Scuola a distanza nel carcere di Lecce: "Si stava perdendo un'occasione formativa"

La didattica, per 10 detenuti e 2 sole classi, è ricominciata oggi. La garante Mancarella: "Sono contenta perché una buona formazione culturale abbassa notevolmente la recidiva"

Foto di repertorio

LECCE -  Dopo due mesi di stop, dovuti alle restrizioni imposte dall'emergenza coronavirus, le lezioni scolastiche hanno ripreso il loro corso anche all'interno del carcere di Borgo San Nicola. La modalità scelta è ovviamente quella della didattica a distanza, al pari di quanto avvenuto in tutti gli istituti scolastici italiani.

La prima lezione di prova si è tenuta il 7 maggio e, a partire da oggi, 11 maggio, alcuni studenti potranno riprendere pienamente il percorso di studi interrotto bruscamente.

Il timido avvio è stato reso possibile grazie all'impegno dei docenti, che non volevano compromettere la relazione con i detenuti, e grazie alla perseveranza dimostrata dalla dirigente dell'Olivetti di Lecce e della direttrice della Casa circondariale del capoluogo.

La didattica al momento è limitata a due classi, una nel maschile e una nella sezione femminile, per un totale di 10 detenuti che frequentano l’ultimo anno del corso ad indirizzo tecnico economico.

Le lezioni si svolgeranno in un’aula adeguata alle esigenze di distanziamento previste dalle disposizioni ministeriali, per tre giorni a settimana: gli studenti seguiranno quindi in videoconferenza le lezioni dei loro docenti, interagiranno con loro preparandosi all’esame di maturità.

Le difficoltà in carcere durante l'emergenza sanitaria

Sulla questione è intervenuta anche la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Maria Mancarella, che ha evidenziato tutti i disagi che le restrizioni sanitarie hanno comportato per i detenuti italiani. Ai problemi già noti che si sono acuiti in questi due mesi, come il sovraffollamento e le condizioni igieniche e di salute, si sono infatti sommate le difficoltà di una scuola che in carcere non riesce a esprimere appieno tutte le sue potenzialità.

“Dalla fine di febbraio il divieto di ingresso in carcere di docenti e volontari – ha spiegato Mancarella - oltre a privare le persone detenute del rapporto con i loro parenti, ha interrotto il percorso di formazione e crescita culturale, che è uno degli strumenti più efficaci nel processo di responsabilizzazione e sviluppo della loro personalità”.

L’esperienza attivata nella Casa circondariale di Lecce, del resto, ha dimostrato come una buona formazione culturale abbassi notevolmente la recidiva, predisponendo la persona ad un cambiamento di vita e favorendo il reinserimento nella società civile e nel mondo del lavoro.

L'interruzione delle lezioni, secondo la Garante, ha avuto un risvolto particolarmente grave: ha rischiato, infatti, di vanificare il grande lavoro fatto per investire sull’istruzione, mettendo in pericolo il diritto delle persone detenute allo studio e alla formazione.

“In un primo momento le difficoltà organizzative, la carenza di personale e di spazi adeguati, ma anche i pregiudizi che da sempre impediscono l’ingresso della tecnologia in carcere, hanno reso difficoltosa la ripresa delle lezioni nella modalità a distanza – ha commentato lei -. La soluzione di inviare agli studenti materiale cartaceo, come libri o fotocopie non ha dato a Lecce, come altrove, risultati adeguati”.

A mancare, infatti, è stato il rapporto diretto e il contatto umano con i docenti che consente di scambiare non solo le nozioni apprese, ma anche le esperienze, i sentimenti e le preoccupazioni dei detenuti. É venuta meno, in altre parole, “la relazione educante”.

Riguardo all'avvio delle lezioni a Lecce, Maria Mancarella ha commentato così: “Non posso che gioire di questo riavvio del percorso formativo e fare i miei auguri agli studenti. Certamente organizzare la didattica a distanza in carcere non è una cosa semplice, al momento solo pochi Istituti, circa 20 a livello nazionale, ci sono riusciti, quasi sempre in modo parziale, senza riuscire a raggiungere tutta la platea degli studenti. Non è molto ma è pur sempre un segnale importante”.

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