Etichette in lingua straniera su mascherine: sequestri in farmacie e parafarmacie

Sono circa 700 i dispositivi di protezione del viso “anti Covid” recuperati dai carabinieri del Nas di Lecce. Dieci gli illeciti amministrativi per i titolari: multe per un totale di oltre 10mila euro

Foto di archivio.

LECCE – Mascherine anti contagio nel mirino dei controlli. Dall’inizio della emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus, verifiche senza sosta anche da parte del Nas di Lecce, il Nucleo antisofisticazioni e sanità. I carabinieri del capoluogo salentino, così come nel resto del territorio regionale, hanno setacciato farmacie e parafarmacie in città e in provincia.

Solo nelle ultime ore sono circa 700 i dispositivi di protezione del viso "anti covid-19"  sottoposti a sequestro dai carabinieri dopo averli ritirati dagli scaffali di una decina di distinte rivendite. Si tratta di mascherine chirurgiche prive delle indicazioni in italiano, ma dotate di etichette in lingua straniera. In questi casi, se i dispositivi sono comunque considerati idonei, sicuri e omologati, sarà sufficiente apporre nuove etichette in lingua italiana, dimostrandone provenienza e nome dell’importatore.

A ognuno dei titolari dei rispettivi esercizi nei quali sono state rilevate le irregolarità nella vendita, contestati degli illeciti amministrativi per un importo di mille 32 euro che dunque, sommati, arrivano a una previsione di oltre 10mila euro. In realtà, nelle ultime settimane, tutti i vari reparti delle forze dell'ordine locali stanno eseguendo verifiche mirate all'accertamento della condizione di sicurezza dei dispositivi di protezione in commercio.

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Tra i controlli principali quelli effettuati i primi giorni di aprile, nel Salento, dai militari della guardia di finanza. In quell'occasione, in due erano stati iscritti nel registro degli indagati per aver messo in vendita mascherine in alcuni casi non conformi, in altri con ricarichi sul prezzo che hanno sfiorato il 400 per cento. Giorni dopo, la decisione del dissequestro dei dispositivi, nella quale il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso di uno dei commercianti per il quale non vi era stato alcun intento speculativo.

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