Turismo, un agosto con numeri senza precedenti. E da non ripetere

Nell'incertezza dettata dall'epidemia di Covid-19, la Puglia ha saputo comunicare sicurezza ed è stata premiata oltre ogni previsione. Ma dall'eccezionalità di questa fase non può nascere un modello

LECCE - Non serve, questa volta, attendere il conforto dei dati definitivi per affermare senza temere smentita che il mese di agosto è stato quello dei record di presenze turistiche a Lecce e provincia.

Il Salento è stato il vero protagonista in una regione che ha vinto la volata di una competizione iniziata tra tante incertezze. La Puglia, che aveva macinato negli ultimi anni numeri molto significativi accorciando il distacco dalle tradizioni mete turistiche, ha registrato il boom nell’estate del Covid-19. È come se un ciclista promettente, ma non ancora così forte di vincere una corsa a tappe, sia capace con un’intuizione felice o per un episodio favorevole di vincere una grande classica (corse in linea di un giorno).

Il risultato è stato provvidenziale: un intero comparto, che genera Pil, indotto e occupazione, sebbene purtroppo per lo più di tipo stagionale, ha ripreso a respirare dopo l’apnea forzata del lockdown.

La Puglia, come il resto del Mezzogiorno, ha attraversato i mesi più complicati del 2020 con apprensione, naturalmente, con affanni iniziali ma poi con un sostanziale sollievo, quello di essere stata una regione appena sfiorata dall’epidemia e dalle sue peggiori conseguenze. Meglio di altri ha però comunicato un messaggio di rassicurazione che è andato a segno: per fare le vacanze, la Puglia è un posto sicuro.

Questo combinato ha attirato dal Gargano al Capo di Leuca un flusso imponente che ha messo a dura prova la capacità complessiva di reggere l’urto. La tanto invocata e faticosamente inseguita destagionalizzazione, per cause di forza maggiore, è andata a farsi benedire: tutto si è concentrato sostanzialmente in una ventina di giorni, con un seguito che lascia ben sperare anche per la prima metà di settembre.

La domanda di posti letto generata da questa “invasione” agostana ha superato l’offerta, le regole del mercato hanno fatto il resto. Grazie a una agevolazione concessa in deroga sull’occupazione del suolo pubblico piazze e vicoli sono stati tappezzati di tavolini, trasformando borghi e centri storici in una grande fiera del food. Non sono pochi coloro che ne hanno approfittato: invece di utilizzare lo spazio in più per mantenere a una certa distanza i tavoli, hanno raddoppiato il numero dei coperti finendo anche per “oscurare” le vetrine e l’agibilità di altre attività commerciali. I controlli rispetto alla necessità di rispettare le norme di distanziamento sono stati labili, forse in ragione di un orientamento di fatto voluto per consentire di mettere fieno in cascina: i mesi a venire, del resto, si presentano ricchi di incognite: chi, ad esempio, se la sentirà di andare a mangiare in spazi chiusi. Il prossimo sarà l’inverno delle consegne a domicilio e quanti esercizi pubblici possono reggere la sfida di questa conversione?

L’overbooking perenne ha interessato anche gli stabilimenti balneari, da quelli delle località più rinomate a quelle delle marine a pochi passi dal capoluogo: i concessionari hanno esaurito la disponibilità con gli abbonamenti stagionali, riservandosi solo una quota minoritaria di ombrelloni giornalieri, anche questi andati sistematicamente a ruba. Alla fine dei conti è stata l’estate della quantità, con volumi di liquidità importanti, questo è indubbio.

L’auspicio è che sia stata tanto provvidenziale (per alcuni), quanto irripetibile. Bisogna tornare quanto prima a rimettere in cima all’agenda la vivibilità. Le esigenze dei residenti, elemento essenziale di autenticità di luoghi dove è in atto un processo di gentrificazione che non può essere lasciato senza governance, non possono essere considerate secondarie e sacrificate sull’altare di una categoria. Va ricordata, a questo punto, la singolare proposta per la quale la Ztl del centro storico di Lecce dovesse essere disattivata per consentire un accesso diretto. Sarebbe stato come innescare la miccia di un ordigno a orologeria.

Più in generale si deve tornare subito a discutere di processi di sviluppo sostenibile. Gli equilibri ambientali del Salento sono delicati, molti i problemi che si fa fatica a contenere: distruzione dolosa e colposa degli uliveti, scarichi a mare, interi pezzi di litorale che crollano sotto i colpi dell’erosione, discariche abusive, tanto per citarne alcuni.

Arrivare al carico di rottura non conviene a nessuno. Insomma, che il Covid non sia la scusa per tornare ad appiattire l’orizzonte delle scelte sul vivere alla giornata: se il Salento e la Puglia perderanno la loro unicità – essere plurali e a misura d’uomo per undici mesi all’anno –, non vinceranno nemmeno le corse in linea, ma, anzi, rischiano seriamente di essere squalificati per doping.  

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