Bodini, Comi, Toma e Pagano “incisi” in un cd: i loro versi in Tu non conosci il sud

Il progetto della compositrice leccese Luana Ricci, include anche Stefano Rielli al contrabbasso e Marco Chiriatti al clarinetto e sax soprano

La pianista e compositrice Luana Ricci.

LECCE – La potenza immaginifica dei versi di Vittorio Bodini, Girolamo Comi, Vittorio Pagano e Salvatore Toma amplificata da una voce, un pianoforte, da un contrabbasso e da un clarinetto. I versi dei famosi poeti ora diventano musica grazie un progetto di Luana Ricci, pianista e compositrice leccese e insegnante di musica in un istituto comprensivo di Martano.

L’idea dell’album in uscita a fine febbraio, in cui le parole dei noti intellettuali resteranno per sempre “incisi”, nasce proprio dalla Ricci, jazzista e ospite, fra gli altri, della Notte della Taranta dal 2004 al 2010, del Concerto del Primo maggio a Roma, Premio Barocco e diversi altri format televisivi nazionali. Assieme a due musicisti locali - Stefano Rielli al contrabbasso e Marco Chiriatti al clarinetto e sax soprano – ha messo in musica- col pianoforte e con la voce, la poesia salentina del Novecento.c8e2a57d-653f-4c81-9a29-746d4f76fd76-2-2

Ricci, in passato, ha realizzato e arrangiato le musiche per il film di Emanuele Crialese  “Nuovomondo”,  Leone d’argento al Festival di Venezia nel 2008. Ma ha alle spalle anche diversi lavori e collaborazioni con grandi case discografiche e nomi di prestigio tra i quali Renato Zero, Radiodervish, Fabrizio Bosso, Antonella Ruggiero, Renzo Arbore, Mauro Pagani, i Pooh e Stewart Copeland.

Perché negli ultimi anni abbiamo assistito a una riscoperta di questi poeti? Perché rassegne, incontri e reading letterari a loro dedicati?

“La riscoperta del patrimonio culturale letterario salentino si inquadra probabilmente in una certa promozione imprenditoriale della cultura, tra gli operatori che dedicano la propria opera alle varie forme di  valorizzazione dei beni culturali del Salento. Son diversi anni che Università, enti e associazioni del settore indagano il territorio culturale, lo analizzano e propongono cercando di “fare rete”. In quest’ottica, filtrando e superando opportunamente i tanti stereotipi che ormai marchiano il Salento, mi sembra di  intravedere finalmente una più autentica ricerca del patrimonio artistico, letterario e culturale in genere,  ancora poco diffuso e poco conosciuto dai non addetti ai lavori”.

Comi, Toma, Pagano e Bodini sono poeti e intellettuali usciti dai confini locali (e periferici) del Salento. Come mai nessuno, fino a oggi, ha mai avuto l’intuizione di mettere in musica le loro poesie?

“Trasporre la poesia in canto non è un’operazione semplice, specie quando diventa doveroso esprimere un’unità artistica, espressiva, comunicativa. In realtà son già stati compiuti tentativi di “musicare” la poesia di Bodini. Ciò che ha guidato invece il mio pensiero musicale è non solo la relazione tra suono e parola del  mondo greco antico, non solo la “fonè” beniana (la fonè è il suono della parola praticato nell’antica Grecia e riproposto con grande intuito artistico da Carmelo Bene. È una delle grandi caratteristiche geniali per cui la sua opera rimane nella storia del teatro), ma direi proprio il recupero della “aria melodica” come espressione pura del canto. Quella che in fondo è nata secoli fa dall’idea della monodia che, accompagnata, si trasforma in melodia e diventa essa stessa significante, al di là del significato. Si tratta, in definitiva, di fondere e sposare il suono della poesia con la melodia intesa, come puro canto spiegato con una voce rotta, tutt'altro che belcantistica, spesso soffocante come il Salento di Bodini o tormentata come la "morte" in Toma”.

Qual è la genesi di questo progetto?

“Il disco è concepito al fine di una diffusione più capillare e una fruibilità più accessibile soprattutto a un pubblico più giovane o con particolare curiosità verso tutto ciò che è suono, musica, potenza della poesia. È un disco fuori da schemi stereotipati, fuori da mode temporanee, sicuramente con uno sguardo musicale che viaggia nell'introspezione emotiva e che si traduce in pura comunicazione”.

Il tuo disco, realizzato grazie alla collaborazione di due musicisti locali, uscirà a breve. Lo si potrebbe proporre nelle scuole? Sarebbe uno strumento per memorizzare più facilmente le poesie degli autori locali...

“Sarà proposto come progetto didattico culturale in scuole non solo salentine, grazie alla collaborazione con docenti di vari istituti. Intanto, Marco  Chiriatti e Stefano Rielli partecipano a questo progetto - devo dire  ambizioso - con grande entusiasmo e con tutta la loro grande capacità interpretativa, mettendo competenza artistica e supporto a ciò che comunque è pensato come costante work in progress”.

Sei l’autrice e compositrice delle musiche: come un’artista sceglie determinate note, associandole a ogni singolo verso? Come nasce il meccanismo dell’associazione?

“È chiaro che l'interpretazione viaggia continuamente sui binari culturali e musicali che esplorano il background della compositrice: dalle armonie ed improvvisazioni jazz alle ispirazioni romantiche, all'ironia accattivante dello swing in "Io spero che un giorno" di Toma, ma soprattutto alla vena melodica ormai perduta sia dalla musica colta che dalle esperienze della musica  leggera”. 

Da “Tu non conosci il sud”, passando dai versi del “canzoniere della morte”, il tuo è un viaggio musicale  tra i testi complessi…

“In tutto ciò la complessità dei testi diventa quasi fondamentale per esplorare le profondità del suono, specialmente nella  poetica  di Pagano: alta, difficile, come anche nei versi "maledetti" di Toma o nelle radici fortemente salentine di Bodini. Solo Comi permette invece un approccio più musicalmente lirico e forse leggiadro. Non a caso comunque questi illustri poeti salentini son proiettati in una visione molto più europea”.

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