Sagnet, modello di "nuovo italiano" che dovrebbe piacere a una destra moderna e liberale

Al conferimento della cittadinanza onoraria al 35enne che per primo insorse contro la barbarie nei campi di Masseria Boncuri, il centrodestra ha marcato visita, creando una frattura che è, in fondo, un clamoroso autogol

Sagnet e il sindaco di Lecce.

LECCE – Yvan Sagnet è il modello di immigrato che dovrebbe piacere alla destra italiana: arrivato come regolare per motivi di studio, si è iscritto al Politecnico di Torino. Ha lavorato duramente per mantenersi, tanto da venire in provincia di Lecce, nel 2011, per essere impiegato nei campi come bracciante.

Attorno a Masseria Boncuri, a Nardò, ha provato sulla sua pelle l’agghiacciante sistema di sfruttamento messo in atto dai caporali nella sostanziale indifferenza generale di quasi tutto l’apparato politico, istituzionale e sociale, ma ha deciso di ribellarsi, intraprendendo un percorso di rivendicazione sindacale che ha molto a che fare con la storia di questa regione, dalla figura di Di Vittorio fino alle lotte contadine, dell’Arneo e non solo.

Il suo impegno è valso almeno tre obiettivi: l’emersione definitiva di un fenomeno che a molti conveniva mantenere nel sottobosco, tra retorica produttivista e un meccanicismo di tipo darwinista (il forte vince sul più debole); un progresso significativo dal punto di vista della legislazione in materia; l’avvio di un procedimento giudiziario - il primo in Italia – conclusosi in primo grado con una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù per quattro imprenditori salentini e nove caporali africani, sentenza poi ribaltata in appello da un verdetto terribilmente conservativo fondato sul tecnicismo giuridico per cui il reato di caporalato sarebbe stato introdotto (2011) successivamente ai fatti contestati (2008-2011).

Di quello che ha fatto Sagnet per riscattare la condizione di migliaia di lavoratori ridotti al silenzio e a condizioni indegne da ogni punto di vista si è parlato in ambito internazionale e nel 2017 il presidente della Repubblica – non il capo di una fazione, ma il Capo dello Stato – lo ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Da ieri il 35enne nato in Camerun è anche cittadino onorario di Lecce, il capoluogo di quella provincia dove tutto è iniziato, la città dove si sono celebrati il processo di primo grado e quello di appello e che rivendica quindi la sua responsabilità verso un intero territorio, non un comune distante che si è voluto appropriare di una storia da vendere. La mancata partecipazione al voto in consiglio comunale da parte del centrodestra – unici assenti giustificati Adriana Poli Bortone e Gianpaolo Scorrano, con Erio Congedo impegnato in appuntamenti elettorali – ha destato scalpore, ma in commissione (dove si preparano i lavori d’aula) la minoranza si era già espressa contro. Nulla di incoerente, dunque. Ieri gli esponenti del centrodestra presenti a Palazzo Carafa hanno risposto all’appello, poi sono usciti per farvi ritorno solo dopo la chiusura del primo punto all’ordine del giorno, quello sul conferimento della cittadinanza onoraria.

Uno sfregio all’istituzione comunale e al ruolo stesso che essi esercitano, ma anche un clamoroso autogol dal punto di vista politico perché il profilo di Sagnet è così legalitario, così coraggioso, così limpido che è difficile pensare a un modello migliore di “nuovo italiano”. Insomma dovrebbe piacere ai liberali, quelli veri (una volta andavano in esilio rinnegando il fascismo o sulle montagne per combatterlo, insieme a cattolici, comunisti, socialisti, azionisti, addirittura monarchici), dovrebbe piacere a una destra moderna.

Ci sarà in fondo una ragione per una linea di condotta di quel genere: cosa ha fatto Yvan Sagnet per meritarsi questo affronto, qual è la sua colpa specifica? Averci aperto gli occhi sul fatto che nelle nostre campagne – al margine di un Salento da cartolina in forte ascesa sul piano turistico - non c’era differenza tra esseri umani e bestie? Essere stato successivamente sindacalista per Cgil e non di un sindacato orientato a destra? Oppure ancora appartenere a quel genere di persone – non bianche, diciamolo pure – che, in fondo, se la sono andata a cercare e che sarebbe meglio che restassero a casa loro, invece di entrare nel nostro paese, nelle nostre facoltà, nei nostri scenari quotidiani? Quest’ultima domanda non è provocatoria, basta leggere certi commenti lanciati sui social (non solo da profili fake, ma da cittadini italiani in carne e ossa). È lecito pensare che l’imminenza di una scadenza elettorale – il voto per le regionali – abbia influito sull’adozione di una linea così estrema e incomprensibile? Difficile dirlo, anche se il centrodestra sembra decisamente a trazione leghista almeno per quanto riguarda i toni.

C’è una suggestione storica in questa vicenda: a partire dal 1919 le squadracce fasciste si posero a difesa dei grandi proprietari terrieri, spaventati dalle rivendicazioni avanzata da masse di braccianti affamati, e in cambio ottennero capitali e il sostegno incondizionato al nascente regime. Ne venne fuori un ventennio reazionario, liberticida e guerrafondaio, al di là di qualche slogan rivoluzionario che a Mussolini serviva in chiave anti borghese per ammaliare i ceti popolari.

Esattamente cento anni dopo, in seguito a conquiste sociali e politiche e al consolidamento di alcuni diritti sul piano giuridico, la dignità del lavoro dovrebbe essere un valore che va oltre la contrapposizione politica tra schieramenti, perché tutti hanno diritto a una retribuzione che consenta una onesta sussistenza e a condizioni di lavoro umane.

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Yvan Sagnet, sfruttato come certamente lo sono anche tanti italiani d’origine da datori di lavoro senza scrupoli, ha avuto a differenza di altri – neri, bianchi, gialli che siano - il coraggio di denunciare e la sua determinazione, praticata sempre con rispetto per le istituzioni democratiche, ha cambiato il nostro approccio verso il mondo sommerso del sottoproletariato agricolo. Il caporalato, va ricordato, è una cosa che ci riguarda tutti, per esempio quando consumiamo a tavola prodotti che costano pochi centesimi al chilo. Questo è quanto. Di concittadini come Yvan così ne abbiamo un gran bisogno, anche nelle assisi istituzionali, così come di una destra di un altro spessore.

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