Sciopero dei dipendenti Fse all'85 percento. I sindacati: "Non molliamo"

Conclusa la prima ondata di mobilitazione regionale. L'astensione dagli straordinari si ripeterà dal 4 all'8 settembre. "Ottimi risultati, l'azienda deve riaprire la trattiva"

Foto di repertorio

LECCE - Ultimo giorno di mobilitazione per il personale di Ferrovie Sud Est che ha incrociato le braccia, a fasi alterne, sin dal 6 luglio. L’adesione, su scala regionale, ha raggiunto l’85 percento con punte del 90 percento in alcuni comparti: un successo per i rappresentanti dei sindacati che hanno supportato i lavoratori. Quindi Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Faisa – Cisal.                  

I dipendenti delle FSE continueranno ad astenersi dagli straordinari per 28 giorni complessivi, su base volontaria ed al netto delle franchigie previste dalla delibera della Commissione di Garanzia: ossia dal 5 al 27 luglio, con una seconda tornata di scioperi già prevista dal 4 all’8 settembre.

Pur consapevoli degli inevitabili disagi arrecati agli utenti, turisti compresi, le parti sociali hanno deciso di passare alle maniere forti pur di farsi ascoltare da un’azienda a loro dire “sorda” rispetto alle rivendicazioni avanzate. La situazione complessivamente non lascia sereni.

Questi i problemi sollevati dalle 4 sigle sindacali: azioni unilaterali e mancato svolgimento delle fasi di informazione ed esame congiunto su provvedimenti riorganizzativi; forzature contrattuali su uso dei dipendenti dell’officina in trattamento di trasferta e microclima e sicurezza sul lavoro per il personale autolinee e ferroviario.

Per non parlare degli organici che contano una massiccia quantità di interinali (oltre 160 ormai a livello regionale su mille e 100 dipendenti), reclutati “con meccanismi poco trasparenti di regole oltre che nessuna risposta coerente su percorsi professionali”.

La chiamata allo sciopero ha ottenuto un riscontro superiore alle aspettative, spiega Emanuele Nitto di Uil Trasporti: “Non accadeva da anni che si arrivasse alla mobilitazione e questa per noi è una grande soddisfazione. Siamo pronti a continuare perché la situazione ancora oggi è poco chiara: non abbiamo contezza di ciò che potrebbe accadere in futuro per Fse dal punto di vista strutturale ed organizzativo, basti pensare al blocco dei 50 chilometri orari. La Commissione Sicurezza ha imposto un limite di velocità per tutti i treni Fse che complica tutto: utenti e turisti, con questa andatura dei treni, non arriveranno in tempi utili da nessuna parte”.  

Il collega di Faisa Cisal, Antonio Rizzini invoca uno scatto d’orgoglio del territorio utile a rivendicare un servizio di trasporto su rotaia veloce ed efficiente: “Al di là delle ragioni delle mobilitazioni, il Salento è penalizzato dal cronoprogramma stabilito da Ferrovie dello Stato italiane e serve una presa di posizione complessiva sul problema. L’unico esponente del governo che finora si è espresso, ha però parlato contro: mi riferisco al deputato M5S Diego De Lorenzis che dimostra di non conoscere la differenza tra fusione ed annessione. La Sud Est non si è fusa con Fsi, ma è stata annessa. La regolamentazione del lavoro cui si fa riferimento rimane quella del contratto degli autoferrotranvieri”.

Il riferimento del sindacalista è alle dichiarazioni rese dal parlamentare M5S che aveva definito “incoerenti” le posizioni dei sindacati che, per vent’anni, pur vedendo le condizioni dei lavoratori e del servizio, “non sono mai intervenuti". "Lo fanno oggi – aveva aggiunto De Lorenzis -, il giorno dopo che viene scongiurato il fallimento di Fse, grazie alla fusione con il gruppo Fs, nel periodo più caldo dell’anno dal punto di vista dei trasporti. Creando disagi a pendolari e turisti - prosegue il deputato - minando quel poco di servizio che può essere garantito”.

Al deputato ha voluto replicare anche il sindacalista di Filt Cgil, Giuseppe Guagnano: “Inviterei l’onorevole a prendere un treno della Sud Est, in uno di quei giorni in cui non funziona l’aria condizionata e a bordo ci sono 40 gradi, per parlare con i lavoratori. Mai come in questa fase parti sociali e maestranze si sono opposte con grande fermezza ai problemi e con il massimo rispetto per gli utenti”.

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“Abbiamo cercato di tener conto delle esigenze del turismo e di provocare il minor numero di disagi possibili agli utenti; da anni però l’azienda è chiusa al confronto e non ascolta le rivendicazioni; questa rigidità ci ha costretti ad organizzare una mobilitazione”, conclude l’esponente di Cgil.

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