rotate-mobile
Per ora niente proroga

Superbonus, corsa contro il tempo per un quarto dei cantieri della provincia

Allo stato attuale i lavori devono essere completati entro il 31 dicembre. Il passaggio dallo sconto in fattura del 110 percento al regime delle detrazioni al 70 rischia di ripercuotersi su migliaia di famiglie

LECCE – Non ci sono aperture da parte del governo rispetto all’ipotesi di una proroga del superbonus, soprattutto con riferimento ai lavori di riqualificazione dei condomini, e dunque aumenta la preoccupazione per chi teme di non concludere le opere entro la fine dell’anno.

I proprietari, infatti, sarebbero chiamati a pagare la differenza tra lo sconto in fattura previsto col superbonus, pari al 110 percento e il regime delle detrazioni al 70 percento, in vigore dal primo gennaio prossimo. L’alternativa consisterebbe nella modifica del computo metrico, cioè meno lavori ma sufficienti a garantire il salto di due classi energetiche.

“In provincia di Lecce ci sono cantieri avviati e non ancora terminati – spiega Davide Stasi, analista di dati –, imprese senza più liquidità, fornitori di materiali non saldati, operai in attesa delle retribuzioni già maturate, amministratori condominiali in affanno per la mole aggiuntiva di lavoro, ma non solo. Il Superbonus si è trasformato in una bomba ad orologeria che scadrà a fine anno. In provincia di Lecce sono stati incentivati più di 5mila interventi di efficientamento energetico, ma il 25 per cento è ancora lontano dall’agognato fine lavori”.

A legislazione vigente, per fruire delle detrazioni fiscali e non incorrere, al contrario, nelle sanzioni (maggiorate da interessi) è necessario terminare i lavori entro la fine del 2023.

“Una delle soluzioni alternative – sottolinea Stasi – sarebbe quella di cambiare in corsa l’impresa esecutrice dei lavori. Ma se questo non è possibile, occorre capire se il contribuente ha argomenti almeno per opporsi all’irrogazione delle sanzioni: sanzioni che, pur presupponendo e presumendo la colpa in capo al contribuente autore delle violazioni tributarie, trovano comunque il loro limite nella dimostrazione di non colpevolezza del committente quando subisce passivamente il comportamento dell’appaltatore inadempiente. Questi casi – prosegue Stasi – possono rientrare nella causa scriminante o esimente o di giustificazione (prevista dall’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 472/1997) che rende lecito un fatto che integra una fattispecie di reato. In altre parole, il contribuente non è sanzionabile quando dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto addebitabile esclusivamente a terzi, denunciato all’autorità giudiziaria. Occorre dimostrare sia la messa in mora dell’impresa appaltatrice, sia la denuncia di un comportamento illecito all’autorità giudiziaria competente. La denuncia può avere ad oggetto, per esempio, il reato di truffa (articolo 640, comma 1, del Codice penale) se l’impresa, mediante una rappresentazione artificiosa e raggirante, ha indotto in errore il contribuente circa la sua capacità di eseguire i lavori, per fruire indebitamente dei crediti d’imposta acquisiti via sconto in fattura concesso sugli stati di avanzamento dei lavori (Sal) eventualmente anche nella sua versione ai danni dello Stato o aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (articoli 640, comma 2 e 640-bis); oppure i più puntuali reati tributari di indebita compensazione dei crediti fiscali (per importi superiori a 50mila euro) o di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Superbonus, corsa contro il tempo per un quarto dei cantieri della provincia

LeccePrima è in caricamento