Domenica, 13 Giugno 2021
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I tempi per indossare la divisa non devono essere pagati. Corretto operato della Asl

I giudici del Tribunale e della Corte d’Appello, sezione Lavoro, respingono una serie di ricorsi di infermieri e operatori sanitari che avevano richiesto l’indennizzo ulteriore per le operazioni di vestizione durante i turni di lavoro

LECCE - Il tempo impiegato per indossare la divisa, e per svestirla al termine del turno di lavoro, da parte di infermieri, fisioterapisti e operatori sanitari non deve essere ulteriormente pagato dalla Asl di Lecce così come avevano richiesto diversi dipendenti appellandosi al giudizio del Tribunale del lavoro.

Un contenzioso che diversi collaboratori professionali del comparto sanità avevano avviato già da alcuni anni contro l’Azienda sanitaria locale rivendicando l’indennizzo per le operazioni di vestizione e svestizione della divisa da lavoro che, secondo le loro argomentazioni, avviene dopo la timbratura del cartellino, e tale lasso di tempo (per ogni turno pari mediamente a 10 minuti) non è retribuito come rilevato nelle buste paga mensili.

Ora con una serie di recenti sentenze della Corte d’Appello di Lecce, sezione Lavoro e del Tribunale di Lecce, sempre della sezione Lavoro, sono stati rigettati i vari ricorsi sulla specifica questione presentati dagli operatori sanitari contro l’Asl Lecce, tesi ad ottenere il riconoscimento della mancata retribuzione del tempo per la vestizione e per svestizione della divisa aziendale. Nei vari pronunciamenti è stata ritenuta valida la motivazione e congrua la modalità di organizzazione assunta dalla Asl di Lecce, difesa in giudizio dall’avvocato Maria Cristina Basurto, nell’ambito dei cambi di turno. E in particolare il sistema di “parametrizzazione oraria con accavallamento di 15 minuti, tra turno smontante e montante, per consentire al dipendente di effettuare le attività prodromiche alla prestazione”.

Da parte loro i ricorrenti, essendo obbligati ad indossare la divisa aziendale per espletare l’attività (composta da casacca o camice, pantaloni e zoccoli), ritenevano invece che l’attività di vestizione e svestizione della divisa non fosse stata mai retribuita dall’Asl, sin dalla data di assunzione, poiché non viene ricompresa nell’orario di lavoro.

I giudici della Corte d’Appello e del Tribunale del Lavoro di Lecce hanno però aderito alle tesi dell’Asl di Lecce ritenendo corretto il comportamento assunto dall’amministrazione sanitaria, che per i turnisti di 24 ore, ha da tempo previsto una sovrapposizione di 15 minuti per lo scambio consegne, lasso di tempo nel quale è ovviamente inclusa l’attività di vestizione.

Lo stesso scambio di consegne infatti non può che avvenire una volta effettuata l’attività di vestizione stante la peculiarità delle mansioni rivestite. Mentre, per i turnisti di 12 ore, non vi sono prove per ritenere che le ricorrenti dovessero trovarsi già con la divisa da lavoro indossata all’inizio del turno di lavoro.

“Tali  sentenze sono ritenute di particolare rilievo poiché l’Asl Lecce, nel panorama nazionale, si conferma una delle poche aziende sanitarie a non essere soccombenti sulla questione” commentano dall’Associazione giovani amministrativisti salentini, “con evidente risparmio per le casse pubbliche, alla luce del fatto che le rivendicazioni in astratto potevano applicarsi, e potevano essere tuttora richieste dalla totalità dei collaboratori sanitari. Oltre a ciò, i giudici del lavoro confermano il buon operato dell’Asl Lecce che ha sempre correttamente retribuito il lavoro prestato dai propri collaboratori”.

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