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Ritirata l'interrogazione sul procuratore aggiunto Mignone. Il M5S fa marcia indietro

Deputati e senatori eletti nel Salento prendono le distanze dall'iniziativa assunta da colleghi di partito. La vicenda riguarda un immobile a Porto Cesareo, di cui il magistrato ha ereditato un'unità abitativa

L'immobile oggetto dell'interrogazione.

LECCE - L'interrogazione depositata in Senato da esponenti del M5S che chiamava in causa il procuratore aggiunto della Repubblica Elsa Valeria Mignone è stata ritirata. Lo confermano in una nota congiunta i parlamentari eletti in provincia di Lecce, in entrambe le Camere.

“Riteniamo doveroso chiarire che non c’è alcun attacco alla magistratura, tanto più a quei coraggiosi esponenti come la dottoressa Mignone che per la grande professionalità e indipendenza con cui svolgono il loro gravoso incarico, hanno tutto il nostro rispetto. Il M5S crede nel principio di separazione dei poteri sancito dalla carta costituzionale e difende l’autonomia della magistratura. È evidente che l’interrogazione posta in assoluta buona fede da alcuni colleghi senatori, potesse prestarsi a speculazioni inopportune e pertanto è stata ritirata”.

Ad oggetto dell'interrogazione vi era la vicenda di un immobile costruito a Porto Cesareo, di cui la Migone possiede un'unità abitativa dopo averla ereditata dai genitori, entrambi defunti. Una porzione ridotta di quell'edificio, lo scoprì la capitaneria di porto nel 1970, dunque dopo la sua ultimazione, ricade su demanio. Sin dal primo momento i proprietari hanno avviato l'iter per ottenere la concessione demaniale e, nelle more del completamento, che si attende da 40 anni, hanno versato il canone concessorio corrispondente. 

I sei senatori del M5S, tutti eletti in collegi di altre regioni, avevano formulato l'interrogazione per sapere dal ministro Danilo Toninelli quali iniziative avrebbe voluto assumere a tutela della legalità, contro l'abusivimo e la cementificazione. La ricostruzione cronologica dell'iter amministrativo, diffusa dall'avvocato Saverio Sticchi Damiani nell'interesse del procuratore aggiunto, aveva però fatto comprendere subito che si trattava di una forzatura, probabilmente dovuta a qualche tentativo di rivalsa verso l'azione del magistrato che, trovandosi a capo del pool per i reati ambientali, ha intensificato molto i controlli sul litorale salentino, disponendo anche diversi sequestri, a partire proprio da Porto Cesareo.

Questa interpretazione, del resto, è corroborata dalla nota dei deputati e senatori salentini: “Se qualcuno credeva di indurre i colleghi con questo gesto a screditare l’operato della dottoressa Mignone, si sbaglia. Infatti, ci preme ribadire che riteniamo prezioso il lavoro svolto dal procuratore aggiunto Mignone nell’esercizio delle sue funzioni e che manteniamo stima e fiducia in merito al suo operato e alla sua integrità”.

A margine della vicenda restano due fondamentali interrogativi, ai quali si cercherà risposta in tempi brevi: perché ci vogliano decenni per chiudere una istanza (con la concessione oppure con il diniego) e perché il Comune di Porto Cesareo ha pubblicato nel giugno del 2018 sull'albo pretorio l'avviso di domanda di concessione demaniale firmata e presentata dalla Mignone nel 2014.

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