Attualità

Stipendio a rischio per le operatrici dell'integrazione scolastica: la protesta

Le lavoratrici lamentano una disparità di trattamento. E reclamano dignità per le loro prestazioni professionali. "Adesso, a causa del blocco della didattica in presenza, rischiamo pure di restare senza un sostegno economico"

LECCE – Le lavoratrici della cooperativa “Solidarietà” di Parabita, appartenenti all'ambito di Gallipoli che si occupano di integrazione scolastica dei ragazzi disabili hanno manifestato questa mattina presso la scuola di Taviano in cui prestano servizio. E di più, preannunciano l'occupazione dell'istituto a partire da oggi, 16 marzo.

Il nuovo blocco della didattica in presenza, dovuto all'emergenza per Covid, ha aggravato la loro condizione occupazionale e di precariato. Le operatrici ora rischiano di rischiare di restare senza lo stipendio garantito, invece, dal loro contratto di lavoro. E hanno deciso di attivare anche le procedure legali, pur di far valere i propri diritti.

“Siamo un gruppo di assistenti per l'autonomia dei ragazzi con disabilità e siamo qui per rappresentare i diritti di tutte le assistenti del piano di zona di Gallipoli. Da anni siamo lavoriamo in condizioni di precariato e siamo considerate marginali. Eppure continuiamo a prestare servizio, lavorando con uno stipendio che ci viene retribuito in base al monte orario di sole 15 ore, cosa che non avviene negli altri Ambiti della provincia”, ha spiegato ai microfoni un'operatrice.

Video | Le ragioni della protesta a Taviano

“In questi ultimi mesi, a causa della pandemia, la nostra condizione lavorativa è ulteriormente peggiorata. La didattica a distanza è consigliata anche ai ragazzi con disabilità: questo significa che noi non percepiamo lo stipendio quando i ragazzi non sono presenti nella scuola – ha proseguito lei - . Anche se la nostra funzione dovrebbe essere utile come supporto per gli altri operatori della scuola. Non chiediamo miracoli, ma il diritto al lavoro non può essere solo uno slogan”.

Le operatrici chiedono chiarezza anche sul monte di appena 15 ore settimanali, diversamente da ciò che è previsto dagli altri piani di zona di Gallipoli.

“Ci chiediamo il perché perdiamo altri giorni lavorativi quando i ragazzi non sono presenti in classe: eppure noi lavoriamo grazie a bandi pubblici recepiti dell'ente gestore. Chiediamo perché ancora oggi non possiamo essere integrati nel corpo scolastico al 100 percento, come se il nostro apporto non fosse indispensabile”, ha concluso lei.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Stipendio a rischio per le operatrici dell'integrazione scolastica: la protesta

LeccePrima è in caricamento