Tar annulla interdittiva alla “Colombo Biagio”. Cobas chiedono reintegro licenziati

Dopo la sospensiva il tribunale della Lombardia ha confermato l’annullamento del provvedimento antimafia della prefettura di Monza per la ditta che gestisce, con la Gial plast, l’appalto dell’Aro11

GALLIPOLI - Già a gennaio il tribunale amministrativo lombardo aveva sospeso il provvedimento della prefettura di Monza e della Brianza relativo all’interdizione antimafia inerente la ditta Colombo Biagio srl, una delle società (insieme alla Gial plast di Taviano) del raggruppamento d’imprese che gestisce l’apparto di igiene urbana a Gallipoli e nei comuni dell’Aro 11. Ora il Tar della Lombardia con la sentenza del 30 giugno scorso, pubblicata in queste ore, pronunciandosi nel merito del ricorso presentato dalla’azienda ha confermato l’annullamento dell’interdittiva disposta il 16 dicembre del 2019.

Con l’ordinanza del gennaio scorso, il tribunale amministrativo, in accoglimento della domanda cautelare proposta dall’impresa ricorrente, aveva sospeso l’efficacia dei provvedimenti impugnati ritenendo insufficiente il quadro indiziario sul quale era stato apprezzato il rischio. Nella sentenza dei giudici della prima sezione del tar della Lombardia, presidente Domenico Giordano, ha dichiarato “fondata la domanda di accertamento dell’illegittimità dell’informativa antimafia interdittiva emanata dalla prefettura di Monza e della Brianza in data 16 dicembre 2019. Condannando il ministero dell’Interno e l’Ufficio territoriale del Governo-prefettura della Provincia di Monza e Brianza a rifondere alla società ricorrente le spese di lite della fase del giudizio”.

A seguito di tale pronunciamento i rappresentanti dei Cobas di Puglia per le province di Brindisi, Lecce e Foggia, Roberto Aprile, Giuseppe Mancarella e Antonio Preite, sono tornati con insistenza a richiedere il reintegro sul posto di lavoro dei cinque operatori del cantiere di Gallipoli allontanati dalla Colombo Biagio srl a seguito della notifica dell’interdittiva antimafia.

“Adesso con la sentenza del Tar Lombardia del 30 giugno si mette fine all’interdittiva nei confronti della ditta Colombo e pertanto si chiede l’intervento dell’Aro per mettere la parola fine su questa assurda vicenda e venga restituito il posto di lavoro e la dignità a questi cinque lavoratori e padri famiglia” spiegano dalla confederazione dei comitati di base, “il sindacato Cobas ha sempre ribadito il concetto che i lavoratori reinseriti da oltre 20/30 anni nel mondo del lavoro e che avevano pagato il loro debito con la giustizia non potevano essere licenziati”.

Nel corso di questi mesi i giudici del Tribunale del lavoro avevano già emesso due reintegri sul posto di lavoro per due operatori, Salvatore Cardellini e Massimiliano Scialpi per la Colombo a Gallipoli (altri venti reintegri hanno interessato invece i lavoratori in quota alla Gial plast srl che hanno ottenuto sentenze favorevoli dopo i ricorsi), ma la ditta aveva deciso di presentare reclamo. Già nelle sentenze di reintegro si evinceva “chiaramente”, secondo i sindacati, che i licenziamenti intimati non erano sorretti da “giustificato motivo oggettivo”.

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I Cobas avevano anche chiesto un incontro urgente con la società Colombo per comprendere le decisioni poste in essere a seguito della revoca da parte del Tribunale della misura interdittiva antimafia e chiedendo il reintegro immediato dei cinque lavoratori del Comune di Gallipoli “illegittimamente” licenziati e senza ammortizzatori sociali. Ora con la sentenza definitiva del Tar, a maggior ragione, i sindacati premono per il ritorno al lavoro per tutti i lavoratori ancora a casa e senza stipendio falcidiati anche dalla recente crisi dovuta alla pandemia del coronavirus.

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