Tre settimane senza contagi accertati. Lecce tira un sospiro di sollievo

Al 2 maggio risale l'ultimo caso di Covid-19 comprovato dalla prova del tampone. Una buona notizia, commenta il sindaco Carlo Salvemini, "ma da sola non basta se altrove non è così"

Carlo Salvemini.

LECCE – Tre settimane piene senza nuovi casi positivi e Lecce tira un primo sospiro di sollievo: dopo quasi due mesi di preoccupazione, sacrifici e 76 infezioni da nuovo coronavirus accertate con il tampone, la progressione dell’epidemia nel capoluogo salentino è ferma al 2 di maggio.

Più, in generale, in tutta la provincia l’andamento è stato, per fortuna, a passo lento e i due focolai individuati a marzo – nell’ospedale di Copertino e nella Rsa “La Fontanella” di Soleto, sono stati circoscritti e si sono esauriti: il prezzo non è stato banale in termini di vite umane, ma il paragone con altre zone del Paese fa del Salento una delle aree del Paese meno colpite dal Covid-19.

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, è soddisfatto ma allo stesso tempo molto prudente: “Se il covid-19 fosse un patogeno locale potremmo dire che l’epidemia s’è spenta, dopo oltre 20 giorni con contagi zero, e festeggiare. Purtroppo siamo alle prese con virus globale, che attraversa frontiere e confini con velocità impressionanti, tanto che oggi è presente in 231 Paesi nel mondo, ha colpito oltre 5 milioni di persone, di cui circa 2milioni e 800mila attualmente infetti, causando quasi 350mila morti”.

“Possiamo, quindi, dirci soddisfatti – ha spiegato il primo cittadino - ma restare all’erta perché sappiamo che se ha impiegato poche settimane per arrivare da Wuhan a Codogno ci vuole niente per scendere dal Nord al Sud d’Italia. E i dati di ieri ci parlano ancora di 669 nuovi positivi di cui 582 in Lombardia, Piemonte, Emilia, Liguria. Non potendo realisticamente - per più ragioni - dichiarare Lecce zona rossa (non si entra ed esce dalla città) l’andamento della pandemia ci riguarda sempre, purtroppo”.

Dopo la riapertura dei settori commerciali e produttivi che erano stati fermati per tutta la fase del lockdown e la ripresa della vita sociale, la situazione sanitaria ha continuato a essere monitorata con grande attenzione e sono stati individuati alcuni parametri il cui superamento porterebbe a nuove chiusure e istituzioni di zone rosse. Questo vale ancor più dopo il sostanziale “via libera” dal 18 maggio, data ancora troppo ravvicinata per poter valutare le conseguenze sulla curva epidemica. Una prima valutazione con cognizione di causa potrà essere fatta la prossima settimana, quando però si sarà già a ridosso del prossimo step previsto, quello del 3 giugno: il governo dovrà decidere se, e in che misura, consentire la ripresa della mobilità tra le regioni e dei collegamenti anche con l’estero.

L’impressione è che le ragioni dell’economia stiano prevalendo su quelle della prudenza, il che è comprensibile dopo uno stallo che ha già innescato effetti nefasti sul reddito e sull’occupazione. Non è questo, ovviamente, un tema solo italiano: “Quando papa Francesco ha ricordato al mondo che ‘nessuno si salva da solo’ è perché non esiste soluzione parziale ad un problema globale: essere a contagi zero in città è una buona notizia, ma da sola non basta se altrove non è così”, ha chiosato Salvemini.

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Nel capoluogo, come in tutta Italia, intanto è chiara la voglia di un ritorno alla normalità, soprattutto da parte dei più giovani (ma non solo) le cui aggregazioni costituiscono un motivo di preoccupazione e di monitoraggio. Se ci dovessero essere assembramenti sulle strade di solito prese d’assalto per la passeggiata del fine settimana – via Trinchese e centro storico in particolare -, la polizia locale organizzerà il contingentamento e il transito come, per esempio, avviene già in occasione della festa patronale, con il posizionamento di transenne e la separazione dei flussi pedonali. È comunque chiaro che, a meno che non si voglia la presenza dell’esercito nelle strade, il controllo in questa fase è una questione di responsabilità individuale e dei gestori dei locali pubblici: quando la città si anima con migliaia di persone in giro, molte provenienti anche dalla provincia, non si può certo immaginare una “marcatura a uomo” da parte degli agenti del corpo di polizia locale e delle forze dell’ordine.

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