"Dote" da sposa e corredo di nozze trasformati in mascherine: “Sono per i più poveri”

La signora Melina, 73 anni, cuce dalle nove a mezzogiorno e dalle tre alle sette del pomeriggio. Ma ha terminato le lenzuola. “Mi fornite di altro cotone ed elastici?”

LECCE- Di tutta la sua dote da sposa e corredo di nozze, è rimasto oggi solo un lenzuolo da cui ricavare altre mascherine in cotone per chi ne ha bisogno al tempo del coronavirus: la signora Melina alle nove di ogni mattina, da otto giorni, dopo aver preso un fumante caffè, siede comodamente nel salone della propria casa, davanti alla sua Neck, e inizia a creare uno dei dispositivi di protezione individuale tanto ricercati in questo periodo.

“Poco più di una settimana fa, la mia amica Teresa Nocco mi chiese di farle una mascherina perché non ne trovava più in farmacia. E doveva andare a fare la spesa – ci racconta la signora Melina Guarini, all’anagrafe Carmela, nella telefonata di mascherina-2questa mattina. “Così gliel’ho cucita e ha detto che era bellissima – prosegue – e se ci fosse qualcun altro che ne ha bisogno, io pure le faccio”. Così la cara amica Teresa l’ha messa in contatto con Tommaso Prima, presidente dell’associazione “Pronto soccorso dei poveri” di Surbo e “ho iniziato a cucire le mascherine per le famiglie bisognose”.

La signora Melina, che a luglio compirà 73 anni, per 55 è stata cuoca e rosticciera in diversi ristoranti, compreso quello di Lido San Giovanni dove in estate cucinava per 400 bambini degli asili. Non ha mai abbandonato la sua passione per la sartoria e ci racconta che quando in estate va a trovare la figlia che vive a Venezia, le rammenda e sistema qualche capo di abbigliamento.

“Per esempio, questa ultima macchina da cucire che sto usando per le mascherine, l’ho acquistata un mese fa, perché quella che avevo ormai era arrivata alla fine – racconta- e meno male che l’ho presa perché ora la sto usando per aiutare chi ha bisogno”.

Melina non ama stare sul divano e allora cucina o cuce, ha quattro figli, di cui uno che vive con lei, e gli altri tre a Venezia, Milano e una in Spagna. Ma a sentirla, con quel suo tono di voce tenero, profondo e caldo, trasmette tranquillità: “I miei figli li sento e li vedo ogni giorno con skype e con whatsapp, stanno bene e io sono felice, non preoccupata perché so che stanno prendendo tutte le precauzioni e non stanno uscendo da casa”. Sono passate da poco le nove, la signora Melina è già in ritardo sulla tabella di marcia per cucire: lo fa ogni giorno fino a mezzogiorno, poi dalle 15 alle 19 del pomeriggio.

“Sa, con quest’ultimo lenzuolo della dote posso creare solo altre cento mascherine. E in più ho terminato l’elastico che serve per mantenerle alle orecchie. Possiamo fare un appello? – ci chiede – chi ha lenzuola a casa e degli elastici e fosse così gentile da portarle all’associazione di Surbo, mi farebbe piacere. Potrei continuare a cucire mascherine per tutti”.

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Accogliamo l’appello della gentile signora Melina?  

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