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Scuola in presenza secondo il Dpcm: pronti i ricorsi al Tar Puglia

Il Codacons e l'avvocato Pietro Quinto, per conto di due gruppi di genitori, chiedono con iniziative distinte la sospensione dell'ordinanza regionale in ragione dell'ultimo decreto e dell'andamento epidemiologico nel Salento

LECCE – Almeno due ricorsi sono pronti per chiedere la riapertura immediata delle scuole. Uno, quello del Codacons Lecce, è stato notificato dall’avvocato Luisa Carpentieri al Tar di Bari, nella giornata di ieri. L’altro, redatto dall’avvocato Pietro Quinto, lo sarà a breve, ma probabilmente alla sede di Lecce del tribunale amministrativo.

L’ordinanza del 29 ottobre della Regione Puglia ha imposto la sospensione delle lezioni in presenza per tutte le scuole. Una misura motivata con l’incidenza dei casi di positività al Covid in ambito scolastico e, ancor più, con l’obiettivo di alleggerire il carico per il trasporto pubblico, considerato ad alto rischio di trasmissione del virus. La decisione del governatore Emiliano e dell’assessore alla Sanità, Pier Luigi Lopalco, ha provocato varie prese di posizione: prima fra tutte quella della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ha chiesto al governo regionale un immediato passo indietro.

Il braccio di ferro non si è sbloccato nemmeno con la pubblicazione dell’ultimo Dpcm, che prevede lezioni in presenza – nel peggiore dei casi, cioè nelle regioni a maggior rischio – fino alla prima media. Emiliano ha ribadito la vigenza della sua ordinanza fino alla scadenza del 24 novembre, aprendo però alla possibilità che sia l'Ufficio scolastico regionale a prendere l'inziativa di chiedere di aumentare la quota di didattica in presenza (a oggi garantita fino al 25 percento nei casi di alunni con bisogni educativi speciali), "sempre che le condizioni epidemiologiche lo consentano".

Secondo l’avvocato Quinto il provvedimento regionale è illegittimo perché il decreto illustrato dal presidente del Consiglio non consente più alle Regioni, diversamente dal precedente, di derogare con misure più restrittive e perché la collocazione della Puglia nella fascia arancione impone che la didattica a distanza sia riservata solo alle scuole secondarie.

Ci sarebbe poi anche una contestazione nel merito tale da determinare, secondo Quinto, un errore nei presupposti di fatto e di diritto dell’ordinanza: “Nella provincia di Lecce le scuole e i dirigenti scolastici hanno da tempo apprestato tutte le misure idonee per prevenire qualsiasi fenomeno di infezione sia con riferimento alla sistemazione dei banchi, alla presenza con mascherine secondo quanto prescritto anche dal Dpcm e persino con riferimento al problema dei trasporti che comunque non riguarda gli alunni del primo ciclo”.

Un altro motivo alla base del ricorso sta nell’andamento epidemiologico nella provincia di Lecce, più lento rispetto alla media regionale e tra i meno preoccupanti in assoluto a livello nazionale. Questa specificità, insomma, porterebbe dritta all’applicazione del secondo comma dell’articolo 2 del Dpc che prevede, su disposizione del ministero della Salute e d’intesa col presidente della Regione, l’esonero dalle restrizioni specifiche per una zona del territorio regionale che si discosta in maniera significativa dal valore dei 21 parametri che determinano la valutazione complessiva per una regione.

"Nella stessa ordinanza di Emiliano - scrive Quinto - non vi è alcun riferimento o specificazione circa esigenze di tutela della salute per rischi epidemiologici riferite al nostro territorio. V’è altresì da considerare il gravissimo danno che deriva all’utenza del servizio scolastico negli istituti delle primarie poiché i bambini ed i ragazzi più piccoli non sono in grado di poter usufruire dell’attività didattica da remoto e neppure le scuole sono attrezzate per tale servizio. Il danno è ancor più evidente considerando che la carenza di relazioni di gruppo proprio nell’età più delicata comporta delle conseguenze irreparabili sulla formazione degli studenti".

Dal fronte parlamentare interviene la deputata leccese del Gruppo Misto, Veronica Giannone: "Emiliano si ostina a seguire una decisione sbagliata e pericolosa per i nostri figli e continua ad andare contro il governo, lasciando le scuole chiuse. La ministra Azzolina ha fatto di tutto per tutelare il benessere psicofisico dei bambini e dei ragazzi, lavorando duramente insieme ai dirigenti scolastici e ai docenti, quando evidentemente tutti gli altri dormivano, e del resto i numeri parlano chiaro: non sono le scuole i focolai del contagio".

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