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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Interventi sull'erosione della Falesia / Melendugno

"Sciacallaggio? Parliamo dei fatti": Pagliaro replica a Potì sul crollo della falesia

Il sindaco Potì aveva accusato l'esponente Mrs di confondere capre e cavoli. Non si è fatta attendere la risposta a muso duro: "Melendugno non si è ancora dotata di un piano comunale delle coste"

MELENDUGNO – Infuria la discussione dopo il crollo di un pezzo di falesia a Torre dell'Orso. Il sindaco Marco Potì non le ha mandate a dire ai consiglieri regionali che hanno presentato interrogazioni al riguardo, accusandoli di cattivo gusto: “Le interrogazioni fatte in consiglio regionale sono state presentate da chi utilizza queste situazioni inevitabili per fare polemica politica”.

Poi l'affondo sul presidente del Movimento Regione Salento, Paolo Pagliaro, accusato di confondere “capre e cavoli quando parla di piano comunale delle coste che riguarda la gestione degli arenili e non delle coste alte, oggetto di dissesto idrogeologico”.

“Gli ricordo che il Comune di Melendugno ha terminato l’aggiornamento dello stato giuridico delle concessioni esistenti e una volta chiusa questa fase saremo in grado anche di programmare il futuro. Questa ricerca di visibilità non è gradita, la trovo fuori luogo”, ha puntualizzato Potì.

Non si è fatta attendere la replica del consigliere regionale che ha rimandato le accuse al mittente: “Essere incolpati di sciacallaggio per aver presentato un’interrogazione urgente in Consiglio regionale, chiedendo attenzione e interventi immediati per contrastare lo sgretolamento della falesia della marina di Melendugno, è non soltanto ingiusto ma addirittura paradossale”.

“Non mi appassiona la sterile polemica politica, ma le accuse del sindaco di Melendugno e del suo vice impongono una smentita  basata sui fatti, e non su livorose interpretazioni”, si è difeso Pagliaro.

“Tra le premesse della mia interrogazione ho ricordato che Melendugno non si è ancora dotata di un Piano comunale delle coste, benché già a marzo 2018 la giunta regionale abbia commissariato il Comune per non averlo ancora approvato. Questo è un fatto e non un atto d’accusa”.

E ancora:  “Quello che gli amministratori di Melendugno chiamano mischiare capre e cavoli, è invece esattamente ciò che prevede il modello di gestione integrata delle zone costiere consolidato a livello europeo (raccomandazione 2002/413/CE): una gestione condivisa a livello locale e sovra comunale, per poter governare i processi ecologici, economici e sociali che interessano un determinato tratto costiero, ponendone la salvaguardia come punto prioritario di ogni azione ed intervento”.

“Il Piano comunale delle coste deve farsi carico delle finalità e degli obiettivi primari per la salvaguardia ambientale delle aree costiere, definiti nel Piano regionale delle coste approvato ormai dieci anni fa, nell’ottobre 2011 – ha proseguito lui -. Coerentemente con il Prc, il Piano comunale definisce l’assetto, la gestione, il controllo e il monitoraggio del territorio costiero comunale, in termini di tutela del paesaggio e di salvaguardia dell’ambiente”.

Pagliaro ha sostanzialmente accusato il Comune di Melendugno di non aver fatto la propria parte e ha chiesto direttamente conto al sindaco, e al suo vice, “di cosa ne è stato del milione di euro assegnato al Comune per finanziare interventi specifici di contenimento dell’erosione del costone roccioso”.

“Vogliamo fare un esempio? - ha incalzato il consigliere -. Il finanziamento Cipe da 750mila euro per la messa in sicurezza della falesia degradata da Sant’Andrea a Torre Specchia: progetto esecutivo del 2009 (dodici anni fa), appalto aggiudicato dopo anni e inizio dei lavori, ma ad oggi è stata spesa solo la metà dei soldi e le opere sono ferme da sei anni”.

“Vogliamo farne un altro? - ha proseguito lui -. La Regione ha finanziato con 516mila euro un progetto di difesa, messa in sicurezza e sistemazione del costone roccioso a nord della baia di Torre dell’Orso, proprio quello dove si sono verificati i crolli dei giorni scorsi. La progettazione è stata affidata nel 2005, i progetti sono stati approvati nel 2007 e nel 2009. Passano ancora anni e vengono appaltati e affidati i lavori, che iniziano solo sulla carta quattro anni fa, per essere subito interrotti”.

“Questi sono fatti, non accuse”, ha concluso lui.

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