Strage di Capaci, la commovente lettera della sorella del caposcorta Montinaro

In occasione dell’anniversario dell’attentato al giudice Falcone e alla sua scorta Matilde Montinaro scrive una toccante lettera al fratello vittima della mafia. Iniziativa dell’Università e flash mob a Carpignano

CALIMERA - La memoria e l’eroico ricordo che non possono mai tramontare soprattutto nel cuore affranto e dolente di chi ha perso l’affetto di un fratello ucciso dalla mano crudele della mafia. In occasione della giornata della legalità di domani, 23 maggio, ricorrenza della strage di Capaci del 1992 in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, i ragazzi della scorta Rocco Dicillo e Vito Schifani e il caposcorta Antonio Montinaro, originario di Calimera, la sorella di quest’ultimo, Matilde Montinaro, ha scritto una simbolica e toccante  lettera destinata al fratello ucciso in quell’orribile attentato.

Un testo intriso di parole che ricordano la vita di sorella e fratello vissuta insieme e che raccontano anche come sono stati vissuti questi lunghi anni senza la presenza dell’amabile e valente caposcorta Antonio Montinaro. Inoltre, nell'impossibilità di poter organizzare, a causa dell’emergenza del coronavirus, iniziative pubbliche, come fatto negli anni precedenti, è stata programmata anche una diretta sulla pagina facebook di Libera Puglia, in attesa delle 17.58, orario in cui si consumò la strage di Capaci.  Un incontro social al quale parteciperanno la stessa Matilde Montinaro, la vicepresidente nazionale di Libera, Daniela Marcone, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e i musicisti Raffaele Casarano e Bungaro. 

Di seguito il testo della lettera vergata da Matilde Montinaro per il fratello Antonio:  

Caro Antonio,

questa sera sento il bisogno di dirti parole che vorrei fossero nuove, ma so per certo di non dirti nulla che tu non sappia già! Sarà una sorpresa per te ascoltare queste mie righe, scritte in una fresca serata di silenzio di un periodo di emergenza sanitaria, inattesa e drammatica, che ha costretto tutti noi a fermarci, che ha ridotto il nostro spazio di movimento e di azione e ci ha obbligato a vivere uno stile di vita nuovo. Ho riaperto un cassetto, uno di quelli che si tiene chiusi per anni. Sai, ho sempre creduto che tra le cose più belle della nostra vita ci siano i ricordi, credo siano persino più belli dei sogni, perché nei ricordi resistono frammenti di realtà. Certo, i ricordi possono essere neri, tristi, ma senza di essi non siamo nulla e a volte possono diventare per noi un regalo da aprire quando desideriamo riempirci di gioia.   

È una sera senza luna questa, c’è una nuvola che disegna strane figure nel cielo scuro, ed io con in mano vecchi giornali e qualche foto riavvolgo il nastro della nostra vita. Il mio pensiero va a quando da bambini quei disegni ci portavano a immaginare di affrontare belve strane e sconosciute e tu t’imponevi il coraggio di combattere battaglie per liberare il mondo. Quelle belve che da bambini immaginavamo, poi hanno preso corpo e tu hai dovuto affrontarle davvero un giorno di maggio.

“Fiore di maggio” cantava una delle tue canzoni preferite e a noi, da bambini, in un’infanzia semplice, ma piena di vita, quel mese, forse per il risveglio completo della natura che vivevamo spensierati nel nostro giardino, ci trasmetteva forti emozioni. Mai, e dico mai, avrei immaginato, che col tempo, questo mese avrebbe assunto un “colore” diverso e che quelle emozioni avrebbero lasciato il posto alla tristezza, al dolore alla rabbia.

Il 23 maggio del ‘92 caro, Antonio, ha cambiato la vita e, forse, anche la storia di questo Paese.

La strage di Capaci. È così, sai, che è passata alla storia. Ha fatto capire anche ai più riottosi sostenitori della tesi avversa che la mafia esisteva, era pericolosamente attiva e viveva di collusioni, omicidi, stragi e di un rapporto con una politica corrotta che le aveva permesso di sopravvivere, anzi prosperare, in 50 anni di Repubblica.

Quei 600kg di tritolo, esplosi sotto l’autostrada che collega Puntaraisi a Palermo e che tu, Rocco, Vito, il dott. Falcone e la dott.ra Morvillo, percorrevate, sono entrati violentemente in casa nostra e da allora niente, dico niente, è stato più come prima. Osservando nostra madre negli anni in cui è sopravvissuta alla tua assenza, ho capito che il dolore straziante non ha data di scadenza: quel dolore   ha continuato a scavarle dentro, diventando nel tempo suo compagno di vita.

