Dalla comunità educativa per minori a Oxford Street: la storia di dolore e riscatto

Lara ha 20 anni, vive nel Regno Unito ma sogna New York. Una storia fatta di incontri fortunati: quello con un'assistente sociale, con un imprenditore e col direttore della comunità per minorenni di cui è stata ospite

Panorama di Londra (Ansa Foto)

LECCE – Nessun maestro si era rivelato fino ad ora all’altezza della pandemia. Lei ci ha infatti afferrato il collo e costretti a fissare un’evidenza: esistiamo grazie e nell’incontro con l’altro. Quando quella consapevolezza d’animo è ben sintonizzata, accade di imbattersi in appuntamenti capaci di scardinare i vecchi ingranaggi delle nostre vite. L'esistenza di Lara (nome di fantasia, ndr), una 20enne salentina, non è forse cominciata con un incipit da favola. Eppure la sua resilienza, mista a forza di volontà e all’aver incrociato le persone giuste, l’ha fatta “volare”. Per ora a Londra. Dopo un’adolescenza divisa fra una comunità educativa per minori e la voglia di riscatto. Un pomeriggio, all’età di 15 anni, si è rivolta alle forze dell’ordine per chiedere aiuto. Non che la sua fosse una storia rigonfia di violenze. Piuttosto fatta di gravi incomprensioni adolescenziali fra le mura domestiche: fin dall’infanzia rapporti “scortesi” li ha definiti e diversi episodi che gli adulti le avrebbero dovuto risparmiare. Lo ha chiesto espressamente  di essere allontanata dalla propria famiglia d’origine. “Portatemi via, in una comunità”, così ha supplicato i carabinieri. E quella richiesta è stata validata dalla Procura della Repubblica dei minori. (Il racconto dei dettagli su quanto subito da Lara lo omettiamo per scelta: oltre a tutelare la vita futura di una ragazza tanto giovane, non siamo soliti rimestare tra i ricordi dolorosi. Meglio muoversi in punta di piedi, ndr).

“Pur trattandosi di una scelta autonoma, non deve essere stato facile quel pomeriggio per te…”. “Ricordo perfettamente  il momento in cui mi hanno accompagnata nella struttura: avevo paura. Non conoscevo il maresciallo dei carabinieri presente, né le assistenti sociali. Risaliva soltanto a tre giorni prima una violenta lite con un mio genitore perché non volevo mollare il mio cellulare…”.  L’arrivo nella comunità educativa per minori, in un paese della provincia, è stato un momento tranquillo per Lara: “Nessun tipo di problema: il primo giorno l’ho trascorso da sola, non mi sentivo di certo a casa. Ero timida, mangiavo poco. Parlavo poco. Ma sono rimasta calma, tanto che gli operatori non mi hanno neppure tolto il cellulare”. Quando, di norma, il telefono viene invece sottratto per le prime due settimane. A volte anche definitivamente.

“Non che sia stato tutto e rose e fiori”, tiene a precisare. “Mi è capitato spesso di cadere nel baratro della solitudine e della disperazione”. Dopo un paio di settimane l’incontro con l’assistente sociale. Una figura che per lei si è rivelata essenziale. Destinica. E la scelta: proseguire gli studi o lavorare? Tra le due alternative, Lara ha scelto la seconda: “Non avevo testa per lo studio”. Ma, avendo da poco compiuto 16 anni, il direttore della comunità le ha trovato un primo contatto di formazione-lavoro, nell'ambito del progetto “Garanzia giovani”  e la giovane Lara è stata accolta a Taviano, presso il ristorante “A casa tu Martinu”. “Sono stata trattata come fossi una loro figlia. Lavoravo come cameriera e mi ci sentivo immersa in quel lavoro: il posto era come casa mia, molto più della comunità”.

Dopo sei mesi di contratto di apprendistato, Lara è stata richiamata per un altro periodo di lavoro dagli stessi proprietari del ristorante: con un nuovo contratto, ha lavorato per l’intera stagione estiva. Un gioco di incastri che ha retto grazie anche alla collaborazione del gestore e degli operatori della comunità che, alle 23,30 di ogni sera, attendevano Lara fuori dal ristorante, per poi riaccompagnarla nella struttura. Il compimento del 18esimo anno di età, uno spartiacque per chi trascorre una porzione di vita all’interno di una comunità educativa: quello è il momento della scelta. Forse anche della svolta. Aiutata a trovare un appartamento nel quale vivere da sola, “ dove non mi hanno chiesto neppure i soldi dell’affitto” e a pochi passi dal ristorante, Lara ha ripreso lo stesso lavoro, con un altro contratto, in vista della nuova stagione estiva. L’ultima. Poi la proposta e l’idea dei proprietari della trattoria: “Perché non andare a Londra, dove fare esperienza e imparare la lingua inglese? Ti accompagneremmo noi, aiutandoti a trovare una sistemazione”.

È quanto accaduto. Lara è salita su un volo diretto nella capitale del Regno Unito e grazie alla sua rete “protettiva” ora ha una casa a pochi passi dalla caffetteria in cui presta servizio, dalle parti di Oxford Street. Il suo livello linguistico è scolastico ma ogni giorno, dalle 18 alle 21, frequenta un corso di inglese per migliorare la grammatica. “Condivido un appartamento con una manager de due uomini. Voglio vivere a Londra ancora per qualche anno. Nonostante la prima settimana piangessi di continuo. Tutto mi sembrava esageratamente grande. Ero circondata da affetti, ma all’improvviso mi sono ritrovata da sola in una metropoli. Londra era troppo grande e i suoi palazzi troppo alti”. In questo tour de force esistenziale, ha trovato tempo ed energie di ricostruire un rapporto coi suoi genitori, seppur a distanza. “Ma non tornerò in Italia, non mi piace la sua mentalità. Sogno l’avvenire a New York”. Questo il desiderio di Lara, proiettata in avanti e progettuale perché, come lei stessa ci ha spiegato: “Quando vivi del tempo in una comunità o ti interroghi ossessivamente sul passato, o ti lanci nel futuro”.

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