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Giovedì, 30 Giugno 2022
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Tesi di laurea da Premio Oscar: studentessa del Dams “intervista” Helen Mirren

Emozione doppia per Federica Romano che ha conseguito il titolo triennale in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo con la testimonianza in esclusiva, sul set, dell’attrice britannica nominata nei mesi scorsi ambasciatrice dell’Università del Salento

LECCE - Un’emozione che raddoppia la sua intensità se oltre al conseguimento dell’agognato titolo accademico si può annoverare anche una indimenticabile “intervista” e un approfondimento diretto con un’attrice detentrice del premio Oscar del calibro di Helen Mirren.  

E’ quanto ha vissuto la giovane studentessa del Dams di Lecce, Federica Romano, che alla soddisfazione di aver raggiunto il traguardo della laurea ha aggiunto anche l’onore di aver potuto intervistare, in esclusiva per la sua tesi, l’attrice britannica alla quale nei mesi scorsi è stato conferito il titolo di Ambasciatrice dell’Università del Salento.

“Riflessioni sull’attore di teatro e di cinema a partire da Walter Benjamin” è l’argomento del lavoro di fine corso presentato nelle scorse settimane a UniSalento da Federica Romano che ha conseguito la laurea triennale in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. Relatore è stato il professor Domenico Fazio, docente di Storia della Filosofia.

“La signora Mirren era sul set di un film”, racconta con emozione la studentessa salentina, “per questo ricevere le sue risposte è stata una grande emozione, un vero onore. Le sono immensamente grata. Le sue autorevoli parole hanno accresciuto il valore dell’elaborato, trasformando una cosa importante come la tesi di laurea in qualcosa di indimenticabile”.

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La tesi, impreziosita quindi dalla testimonianza dell’attrice premio Oscar per l’interpretazione in “The queen”, ha indagato il mestiere dell’attore, con un focus sulle somiglianze e le differenze tra la recitazione teatrale e quella cinematografica, nel solco degli studi del filosofo tedesco Walter Benjamin sull’unicità e riproducibilità dell’opera d’arte.

Helen Mirren in effetti ha iniziato la sua brillante carriera da attrice con il teatro, si è formata come interprete shakespeariana ottenendo importanti successi sulle scene teatrali inglesi e americane. Le tracce di questa formazione sono percepibili nella sua maniera di recitare per il grande schermo, pertanto la sua testimonianza è stata un contributo importante per comprendere cosa significhi abbracciare i due tipi di recitazione.

La breve intervista realizzata per la tesi

Qual è la differenza tra la recitazione per il palcoscenico e quella per lo schermo?

“Anche se, indubbiamente, la recitazione cinematografica è estremamente tecnica, e la performance è generalmente consegnata in piccole frazioni, che non sono nella sequenza della storia, il momento reale della performance è vero come se fosse ‘live’. Il vantaggio è che la performance può essere molto più vicina alla realtà della vita in quanto non c’è bisogno di comunicare con un gran numero di persone in un teatro.

In “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” (1936), il filosofo Walter Benjamin ha scritto sull’aura dell’oggetto d’arte (l’autenticità e l’unicità di un’opera d’arte). Con l’inizio dell’era della riproduzione meccanica, l’opera d’arte è facilmente riproducibile tecnicamente. Il pubblico (teatrale) è sostituito dalla telecamera, quindi gli attori perdono la loro aura e c’è una sorta di alienazione. Pensa che sia vero? Recitare davanti a una telecamera fa provare agli attori un senso di isolamento o di alienazione? Qual è la sua esperienza?

L’essenza del processo di recitazione è la stessa per il cinema o la televisione. Si usano solo strumenti diversi. Sul palcoscenico tutto il tuo linguaggio corporeo racconta la storia, nel cinema è così solo in un campo lungo, in un primo piano non importa quale storia stiano raccontando le tue mani. C’è anche la sensazione di avere più controllo della risposta del pubblico sul palco.

Molti processi possono alterare una performance cinematografica: montaggio, musica, ecc. Inoltre, l’energia richiesta per una performance teatrale è molto diversa da quella di un film. Nel film l’energia e la concentrazione devono essere trovate nel corso di una lunga giornata, di solito 12 ore, seguita da una breve performance molto intensa.

Sul palco l’energia e l’impegno emotivo sono continui per 2-3 ore. In effetti, fare una performance sul palco è molto più impegnativo fisicamente ed emotivamente di un film, nella mia esperienza personale.

A volte nell’industria cinematografica gli attori sono più “importanti” della loro performance o del loro lavoro. Lei è d’accordo con questa affermazione?

Ci sono tanti tipi diversi di attori cinematografici come per gli attori di teatro. Alcuni possono fare entrambe le cose, ma altri sono più esperti in una delle discipline. Alcuni attori sono davvero “stelle del cinema” e, pur essendo molto bravi nel lato tecnico della recitazione cinematografica, non sono attori che possono trasportarsi immaginativamente in un altro personaggio.

L’industria cinematografica è strutturata finanziariamente (e a questo aggiungerei l’industria dello streaming) per guadagnare un pubblico, e uno dei modi di maggior successo per farlo è quello di avere un attore nel tuo film di cui le persone hanno sentito parlare e vogliono vedere.

In questo senso l’attore, la sua personalità e la sua popolarità possono essere più importanti della sceneggiatura o del regista.

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