Tamponi fatti e isolamenti disposti: i dati aggiornati di Lecce e della provincia

Il responsabile del Servizio di Igiene Pubblica della Asl, Alberto Fedele, ha comunicato al sindaco del capoluogo il quadro della situazione nel Salento quasi 6mila persone sottoposte a sorveglianza attiva

LECCE - Sono stati 1157 i tamponi effettuati nella città di Lecce, circa 6mila in tutta la provincia: “Siamo intorno a un terzo di tutti quelli fatti in Puglia”, ha dichiarato Alberto Fedele, direttore del Servizio di Igiene Pubblica della Asl di Lecce, in una conversazione telematica con il sindaco del capoluogo, Carlo Salvemini, nella consueta finestra informativa sull’andamento dell’epidemia da Covid-19 e sui controlli predisposti per il rispetto del distanziamento sociale.

Naturalmente il numero dei tamponi non corrisponde a quello dei cittadini sottoposti a test, perché, per esempio, un caso positivo viene nel corso delle settimane verificato fino al doppio tampone negativo. Così a Lecce gli esiti positivi sono stati 109, riferiti a 69 singole persone.

Un altro dato molto utile a ricostruire il decorso dell'epidemia riguarda le cosidette sorveglianze attive, cioè i casi di infezioni non ospedalizzate e i loro contatti diretti: in isolamento domiciliare risultanto complessivamente, dall'inizio a oggi, 903 cittadini leccesi, quasi 5mila 800 in tutta la provincia, pari allo 0,7 percento della popolazione residente.

Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia, è stata fatta chiarezza, dunque, su aspetti sui quali si concentra l'attenzione dei cittadini, come il numero dei tamponi fatti. Così il direttore Fedele ha potuto smentire uno dei luoghi comuni che stavano facendo breccia in alcune discussioni virtuali, e che cioè nella provincia di Lecce si facessero meno tamponi, in proporzione alla popolazione, rispetto ad altre zone della Puglia.

Fedele ha anche aggiunto altri numeri: su 1512 ricoveri avvenuti nella regione, 247 hanno riguardato salentini (29 residenti a Lecce). In terapia intensiva, invece, 17 pazienti della provincia, uno solo del capoluogo. Sono dati che confermano un impatto sul Tacco d'Italia minore anche della media regionale, ma che ancora non possono valere una definitiva rassicurazione: il numero uno del sistema di prevenzione sul territorio ha, infatti, invitato i cittadini alla massima prudenza: “Gli scogli non si vedono, ma ci sono. Abbiamo ancora qualche segnale, per certi versi, inatteso, in alcuni nuclei familiari in provincia. Ci sono dei piccoli focolai che vanno ancora spenti”.

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Con grande onestà intellettuale, il direttore - che è alla guida di una squadra di circa 20 tecnici della prevenzione, 50 infermieri e altrettanti medici - ha riconosciuto il deficit maturato dall'intero sistema sanitario per quanto riguarda l'assistenza domiciliare dei pazienti Covid: si tratta di un problema ancora irrisolto e al quale dalla prossima settimana si dovrebbe rispondere con le Usca (unità speciali di continuità assistenziale), squadre sanitarie attrezzate per operare un monitoraggio e un sostegno medico diretto a chi è casa alle prese con l'infezione e le sue conseguenze.

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