Ristoranti in affanno: "Il reddito di cittadinanza non incentiva il lavoro"

Il settore è alla prese con la carenza di personale, di cucina e di sala. Un paradosso. "Poche persone passano a lasciarci il curriculum. Eppure si tratta di un impiego regolarmente contrattualizzato"

LECCE – Manca il personale di sala e il ristorante è costretto a ridimensionare il servizio e il numero dei clienti che può accogliere. La notizia, piuttosto scioccante e in ogni caso paradossale, è stata comunicata tramite un post pubblico dai proprietari del noto ristorante A'roma L'osteria.

“È inammissibile che in un paese dove la disoccupazione è aumentata a dismisura, le persone non vogliano lavorare – si legge nel post dai toni amari -. Capiamo che sia più comodo stare a casa con il reddito di cittadinanza, bonus famiglia o disoccupazione, e che non si possa rinunciare alla bella stagione. Nonostante tutto non molleremo e ce la metteremo tutta, anche stavolta. Non ci ha ucciso il Covid non lo farà neanche l'inettitudine dei terzi".

Al netto dello sfogo, il ristorante ha dovuto sospendere il servizio del pranzo. Non intenzionalmente, ma perché “costretto dalle circostanze”.

In un periodo storico caratterizzato dalla piaga della disoccupazione, e in un territorio martoriato dalla mancanza di lavoro e messo in ginocchio dalla pandemia, una comunicazione del genere pare incredibile. Come è possibile che le persone non vogliano lavorare? Può essere vero?

Pare di sì, a sentire la voce di altri due volti noti della ristorazione leccese, Marco Goffredo, socio del Tennent's Grill ed Erasmo Scipioni de Le Tagghiate. Entrambi condividono i problemi riscontrati dai titolari del ristorante romano e danno la stessa lettura del fenomeno.

“Facciamo i conti con il problema della carenza di personale di sala e nelle cucine: le persone non ci consegnano più curriculum e nessuno bussa più alla porta”, dice Goffredo. Un vero e proprio paradosso che lui spiega così: “L'assistenzialismo potrebbe produrre danni. Il fenomeno non è nuovo e già dal 2017 notiamo questa tendenza: il numero di curriculum consegnati è calato progressivamente. La pandemia non c'entra”. La carenza di personale affligge, a suo dire, tutto il settore della ristorazione ma anche altri comparti che non riescono a trovare operai e figure più qualificate.

Può essere che, a monte, questo tipo di impiego sia considerato troppo faticoso e remunerato male? Goffredo la pensa così: “Chi lavora in bar e ristoranti sacrifica serate e weekend, è vero. Ma anche le aziende specializzate non trovano manodopera.  Noi cerchiamo di trovare il personale utilizzando il passaparola tra colleghi.  Abbiamo anche pubblicato degli annunci di Facebook ma senza ottenere un grande riscontro. Una persona che cerca un'occupazione di solito parge la voce e, con tutti i ristoranti che ci sono a Lecce, è impossibile non trovarla”.

Intanto ad agosto il Tennent's Grill dovrà mandare avanti il servizio con 4 o 5 persone in meno. Per tamponare la falla, Goffredo ha chiesto ad alcuni ragazzi che lavoravano precedentemente, e magari si sono trasferiti per ragioni di studio, di rientrare in servizio per dare una mano. “A settembre, però, saremo punto e a capo", spiega lui.

Erasmo Scipioni dà la stessa lettura del fenomeno: “Il reddito di cittadinanza ha lasciato a casa molte persone e rappresenta un incentivo al “non lavoro”. Se lo Stato garantisce 800 euro al mese è chiaro che le persone poi preferiscono andare al mare anziché cercarsi un'occupazione. Lo farei anche io. Il reddito non è misura di sostentamento sociale al pari della cassa integrazione o del sussidio di disoccupazione”.

A ciò si aggiungerebbe un altro “clamoroso errore del governo”: “Rispetto al lockdown precedente, l'ultimo è durato 7 mesi e intanto, per via del blocco dei licenziamenti, chi non aveva contratti in scadenza è stato costretto ad attendere la cassa integrazione – prosegue Scipioni -. La cassa non è arrivata ed è stata erogata in ritardo; nel frattempo i ragazzi si sono riciclati in altri settori, lavorando spesso come corrieri. Distraendo i soldi degli ammortizzatori sociali per il reddito di cittadinanza, il governo di fatto ha premiato chi stava a casa, mentre chi lavorava, e aveva diritto alla cassa integrazione, si è trovato senza soldi”.

Scipioni chiarisce che anche la polemica relativa alla mancanza di contratti regolari e le varie accuse di schiavismo che piovono sul settore della ristorazione non reggerebbero: ”Per Le Tagghiate cerchiamo tre persone per il servizio in sala, una in cucina e una per la pizzeria. Gli uffici di collocamento non funzionano a dovere. Il lavoro peraltro è tutelato e regolato dal contratto nazionale di categoria che definisce anche il pagamento degli straordinari. Non esiste ristorante in regola che non applichi il contratto nazionale. Ogni tanto leggo dichiarazioni del tipo “mi fanno lavorare 14 ore al giorno per 400 euro”: è una barzelletta e chi accetta condizioni del genere è un cretino. Intanto il settore è in affanno perché metà della forza lavoro potenziale sta al mare e pubblica foto con gli spritz, mentre l'altra metà si è giustamente riciclata in un'altra professione”.

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