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Ristoranti e locali già prenotati per il weekend: Lecce pronta a ripartire

Salento zona gialla: i ristoratori preparano i tavoli anche per la cena. In città c'è fermento e le aspettative sono alte: "Siamo ottimisti, anche se è impossibile recuperare le perdite del lockdown"

In foto: i pub e i ristoranti vicino Santa Croce

LECCE – Il Salento è tornato ad essere giallo e la tanto attesa notizia ha permesso a ristoranti, pizzerie e pub di prepararsi a servire la cena ai tavoli i propri clienti, purché all'aperto. In attesa di ulteriori disposizioni governative sulla riapertura anche al chiuso e sull'orario del coprifuoco (l'ipotesi è quella delle 23), i locali leccesi si stanno attrezzando per l'attesa affluenza del weekend.

Nel cuore del capoluogo barocco, questa mattina, si respirava un gran fermento: elettricisti al lavoro, via vai di furgoncini e buste della spesa, tavolini apparecchiati e i primi avventori intenti a leggere i menù. Una novità entusiasmante, dopo mesi di monacale chiusura.

Le aspettative dei titolari di ristoranti e affini sono piuttosto alte: tutti concordano sulla rinnovata voglia di uscire per godersi qualche ora all'aria aperta, nel centro storico. Certo, recuperare il contraccolpo economico dei mesi più duri di lockdown, è un'impresa disperata, se non impossibile. Tuttavia la bella stagione e la lenta ripresa dei flussi turistici fanno ben sperare.

Abbiamo intervistato alcuni titolari dei locali del centro per capire come si stanno organizzando, in queste ore, e quali sono i principali ostacoli da superare per la riapertura. Le inteviste video sono disponibili al seguente link.

“Siamo rimasti sempre aperti con servizio ridotto, come da decreto, ma oggi la possibilità di rimettere fuori i tavoli ci regala qualche soddisfazione in più – ha raccontato Miro Maranesi, titolare del Mirò bistrot -. Le aspettative per l'affluenza nel weekend sono alte, ma i posti a disposizione sono ridotti quindi dovremo accontentare solo i primi arrivati. Per guadagnare qualcosa di più dobbiamo aspettare che si rimetta in moto il turismo, così da coprire una parte delle perdite degli incassi: io ho ottenuto soltanto 600 euro di ristori, con due locali e due affitti da pagare, e la mia situazione debitoria si può facilmente immaginare”.

A incidere di più sulle spese, ha spiegato Maranesi, è stata la politica delle aperture e chiusure a fisarmonica: “Dopo ogni chiusura improvvisa siamo stati costretti a buttare tutta la merce che stava deperendo, materie prime, prodotti alimentari e persino interi fusti di birra. Ciò ha creato un danno tangibile ma non riconosciuto, né rimborsato”.

“Siamo in fase di riapertura e per il weekend abbiamo già molte prenotazioni – ha confermato Simone Zecca, proprietario di Alibi -. C'è molta voglia di stare all'aperto, uscire a passeggio. Lo stato d'animo è positivo e noi siamo carichi e pieni di voglia di lavorare. Grazie al turismo riusciremo a salvarci. Le perdite del lockdown sono soggettive ma noi che siamo chiusi da ottobre abbiamo registrato il 50-60 percento in meno sugli incassi. Riaprire un locale è come ripartire da zero: bisogna rifare i magazzini, comprare tutto di nuovo. Dobbiamo sostenere, quindi, dei costi che non ci verranno rimborsati. Quando abbiamo chiuso, tutte la merce in giacenza nel magazzino smistata per non essere buttata o donata in beneficenza”.

Antonio Torre, proprietario della Torre di Merlino, ha riaperto il proprio locale ieri sera e per il weekend ha già registrato il sold out:  “Il problema rimane sempre quello del coprifuoco alle 22 – ha spiegato - che non ci permette di fare un doppio turno e la cena risulta frettolosa. Il leccese, per consuetudine, non esce a cenare alle 19.30 ma arriva intorno alle 20.30, con margini di tempo troppo risicati per proporre un buon servizio”.

Video | "Ma il prolema rimane il coprifuoco"

Le aspettative sono alte: “I clienti ci stavano aspettando e c'è molta voglia di uscire. Certo, non c'è modo di recuperare le perdite: in un noi anno abbiamo perso quasi 300 mila euro, e ci vorranno altri 10 anni per recuperare quei soldi. Conti alla mano, far ripartire il locale, dopo oltre 7 mesi di serrata, mi è costato circa 12mila euro fra lavori di pulizia, manutenzione, sanificazione e acquisto delle materie prime”.

“Abbiamo riaperto mercoledì ed è andata bene perché abbiamo ritrovato i nostri clienti – ha aggiunto Marco Lezzi, proprietario della Galleria -. Per il weekend ci sono già prenotazioni ma la limitazione dell'orario rappresenta un grosso problema: per le 22 il conto deve essere già pronto e le persone devono andar via. Le perdite non sono recuperabili e di questo siamo certi; se riusciremo a ripetere la stagione dell'anno scorso, riusciremo a salvare l'azienda. Durante le chiusure siamo andati incontro a problemi ben noti, ormai, dovuti ai ristori che non sono mai arrivati. Abbiamo fatto solo forza sulle nostre risorse ma, una volta esaurite queste, non sappiamo più a cosa aggrapparci. Abbiamo tenuto duro per mantenere in servizio il nostro personale ma non è stato facile”.

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