Test sierologici, scetticismo da parte dell'esperto: "Ancora non sono accurati"

Tamponi, tracciamento e trattamento: Lopalco ha affrontato anche questi temi precisando che la strategia della Puglia continuerà a essere quella della diagnostica mirata. L'obiettivo è essere pronti per ottobre

Foto d'archivio.

LECCE – Tutta la seconda parte dell’intervento dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco nel corso della diretta Facebook del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, è stata incentrata sulla cosiddetta strategia delle tre t: test, tracciamento, trattamento. La capacità di fare tamponi, di ricostruire i contatti e di trattare con tempestività le persone con sintomi diventa fondamentale nella fase della ripresa progressiva delle attività lavorative, tanto necessaria quanto foriera di molte più occasioni perché il nuovo coronavirus possa circolare.

Il professore, per l’ennesima volta negli ultimi giorni, è tornato sulla questione tamponi. Molti, guardando ai numeri, ritengono che la Puglia abbia arrancato, ma Lopalco ha offerto nuovamente una prospettiva diversa: “Se parametriamo il dato dei tamponi su quello dei casi accertati, la situazione è simile a quella del Veneto. Ogni caso registrato lì ha generato una ventina di tamponi, ogni caso in Puglia poco meno, circa 17. La strategia è la stessa ed è quella della sanità pubblica”.

Lopalco ha poi aggiunto: “Ora siamo in un’altra fase. Abbiamo adesso una disponibilità di 2.500 tamponi al giorno e ne stiamo facendo di meno perché la nostra strategia non è farli a caso, a chiunque passi. Tra oggi e domani ci sarà una nuova disposizione regionale: ci aspettiamo molti più casi asintomatici e quindi dobbiamo sventare circolazioni sommerse. Faremo tamponi per tutti i ricoveri previsti in ospedali per evitare che un asintomatico posso costituire una fonte di contagio. Individueremo anche, tra gli operatori sanitari, le fasce a maggior rischio che verranno sottoposte a tampone con cadenza periodica”.

Da epidemiologo, Lopalco ha mostrato più di qualche perplessità rispetto alla richiesta di test sierologici a tappeto: “In questo momento serve a poco, risultare positivo non significa essere protetto, anzi si può essere portatori del virus. Abbiamo bisogno di individuare test più accurati. Stiamo lavorando per una diagnostica a chi ne ha bisogno, per obiettivi precisi e il primo è controllare la diffusione dell’epidemia. Non sono posizioni ideologiche, cerco di spiegarlo a chi cerca di utilizzare strumentalmente questa questione: voler conoscere la propria situazione sierologica è una spinta giustificata psicologicamente, ma non dal punto di vista della sanità pubblica”. Lopalco ha precisato che il numero di laboratori deputati all’analisi dei tamponi è ora sufficiente rispetto al fabbisogno, ma così non sarà a ottobre quando l’arrivo dell’influenza e di malanni simil influenzali renderanno necessario una disponibilità molto maggiore, cosa non semplicissima considerata la disponibilità ridotta di macchinari e reagenti.

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Il responsabile del coordinamento pugliese contro il Covid ha anche detto che la Regione ha dato indicazione ai direttori generali della Asl di assumere più personale da impiegare nel tracciamento dei contatti dei positivi: attualmente è in servizio la metà del numero che sarebbe congruo in base alle direttive ministeriali (uno ogni 10mila abitanti). Lopalco ha poi spiegato anche il ritardo nell’attivazione delle Usca (unità speciali di continuità assistenziale), motivandolo con una adesione non sufficiente da parte dei medici: “Fortunatamente, con i numeri attuali, il sistema regge tranquillamente. Speriamo di avere qualche settimana di respiro in modo da poterci preparare ed essere pronti: un aumento dei casi ce lo aspettiamo, è nella normale dinamica delle cose”.

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