Scuola, si continua con la didattica integrata. Il Tar Puglia chiude la partita

Improcedibili i ricorsi per l'annullamento dell'ordinanza regionale del 28 ottobre: è stata infatti superata dal Dpcm del 3 novembre, mentre il successivo provvedimento di Emiliano non è stato finora impugnato

Il "Cesare Battisti", a Lecce.

LECCE - Dopo aver accolto, sempre il 6 novembre, la domanda cautelare di sospensione dell'efficacia dell'ordinanza regionale del 28 ottobre, i giudici del tribunale amministrativo della Puglia, sezione di Bari, chiudono la partita aperta sulla scuola dai ricorsi di Codacons Lecce e Pietro Quinto - in rappresentanza di alcuni genitori leccesi - con una soluzione tecnica molto lineare che rende improcedibile la richiesta di annullamento.

Due le sostanziali ragioni alla base del decreto della Terza sezione: la prima risiede nel fatto che l'ordinanza regionale del 28 ottobre dalla Regione Puglia, che limitava in tutte le scuole la didattica in presenza ai laboratori e alle esigenze degli alunni con bisogni educativi speciali, ha perso di efficacia nel momento stesso in cui, precisamente il 6 di novembre, è entrato in vigore l'ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri (che limita la sospensione delle lezioni in aula alle scuole superiori e anche fino alla seconda e terza media nelle regioni classificate come rosse per rischio sanitario). 

La seconda è che l'ordinanza regionale successiva, quella in vigore dal 7 novembre, si inserisce nella disciplina del Dpcm e non è stata oggetto di alcuna contestazione. Resta ferma dunque la sospensione delle lezioni in aula per le scuole superiori, mentre per altri cicli la richiesta didattica a distanza è facoltà di scelta riservata ai genitori. In poche parole: resta tutto come adesso: libertà di scelta, fino al 6 dicembre, per le scuole primarie e le secondarie di primo grado. 

Emiliano: "La didattica integrata deve essere garantita".

Il presidente della Regione ha commentato con soddisfazione il pronunciamento: "Con l’ordinanza 413 la scuola deve mettere a disposizione di tutti gli alunni la Did, per rispettare il diritto di chi ne fa richiesta. Ci tengo a precisare che il Tar non ha affatto intaccato la legittimità della precedente ordinanza (la 407) avendone rilevato esclusivamente la sopravvenuta inefficacia perché emanata prima dell’ultimo Dpcm. La questione è puramente tecnica".

Secondo il governatore "la Regione Puglia, anche dopo l’emanazione del nuovo Dpcm, mantiene pieno il potere di tutelare la salute pubblica con provvedimenti temporanei che possano riguardare anche la scuola, come ha già fatto in concreto con l’ordinanza 413 attualmente vigente. Il Dpcm può quindi essere derogato dai Presidenti di regione con provvedimenti più restrittivi. Lo spirito di collaborazione col ministero della pubblica istruzione e la stretta osservanza del diritto ci ha portato ad una buona soluzione che nel dialogo tra le parti potrà essere ulteriormente migliorata”

La reazione: Codacons Lecce e avvocato Quinto.

Diversa di tono, davanti al decreto del Tar, la reazione dei ricorrenti. Più agguerrito si mostra il Codacons Lecce che "pur non condividendo la seconda ordinanza della Regione Puglia, poiché intrisa di posizioni giuridicamente inaccettabili, esprime la propria soddisfazione per l’importante risultato raggiunto perché consente che le scuole restino aperte e consente ai bambini una serena partecipazione in presenza delle lezioni.  Alla luce della odierna decisione del Tar, il Codacons di Lecce valuterà le ulteriori iniziative a tutela ed in difesa dei diritti degli studenti e dei cittadini Salentini e Pugliesi£.

L'avvocato Pietro Quinto, invece, sembra su una posizione più conciliante: “In questo modo- scrive in una nota - viene fissato un principio di grande importanza che contribuisce a dare una chiave di lettura e di soluzione al conflitto sul quale si dibatte fin da quando è iniziata l’era dell’emergenza Covid, e cioè il possibile conflitto tra Stato e Regioni. Lo spazio di intervento per le Regioni vi è soltanto fino a quando, in una specifica materia, non interviene il Governo centrale; diversamente in un settore come la scuola, che deve assicurare livelli di prestazioni uguali in tutto il territorio nazionale, si creerebbero quelle diseguaglianze che non possono essere accettate”.

"Vengono a conciliarsi - conclude Quinto - due diritti entrambi garantiti dalla Costituzione: il diritto alla salute e il diritto allo studio che, specialmente nella provincia di Lecce ben possono essere salvaguardati considerato che le criticità maggiori, come emerge dai dati, sono concentrate nella parte nord della Regione”.

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