Quello che abbiamo vissuto è stato un momento fortissimo, ma, nonostante ciò, abbiamo cercato ogni giorno di onorare il tuo coraggio provando anche a farlo nostro conservando la memoria di quella tragedia. E lo facciamo ogni giorno, prendendoci cura del tuo ricordo, cercando di essere la tua voce, riportando al cuore di tanti la tua storia, che racconta di violenza ma che ci restituisce anche la speranza, il bisogno di pace, di democrazia e di giustizia. La tua, Antonio, è la storia di un giovane del sud della Puglia che ha vissuto i sogni, le speranze, le preoccupazioni e i dubbi della sua età. È la vita di un ragazzino con una inconsapevole “profondità”, ritrovata poi, in una professione che hai vissuto con autentica Etica, diventando “eroe” tuo malgrado.  La tua una scelta che ti è costata la vita ma che non ha tradito il tuo senso del dovere. Senso del dovere che non ha ceduto il passo nemmeno di fronte alla paura di morire, senso del dovere che trapela ancora oggi in una tua intervista che io considero il tuo testamento morale: “Chiunque fa questa attività, - dicevi- ha la capacità di scegliere tra la paura e la vigliaccheria. La paura è qualcosa che tutti abbiamo: chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È la vigliaccheria che non si capisce e non deve rientrare nell’ottica umana [...]”.

Oggi avresti 58 anni e, per i tanti ragazzi che ti hanno conosciuto attraverso i nostri racconti, sei come un papà: pensa che molti di loro hanno cominciato a “camminare” a partire da un’emozione accesa in loro dalla tua storia. Il tuo sogno, quello di Antonio Montinaro, è diventato per loro impegno, memoria operante per costruire una società migliore. Quello che è successo appartiene ormai alla storia di questo nostro Paese e, se mi soffermo un attimo a riflettere, mi rendo conto che sono passati 28 anni, ma la tua immagine per me è ferma lì, a quell’età in cui la tua vita è stata spezzata, 29 anni.

Ma io so, che, nonostante la tua breve esistenza, è come se tu avessi vissuto tante vite. I tuoi anni sono valsi almeno il doppio o il triplo, e allora mi piace immaginarci, oggi “diversamente giovani”, come direbbero i nostri figli, seduti qui a guardare, in una serata silenziosa senza luna, una nuvola che disegna strane figure nel cielo scuro.  E tu a raccontare di te, con la tua ironia e la tua chiacchiera, e io a dirti come quando eravamo ragazzi: “Antonio, statti zitto un pochino… riposati, fumati una sigaretta”.  E pensare, però, in quello stesso istante, che essere tua sorella è stata sempre una sfida difficile, ma anche un orgoglio e un onore che mi ha portato a fare del tuo esempio il mio impegno. Ciao Antonio”.

Matilde Montinaro

Striscione sulla facciata del rettorato

Nella ricorrenza dell’anniversario della strage di Capaci, nella quale sono stati uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, l’Università del Salento lancia un messaggio “contro le mafie” con uno striscione esposto sulla facciata della sede del Rettorato di piazza Tancredi 7 a Lecce

“Non solo un lenzuolo bianco, ma una dichiarazione chiara: la nostra Università, sempre più coesa, più consapevole del proprio ruolo di faro culturale per il territorio”, sottolinea il rettore Fabio Pollice, “non dimentica questo triste anniversario e lo rende monito per il presente e per il futuro. Contro ogni forma di mafia, contro ogni organizzazione mafiosa e contro la mentalità che fa attecchire e prosperare dinamiche deleterie per la dignità umana, la convivenza civile e lo sviluppo del Paese, UniSalento vuole impegnarsi sempre di più in attività di formazione e sensibilizzazione in ogni contesto in cui opera. Il nostro primo impegno è naturalmente nei confronti degli studenti che, nello sviluppo di una coscienza critica forte e determinata, potranno essere protagonisti della cultura della legalità”.

RettoratoUniSalento_controlemafie2020-3

Targa e flash mob a Carpignano

In occasione del ventottesimo anniversario dell’uccisione, per mano della mafia, del giudice Giovanni Falcone, eroe moderno che ha sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia e a ogni forma di illegalità, il Comune di Carpignano Salentino dedicherà una targa a imperitura memoria del valore dei magistrati Falcone e Borsellino, degli uomini delle loro scorte e di tutte le vittime della mafia, con lo scopo di diffondere la cultura della legalità tra i cittadini.

La cerimonia, alla presenza delle autorità civili, si terrà alle 10,30 a Serrano, in corrispondenza dell’incrocio tra le strade già intitolate ai due magistrati coraggiosi, e sarà trasmessa in streaming sulla pagina facebook del Comune di Carpignano Salentino. La presenza fisica dei cittadini alle cerimonie statiche sarà consentita nel rigoroso rispetto delle nome in materia di sicurezza epidemiologica.

Il Comune di Carpignano e l’amministrazione del sindaco Bruno Caputo, infatti, accogliendo la proposta dell’Anci, hanno aderito anche al flash mob della Giornata internazionale della legalità e pertanto verrà esposto, presso la sede municipale di Piazza Duca d'Aosta, un lenzuolo bianco atto a simboleggiare, oltre al sacrificio delle donne e degli uomini che per servire lo stato hanno perso la vita per mano mafiosa, anche il collegamento ideale con il sacrificio di tutti coloro che sono stati in prima linea nel soccorso e nella cura dei cittadini contro il coronavirus.

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Alle 17,58 in punto, come da indicazione dell’Anci, presso la sede municipale, si osserverà un minuto di silenzio e il sindaco indosserà la fascia tricolore.

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