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Foto di repertorio (ANSA PHOTO)

Foto di repertorio (ANSA PHOTO)

Coronavirus “sensibile” ai fattori ambientali: studio di un fisico su temperatura ed escursioni termiche

Docente di Fisica applicata sperimentale fino allo scorso anno, è partito dalla sua esperienza di microbiologia e dall’osservazione del mondo vegetale in relazione alle temperature rilevate dall’aeroporto militare (Libn) di Lecce-Galatina per i suo spunti

LECCE – Così come per i sistemi vegetali c’è un periodo ben preciso di facilitazione nella riproduzione, si può facilmente supporre che anche per il Coronavirus vi sia un momento di maggiore proliferazione. Allo stesso modo delle piante, secondo l’osservazione di un fisico salentino, anche il virus in tutto il mondo starebbe palesando la sua “sensibilità” alle condizioni ambientali. Tre i parametri osservati nel suo studio, seppur in fase preliminare, da Vincenzo Nassisi*, fino allo scorso anno docente ordinario di Fisica applicata sperimentale all’Università del Salento: temperatura, umidità ed escursione termica. Per lo studio sono state utilizzate le temperature dell’aeroporto militare di Lecce-Galatina. “Monitorando le oscillazioni, ho notato che nel mese di giugno e luglio, quando la pandemia aveva livelli non preoccupanti in Italia, tra le 16 e la mezzanotte la temperatura scendeva di 12, o 13 gradi. Dai 30 gradi si arrivava dunque a 17. Nei mesi di ottobre e aprile, periodi di ascesa della pandemia e sensibilmente critici, si rilevano invece  temperature non molto alte, 20 °C, che scendono sì, ma non di tanto (di 8 °C) in otto ore. Dai 20 gradi si arriva ai 12. Mi è venuto il sospetto che il Coronavirus preferisca temperature moderate, basso tasso di umidità ed escursioni contenute”, afferma Nassisi, che ha pubblicato il suo studio  nel volume “Coronavirus e latitudine” pubblicato da "Gedi -ilmiolibro.it".

Si potrebbero, a detta del fisico, anche prendere in analisi altre voci come la pressione atmosferica o la concentrazione atmosferica, la radiazione cosmica, così come il campo magnetico terrestre. “Ma parliamo di dati che variano di poco tra sud e nord del mondo”, afferma. “Quelli analizzati sintetizzano e caratterizzano con decisione le condizioni climatiche che influenzano lo sviluppo del virus nella specifica latitudine. Un seme, così come un batterio, preferisce crescere in un periodo ben preciso, con determinate condizioni ambientali. Se prendessimo una normale bustina di semi di un ortaggio, per esempio, leggeremmo che andrà piantato tra marzo e aprile per poi essere raccolto a luglio. Non vedremo però mai menzionati, tra le istruzioni, i mesi diametralmente opposti come settembre e ottobre, che pure hanno condizioni ambientali simili” ma non le stesse escursioni termiche. Ad oggi, manca il modello di proliferazione del virus per fare una proiezione generale della pandemia. Ma, molti Paesi hanno già subito il secondo picco e sorprendentemente sono quasi tutti nell’emisfero australe". Così, lo scienziato ha avuto l’idea di graficare la sola data del picco dei vari Paesi in funzione della latitudine. E’ chiaramente evidente che il picco avanza con il valore della latitudine, infatti in Italia, non si constata ancora il picco come invece in altri paesi più vicini all’Equatore. In Italia, deve arrivare.126068889_397189494752632_4369654160074566526_n-2

Tramite un grafico, realizzato sugli assi cartesiani (nella foto accanto), Nassisi ha rilevato come l’Italia subirà il picco pandemico tra metà novembre e la fine di dicembre. La curva di “discesa” si protrarrà poi per un paio di mesi.  “Matematizzando l’andamento del picco pandemico dei paesi sud equatoriali ed equatoriali, il picco si sposta in avanti di circa due settimane ogni 10 gradi di latitudine. Quindi, l’Italia (45° latitudine N) subirà il secondo picco tra la fine di novembre e la fine di dicembre, in Finlandia, essendo più a nord, è atteso tra la metà di dicembre e quella di gennaio. Concludendo: nei mesi di alta pandemia la temperatura è bassa e il gradiente termico limitato”, ha riferito.  Un discorso analogo potrebbe, condizionale d’obbligo, valere anche nel piccolo per le regioni dello Stivale. Non per quanto riguarda la “quantità” dei contagi, ma relativamente alle date degli stessi, il periodo. “Il picco tra Sicilia e Val d’Aosta ha una differenza di due settimane: prima a sud, poi a nord. Mentre nelle regioni meridionali potrebbe calare al più presto, il nord ne avrà per un paio di settimane in più. L’intervallo dei 14 giorni si nota ogni dieci gradi di latitudine”, conclude.

(*Nassisi è stato fino allo scorso anno professore ordinario di Fisica applicata presso l’Università del Salento. Ha ricoperto insegnamenti di Fisica, Elettronica, Fisica Biomedica e Bioreattori. È responsabile del Laboratorio di elettronica Applicata e Strumentazione –Leas- in cui si sviluppano laser di potenza e macchine acceleratrici di elettroni e ioni per applicazioni di adroterapia e produzione di materiali antibatterici. Ha sviluppato sistemi innovativi per stress magnetici ed elettromagneti per lo studio di campioni biologici. Tra i suoi brevetti si trova la tecnica per la produzione di antibiotici biologici. Membro del comitato “Nobel Committee for Physics” per il 2016)

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