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Soluzione tampone per attivare depuratore e scarico. E il fronte politico si divide

Una nuova soluzione tecnica provvisoria illustrata in Regione per l’impianto di Porto Cesareo e Nardò: trincee drenanti e scarico in battigia limitato al “troppo pieno”. Per Casili ipotesi risolutiva, dubbi di Pagliaro e Amati che invocano autorizzazione in deroga

PORTO CESAREO - La soluzione argomentata nell’ambito dell’audizione odierna nella commissione Ambiente della Regione potrebbe essere quella tampone e più rapida per sbloccare l’empasse nell’attivazione del nuovo depuratore di porto cesareo direttamente collegato con il nodo dello scarico a mare di Torre Inserraglio sul litorale neretino.

Una soluzione pro-tempore e alternativa quella illustrata in commissione dall’assessore Raffaele Piemontese, ma non definitiva in quanto non contempla l’autorizzazione provvisoria alla scarico finale in mare, ma pone in essere una ennesima soluzione tecnica con un’ipotesi di modifica dello schema idraulico.

E’ proprio oggi secondo quanto emerso nell’ambito dei lavori della commissione sono partite anche le lettere di convocazione dei Comuni di Porto Cesareo e Nardò per il tavolo tecnico fissato per il prossimo 8 giugno, per illustrare questa nuova proposta tecnica avanzata di comune accordo tra Regione e Aqp.

Una progettualità alternativa che ha diviso anche il fronte politico particolarmente attivo negli ultimi mesi sulla questione del depuratore e del completamento della rete fognaria cesarina. Il sindaco Silvia Tarantino, il suo vice Anna Peluso e l’assessore all’Ambiente Eugenio Sambati, che hanno ricordato il calvario di 42 anni di progetti approvati e poi bloccati attendono anche lo sblocco definitivo della questione che ondeggia dalla condotta sottomarina allo scarico in battigia, fino al depuratore ultimato ma bloccato.

All’inizio del mese di maggio c’è stato anche un sopralluogo nell’impianto depurativo ed un confronto tra le compagini politiche e amministrative e i tecnici di Regione e Aqp, alla presenza delle associazioni ambientaliste e territoriali. A livello parlamentare anche la deputata neretina Soave Alemanno sta seguendo con attenzione la questione del depuratore di Nardò e Porto Cesareo ed ha presentato una recente interrogazione ai dicasteri competenti.

Ora il nuovo progetto in campo che si presenta come soluzione alternativa per cercare di superare l’impasse con il ministero dell’Ambiente e relativa al precedente progetto del cosiddetto “scarico zero” che prevedeva il riuso integrale in agricoltura e per altri usi civili ed industriali ed eco-filtri sul suolo, ma che si è poi arenato a livello autorizzativo. Uno stallo che i proponenti della nuova soluzione meditano di  superare con la previsione di un progetto che prevede il ricorso a tre trincee drenanti e allo scarico in battigia limitato al “troppo pieno”.

Casili: “Progetto per superare lo stallo”

“Condivido l’ipotesi idraulica presentata oggi in Commissione, che supera le criticità  del recapito finale delle acque trattate dal depuratore di Porto Cesareo” il commento del consigliere e vicepresidente dell’assise regionale del M5S, Cristian Casili, “il nuovo progetto si presenta come soluzione alternativa per cercare di superare l’impasse con il ministero dell’Ambiente relativa al precedente progetto del cosiddetto scarico zero che prevedeva il riuso integrale in agricoltura e per altri usi civili ed industriali ed eco-filtri sul suolo, che ha portato all’odierna situazione di stallo. Uno stallo superato dall’attuale previsione di un progetto che prevede il ricorso a 3 trincee drenanti e allo scarico in battigia limitato al troppo pieno.

“Fino ad oggi purtroppo quello che doveva essere lo scarico zero è risultato irrealizzabile” conclude Casili, “più volte ho cercato di stimolare alcune riflessioni a riguardo per superare il vecchio progetto idraulico, ma il dibattito troppo spesso è stato viziato dalle campagne elettorali che non hanno consentito il ricorso a una soluzione che avrebbe già avviato l’impianto. Non è mai una questione di perdita di tempo la realizzazione del miglior sistema di depurazione per il recupero di acque affinate e quindi di qualità. Ritengo pertanto la nuova strategia del governo regionale quella più efficace e realizzabile”

I dubbi di Pagliaro e Amati

“Ancora una volta la Regione decide di non decidere. Continua infatti con lo sconcertante gioco dei rinvii e nega l’autorizzazione provvisoria all’entrata in esercizio del nuovo depuratore di Porto Cesareo, completato e collettato ma ancora fermo. Nell’audizione di oggi, l’ennesima che abbiamo richiesto in commissione Ambiente, si è tornati al punto di partenza” il commento critico del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani.

“L’assessore Piemontese si è presentato con una nuova soluzione tecnica” spiega Pagliaro, “uno schema idraulico che ci lascia esterrefatti, perché prevede lo scavo di tre trincee drenanti all’interno dell’area del depuratore, tre mega vasche capaci di contenere fino a 500 metri cubi al giorno di reflui, per un totale di circa 4.500 abitanti equivalenti. Trincee che non possono essere considerate uno scarico finale”

“Noi diciamo no a questa ipotesi, perché sarà solo un’ennesima perdita di tempo” conclude Pagliaro, “sarebbe infatti bastato autorizzare lo scarico in battigia, come abbiamo chiesto più volte, per dare il via agli allacci delle 600 utenze già censite e liberare la comunità di Porto Cesareo dall’incubo dell’inquinamento ambientale che le grava addosso da quasi dieci anni, da quando è stata oggetto di infrazione da parte della Corte di Giustizia europea. Questa località turistica, tra le più gettonate del Salento, viene di fatto condannata alla mortificazione e al disagio di restare senza rete fognaria”.

“La depurazione posta al servizio di cause politiche, peraltro infondate, non può essere sostenuta. La questione è molto semplice e non si può tergiversare: si vuole evitare oppure no l’inquinamento di Porto Cesareo e Nardò con un’autorizzazione provvisoria allo scarico?” obietta il presidente della commissione regionale Bilancio e programmazione, Fabiano Amati, “ogni ulteriore ipotesi di modifica dello schema idraulico, introducendo le trincee drenanti, non comporta la modifica del recapito finale, per cui il danno ambientale di ben tre trincee drenanti per allungare il percorso e dissimulare lo scarico non mi pare sostenibile”.

“Non accetto il mancato avvio del procedimento di autorizzazione provvisoria, considerato che pure nel caso si assumesse l’ulteriore passaggio delle trincee drenanti non muterebbe il recapito finale, cioè lo scarico in battigia a Torre Inserraglio” conclude Amati, “per questo, prego ancora una volta la Regione e Acquedotto pugliese di avviare il procedimento per l’autorizzazione provvisoria, inoltrando alla Provincia la richiesta di parere sull’assoggettabilità a Via”.

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