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“Statua omaggio rispettoso di quella antica”: l’esperto spiega tecnica e dettagli

Raffaele Casciaro insegna Museologia e Storia della Critica d'Arte e del Restauro. È il consulente per il procedimento e i materiali scelti per la copia di Sant’Oronzo. La questione, finita nel tritacarne della campagna elettorale, ripropone il tema del rispetto delle competenze nel tempo dei social

LECCE – La collocazione della statua di Sant’Oronzo sulla colonna romana, avvenuta sabato, è stata preceduta e seguita da una scia di polemiche inevitabilmente intrise di campagna elettorale (come è inevitabile per qualsiasi cosa avvenga in prossimità di un voto, anche se è l’esito di un percorso iniziato molti anni prima).

Il tema più caldo è quello del grado di somiglianza tra la nuova statua e la precedente, restaurata e in esposizione “protetta” a Palazzo Carafa, dal momento che le condizioni dei materiali di cui è fatta (struttura lignea, rivestimento in rame), sono risultate così compromesse dagli agenti atmosferici, ne hanno sconsigliato la ricollocazione sulla colonna. In questo senso sono andate le indicazioni degli esperti. Sembra scontato ricordarlo, ma quando la tuttologia amplificata dall’uso dei social si sostituisce troppo spesso alla competenza, niente è superfluo: come se il parere di un addetto ai lavori, magari con un curriculum di tutto rispetto, valesse quanto quello di un medico, di un commesso, di un allenatore di calcio, di un gommista.

“È un po' diversa”. “È completamente diversa”. Le sfumature della teoria del dissenso ha spaziato nella zona grigia della diffidenza e della perplessità, toccando anche punte di sdegno e travalicando il campo legittimo delle opionioni per sconfinare in quello delle scomuniche e delle sentenze inappellabili. Se ne sono sentite, insomma, di tutti i colori in questi giorni e c’è chi, addirittura, ha chiesto un accesso agli atti paventando uno spreco di denaro. Di certo non è stato denaro pubblico, dal momento che la statua è stata realizzata con le libere contribuzioni (deducibili fiscalmente) di cittadini e imprese. A realizzarla, dopo l’approvazione del progetto esecutivo da parte della Soprintendenza, è stata la Fonderia Nolana Del Giudice, una delle eccellenze nazionali nella lavorazione con la tecnica del bronzo a cera persa (ha fatto anche la copia della Madonnina del Duomo di Milani), dopo un lavoro preliminare di ricerca e studio che ha coinvolto il professor Raffaele Casciaro, ordinario di Museologia e Storia della Critica d'Arte e del Restauro presso l’Università del Salento.

È stato lui il consulente scientifico sulla tecnica e sui materiali, questioni di cui ha reso conto in un incontro pubblico venerdì scorso proponendo approfondimenti sulla statua “originale” e sulle caratteristiche di realizzazione della copia. Le stesse argomentazioni il professor Casciaro le ha ribadite in un post sul proprio profilo che qui si ripropone per intero in modo da garantire diritto di parola nel dibattito pubblico alla persona che - seguendo le indicazioni della Soprintendenza e di concerto con curia e Comune - si è messo al servizio di un’operazione che la città attendeva dal gennaio del 2019, quando i restauratori al lavoro sulla colonna si resero conto che la statua era talmente messa male da dover essere riportata a terra.

La statua del Settecento

“Viste le numerose domande in proposito, tutte legittime, vorrei rispondere soprattutto sulla questione della somiglianza della copia alla statua originale. Sono stati semplicemente eliminati (e non del tutto) i segni dei chiodi e dei rivetti, le creste troppo sollevate delle lamiere di rame e alcune ammaccature: non avrebbe avuto senso riprodurre questi dettagli tecnici e questi danni in un’opera eseguita con materiale diverso dell’originale. Nel ‘700 si ricorse a una tecnica più economica e di semplice esecuzione, che da lontano suggerisse l’immagine di un’opera in bronzo. Molto presto l’opera cominciò a deteriorarsi proprio a causa di questa scelta. Cominciano così riparazioni, sostituzioni, anche pesanti, che hanno riguardato sia la struttura lignea interna sia il rivestimento di rame”.

I dettagli del volto

“Soprattutto nel volto, la grande quantità di rivetti arrugginiti, di fessure, di mancanze e corrosioni, benché sia stato eseguito un ottimo restauro, ha prodotto una superficie molto compromessa, che difficilmente si può definire ‘originale’. Il volto del nuovo Sant’Oronzo è semplicemente più liscio e compatto, anche perché invece di essere fatto di tante piastre ‘cucite’, è ottenuto in un unico getto di bronzo. Le differenze, anche per il diverso effetto della luce, non potevano non esserci. Ma, al di là di questo, si tratta di un’opera del nostro tempo, che non può risultare identica ad una di quasi 300 anni fa. La nuova statua è un omaggio rispettoso a quella antica, la sostituisce ricordandola fedelmente ma non fa finta di essere l’originale”.

Il manto: questione di prospettiva

“Quanto alla dinamicità del manto e, in generale, alla postura della statua, in realtà io non avverto differenze, che sono semmai prodotte dal punto di osservazione, dalla distanza e dalla luce, come è evidente ora che la statua è collocata là dove era previsto che stesse. La copia, come l'originale, è fatta per essere vista dal basso e da lontano.  Oltretutto, a seconda dell'angolazione delle foto, il manto della copia può addirittura apparire più mosso, sebbene non lo sia.  Nessuno, in compenso, ha osservato quanto sia migliorata, per l'eliminazione dei difetti della superficie, la resa dei decori del manto, che si leggono ora più distintamente in tutta la loro eleganza tardobarocca”.

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