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Foto di repertorio

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“Senza un soldo in tasca, non sappiamo più che fare”: l’appello dei commercianti ambulanti

"Chiediamo di riaprire le attività con le dovute precauzioni e di avere una data perché i creditori non possono più aspettare": la richiesta di Olimpia al sindaco Salvemini

LECCE – “Non so più come tirare avanti”: è questo il disperato appello di Olimpia Pezzuto, una commerciante ambulante leccese che, da quando la sua attività è stata chiusa per effetto delle disposizioni sanitarie, non ha più un'entrata economica.

Olimpia insieme ad altri colleghi ha incontrato il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, la scorsa settimana per rappresentare un problema comune a molti gli ambulanti: il dramma di essere rimasti senza un soldo in tasca, pur dovendo onorare tutti i vari impegni economici che vanno dalle bollette agli affitti.

La richiesta? Quella di riaprire le attività di strada.

“Negli altri paesi della provincia – afferma lei – il commercio ambulante prosegue, con le dovute precauzioni, ma nel capoluogo non abbiamo ottenuto ancora il lascia passare”.

“Il sindaco – spiega ancora – ci ha chiesto di produrre alcune simulazioni cartacee dell'attività di vendita, così da dimostrare che siamo in grado di garantire gli accessi contingentati degli acquirenti e di far rispettare le distanze di un metro. Ci ha anche detto che si sarebbe messo al lavoro per darci una risposta. Nel frattempo noi abbiamo prodotto questi documenti, rivolgendoci ad un avvocato; io metterò anche dei nastri per transennare le cassette di frutta e verdura, ad esempio”.

La commerciante racconta che, nella giornata di ieri 5 maggio, lei e alcuni colleghi si sono recati in prefettura sperando di ricevere notizie e date certe riguardo alla riapertura delle attività, ma non sono stati ricevuti e sono tornati a casa con un pugno di mosche in mano.

“Voglio precisare che tutti noi lavoriamo con regolare licenza da anni e abbiamo ottenuto i permessi per l'occupazione del suolo pubblico. Siamo ambulanti per modo di dire perché occupiamo una posizione fissa. Viviamo di questo lavoro e siamo rimasti senza niente: nessuno di noi ha ancora ricevuto il sussidio di 600 euro dall'Inps”, denuncia Olimpia.

La commerciante evidenzia un paradosso: “Noi vendiamo i prodotti all'aria aperta e non al chiuso, come nei supermercati. Inoltre siamo noi a maneggiare i prodotti e non li facciamo toccare direttamente ai clienti. Igienizziamo tutto e siamo in grado di evitare quegli assembramenti che pure spesso notiamo altrove, come nel caso delle lunghe code davanti agli uffici postali”.

“Sono trascorsi due mesi e siamo ancora in attesa ma i nostri creditori non aspettano più. Io sono preoccupata e triste perché ho visto persino mio figlio, di 33 anni, piangere: la sua attività ambulante gli consentiva di dare da mangiare ai suoi tre bambini e di pagare l'affitto. Non sappiamo più che fare. Siamo brave persone che vivono del proprio lavoro”.

Olimpia e i suoi colleghi chiedono al primo cittadino e alle istituzioni locali di intervenire al più presto: “Vogliamo almeno conoscere la data in cui riprenderemo a lavorare, così da organizzarci per onorare tutti i nostri impegni economici”.

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