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Sfere per catapulta e ruote delle macine tornano a galla dai fondali del Canneto

Non solo rifiuti nelle profondità dell’insenatura prospiciente il castello e il Rivellino. I sommozzatori della Paolo Pinto hanno effettuato il recupero di quattro reperti adagiati in fondo al mare e legati alle attività di difesa e ipogee della città bella

GALLIPOLI – Un antica ruota in pietra di una macina di un frantoio ipogeo e almeno tre sfere metalliche utilizzate dalle catapulte posizionate lungo le fortificazioni del castello Angioino e dell’annesso Rivellino. Pezzi importanti della storia della città bella sono letteralmente riemersi in questi giorni dai fondali del Seno del Canneto.

Si tratta della complessa operazione di recupero dei primi quattro antichi reperti, adagiati da moltissimi anni nelle profondità dello specchio di mare antistante la banchina del Canneto, avviata e solo in parte completata dai volontari dell’associazione subacquea e di protezione civile Paolo Pinto.  

I sommozzatori e i soci del sodalizio hanno infatti riportato a galla, e depositato su un mezzo per il relativo trasporto e la successiva custodia, tre palle di catapulta e una ruota di macina, reperti finiti in fondo al mare e risalenti al periodo in cui la città di Gallipoli era protagonista per la produzione dell’olio lampante e nel periodo in cui ergeva le barricate contro i tentativi di invasione di Turchi e Veneziani.

Palla catapulta 2-2

I reperti erano già stati individuati da diverso tempo nell’ambito delle varie operazioni di monitoraggio e bonifica dei fondali dell’insenatura. Erano adagiati nella zona di mare antistante il castello e il Rivellino, in prossimità nell’area demaniale che oggi ospita i pontili e lo specchio d’acqua di pertinenza della Lega Navale italiana.

Dopo quattro anni dal monitoraggio, le segnalazioni e l’individuazione del punto esatto della collocazione sul fondale sono partite ora le operazioni di recupero. Dopo aver richiesto e ottenuto le relative autorizzazioni alla Soprintendenza ai beni culturali, alla capitaneria di porto e al Comune di Gallipoli, i sub della Paolo Pinto hanno riportato in superficie i primi quattro reperti.

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L’attività di recupero non è comunque ultimata visto che nei fondali del Canneto sono state individuate, al momento, altre due sfere utilizzare per caricare le catapulte posizionate sulle fortificazioni della città vecchia e altre due ruote da macina adoperate nei vecchi frantoi. Una volta recuperati anche questi ulteriori reperti, e dopo le opportune attività di ripulitura e classificazione, gli stessi saranno consegnati alla città e troveranno collocazione nelle esposizioni museali o nei luoghi di cultura come testimonianza storica della Gallipoli antica.     

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