"State giocando con il nostro futuro": la rivolta degli operai Alcar Industrie

Rischiano il posto i 280 lavoratori dello stabilimento di Lecce che oggi hanno manifestato davanti alla prefettura. I sindacati Fim e Fiom: "L'ordinanza del Tribunale non permette la continuità aziendale"

In foto: la protesta dei lavoratori davanti alla Prefettura

LECCE – Quasi 300 posti di lavoro rischiano di andare in fumo. E a pagare il prezzo della crisi questa volta potrebbero essere gli operai metalmeccanici dello stabilimento Alcar Industrie srl di Lecce che, questa mattina, si sono mobilitati per avere chiarezza sul loro futuro occupazionale.

L'appuntamento era alle 9.30 davanti alla prefettura di Lecce e in via XXV luglio la tensione si tagliava con il coltello, al punto che non sono mancate frizioni pesanti con alcuni automobilisti che si sono visti sbarrare la strada da un sit-in estemporaneo.

alcar 3-3Pochi minuti sono bastati a mandare in tilt il traffico di una delle principali arterie cittadine, ma la calma è stata ristabilita in fretta e i segretari provinciali di Fim Cils e Fiom Cgil hanno potuto incontrare il prefetto, Maria Rosa Trio, per fare il punto della situazione.

Per capire le ragioni della protesta occorre ritornare a monte, ovvero alla decisione della sezione fallimentare del Tribunale di Lecce di porre un tetto di spesa pari a 10mila euro per ciascun fornitore.

“Una condizione che rende insostenibile ed antieconomica la continuità aziendale – avevano spiegato dalla Cgil di Lecce, ricostruendo gli ultimi eventi -. Dopo la fase acuta del Covid e l’arresto ad opera della Guardia di finanza del presidente di Alcar, Matteo Ginatta (avvenuto il 18 giugno scorso per l’accusa di riciclaggio), le vicende dell’azienda si sono sviluppate in un contesto complicato: il 17 luglio infatti l’azienda aveva presentato una procedura concorsuale con proposta di concordato in continuità aziendale, accettata dal Tribunale di Lecce il 6 agosto. La Sezione fallimentare ha poi emanato alcune ordinanze restrittive nei confronti della gestione aziendale, che non minavano la sopravvivenza dell’azienda”.

“Stiamo cercando di risolvere l'ultima di una serie di problematiche, ovvero quella del rischio di chiusura dello stabilimento di Lecce; siamo stremati dopo anni di lotte e dai debiti che ormai non si contano – ha denunciato Roberto Trevisi, rsu di Alcar –. Alcar impiega un terzo dei lavoratori, il resto è stato collocato in cassa integrazione: una vera miseria cui si aggiungono i ritardi dell'Inps”.

alcar 2-3“Questa vertenza si protrae da troppo tempo e gli operai hanno già sostenuto molti sacrifici – ha commentato Anna Rita Morea di Fiom Cgil -. Non c'è certezza sul futuro 500 famiglie in Italia; ora vogliamo capire a chi dobbiamo rivolgere le nostre domande e come evolverà la situazione. Alcar rischia la chiusura da un momento all'altro in virtù di un'ordinanza restrittiva che pone un tetto di spesa: un limite che non consente di garantire la continuità aziendale”.

“Questa ordinanza rischia di mettere tutti fuori dall'azienda – ha aggiunto Maurizio Longo della Fim Cisl -. Le cifre stabilite dal tribunale, infatti, non permettono di proseguire con l'attività. Chiederemo un incontro al prefetto per capire se il Tribunale sia disposto a fare un passo indietro”.

Un'analoga manifestazione, questa mattina,  si è svolta a a Vaie, in provincia di Torino, dove sono a rischio altri 200 posti di lavoro.

Nel capoluogo salentino i sindacalisti Morea e Longo hanno incontrato il prefetto che ha preso in carico la situazione. I sindacati sono ben intenzionati a vederci chiaro e puntano ora ad aprire un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico a Roma.

Domani mattina, 21 ottobre, alle 11.30 incontreranno i commissari dell'azienda e il presidente del tribunale di Lecce per capire quali siano le ragioni sottese alle ordinanze restrittive. E nel pomeriggio Fim, Fiom e Rsu terranno un'assemblea davanti ai cancelli dell'azienda, con i lavoratori, per decidere il da farsi.

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