Alla scoperta del castello di Copertino: "Tra i luoghi più straordinari del Salento"

Del primo impianto d'epoca normanna resta poco, ma la struttura del XVI secolo è imponente e circondata da un fossato. Il portale d'ingresso e quel che rimane della cappella della Maddalena vere e proprie chicche

Il portale del castello (foto di Beppe Gernone, Archivio Polo Museale della Puglia).

COPERTINO - Il castello di Copertino, che in un passato molto recente, è stato oggetto di un intervento di recupero molto oneroso da parte del ministero, sconta come molti altri siti nel Salento un problema legato alla sua fruizione: insomma, si tratta di una ricchezza fino ad oggi non adeguatamente “messa a rendita”.

Beni architettonici di questo tipo, in gran parte d’Italia e d’Europa, sono delle calamite in grado di attirare con continuità i turisti e di essere un punto di riferimento quotidiano per la comunità locale che ne può beneficiare anche in termini di indotto. Sarebbe troppo lungo addentrarsi in questa sede nei motivi che hanno ostacolato questo sviluppo ma, certamente, la mancanza di personale (nel caso specifico i custodi sono solo due) è una questione che ha il suo peso.

Da un paio di mesi il direttore del castello è Pietro Copani, al quale il Polo Museale di Puglia (che dipende direttamente dal Mibact) ha affidato un compito importante, quello di portare a regime le potenzialità del sito. Un lavoro complesso, che richiederà del tempo, ma che non può essere più rinviato.

“Il Castello di Copertino è uno dei luoghi più straordinari del Salento - ci ha detto il direttore a margine della visita fatta -: non solo ricco di storia ma anche integro per quanto riguarda la struttura fortificata voluta dai Castriota a metà del XVI secolo. Per il futuro di questo luogo il Polo Museale ha degli obiettivi precisi: farne un punto di convergenza delle eccellenze culturali dei territori circostanti, destinarlo all’arte contemporanea e in particolare alla scultura e, soprattutto, restituirlo alla fruizione della cittadinanza perché torni a frequentarlo, a partire dai ragazzi delle scuole”.

In attesa di un rilancio strutturato e definitivo, il castello merita senza alcun dubbio di essere visitato e conosciuto, innanzitutto dalla popolazione salentina che troppo spesso ignora ciò che ha a portata di mano. Sorto da un primo nucleo di epoca normanna, si presenta nella sua imponente versione cinquecentesca come una delle fortificazioni più affascinanti della Puglia, solido nella sua struttura e in buone condizioni di conservazione. Ha un centinaio tra feritoie e cannoniere lungo le mura che collegano i quattro bastioni tipici dell'architettura militare dell'epoca di Carlo V. 

Interamente circondato da un fossato, si è sviluppato nel corso del tempo attorno a una torre – il mastio angioino – dove campeggia lo stemma che celebra il matrimonio del 1407 tra Maria D’Enghien, contessa di Lecce, e il re di Napoli, Ladislao d’Angiò. Alla metà del XV secolo risale la cappella della Maddalena, poi “fagocitata” e semi distrutta dalle definitive trasformazioni cinquecentesche che ampliarono nettamente l'impianto (misurano un ettaro circa sia la superficie coperta che il fossato). Al suo posto fu edificata, in altra ubicazione, la cappella di San Marco voluta dagli Squarciafico, conti di Copertino per 25 anni.

Dell'originaria cappella è ancora visibile una parte degli affreschi – scene della vita di Maria Maddalena -, mentre nel corso dei restauri sono stati trovati anche alcuni stemmi di famiglie imparentate con Maria: dagli antenati Brienne e D’Enghien, ai Del Balzo e Orsini del primo marito Raimondo, fino ai Chiaromonte e Colonna per i matrimoni dei figli. Gli stessi stemmi sono presenti sulla volta dell’abside della basilica di Santa Caterina, a Galatina: si ritiene dunque che proprio Maria d’Enghien possa aver commissionato il ciclo degli affreschi.  

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Un altro elemento di grande suggestione è rappresentato dal portale d’ingresso realizzato dal neretino Francesco Bellotto nel 1540, anno nel quale termina la costruzione del castello da parte dell’architetto Evangelista Menga. Al portale, che ha una cornice tipica della precedente epoca dei Durazzo, fu affidato il compito di rendere esplicita la potenza dei Castriota-Granai, allo stesso tempo guerrieri e mecenati. Sulla sua superficie è stato scolpito un vero e proprio capitolo di storia con le raffigurazioni dei regnanti che si sono succeduti (normanni, svevi, angioini, gli Enghien, gli Orsini) e con i volti degli esponenti dei Castriota, oltre a scene della mitologia classica e a troferi di guerra che dovevano ribadire il potere indiscusso dei signori sull'estesa contea la cui vocazione vinicola non è certo recente: proprio in una lunga galleria del castello erano disposte almeno venti capienti vasche per la raccolta del vino.

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