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Giovedì, 19 Maggio 2022
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L’ufficio del processo, in arrivo 90 reclute, ma mancano le postazioni

Alla fine di febbraio è previsto l’arrivo di giovani neolaureati in ausilio alle toghe. Ma si pone il problema degli spazi nei tribunali della città. Il presidente Tanisi: “E’ una grande opportunità. Troveremo le soluzioni”

LECCE - Anche il tribunale di Lecce come altri uffici giudiziari in Italia, alla fine del 2021, ha inviato al ministero della Giustizia la relazione finale relativa alla previsione ed organizzazione del cosiddetto “Ufficio del processo”, essenziale nell’ambito del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza), il cui obiettivo principale sarà quello di ridurre i tempi dei giudizi. In città, nei prossimi giorni si prevede l’arrivo di novanta neolaureati (anche con laurea triennale in materie giuridiche ed economiche) in ausilio delle toghe. Ma si pone già un problema nei palazzi di giustizia del capoluogo, soprattutto in quello di viale de Pietro: la mancanza delle postazioni dove questi giovani possano svolgere il loro lavoro. Abbiamo affrontato la questione con il presidente del tribunale Roberto Tanisi.

Presidente, quanti neoassunti in più avranno i nostri palazzi di giustizia?

“Dovrebbero essere novanta i giovani professionisti in arrivo, nel prossimo mese di febbraio. Grazie a loro potenzieremo gli uffici del processo già esistenti e ne organizzeremo di nuovi”.

La carenza di aule nei palazzi di giustizia del capoluogo è un problema noto. Dove saranno ospitati i nuovi “inquilini”?

“Questo, purtroppo, è un problema serio, considerati gli spazi ristretti in cui già oggi, noi tutti siamo costretti a operare. Se alcuni anni fa si è pensato a una possibile cittadella della giustizia, ottenendo il placet del Ministero, è stato proprio per la ristrettezza e inadeguatezza degli spazi a disposizione degli operatori di giustizia. Figuriamoci adesso con i novanta neolaureati in più. Comunque, tanto in via Brenta, quanto in viale De Pietro staremo certamente più stretti, ma in qualche modo faremo. Di certo non perderemo l’occasione di realizzare, e far funzionare, l’Ufficio del processo”.

Una soluzione potrebbe essere quella dello smart working?

“Non escludo che possa essere utilizzata per qualcuno di loro, ma al momento non possiamo fare alcuna previsione”.

Quali strumenti tecnologici e informatici saranno messi a disposizione delle reclute?

“Certamente saranno dotate di pc e avranno uno spazio e delle scrivanie su cui operare”.Roberto Tanisi-3

Perché è importante che questo Ufficio veda la luce?

“La sua realizzazione costituisce magna pars della riforma dell’intero sistema giudiziario, essenziale nell’ambito del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) da cui dipendono le sorti di ripresa del nostro Paese, grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea.

Tale riforma, in particolare, ha come obbiettivo principale (nel testo di legge milestone) quello della riduzione dei tempi dei giudizi, per il cui raggiungimento il buon funzionamento dell’Ufficio del processo, insieme al potenziamento della digitalizzazione, viene considerato fondamentale.

Va detto che tale istituto non nasce con l’entrata in vigore della legge attuativa del Pnrr, posto che esso, previsto già da una legge del 2012, muove i suoi primi passi nel 2014, frutto di esperienze sperimentate in sede locale in alcuni grandi Tribunali come quello di Milano. Passi incerti, all’inizio, che tuttavia subiscono una forte accelerata negli anni successivi con l’inserimento in tale contesto dei tirocinanti ex art 73 del decreto legge del 21 giugno 2013, numero 69, (cosiddetti “faristi”) e, soprattutto, con l’adozione, da parte del Csm dell’ultima circolare per la formazione delle tabelle (le quali costituiscono il modello organizzativo di tutti gli uffici giudiziari italiani).

Nel nostro tribunale va detto che la prima formalizzazione di Ufficio del processo si è avuta proprio col varo delle recenti tabelle (nei primi mesi dell’anno), limitatamente al settore immigrazione della prima sezione civile, al settore famiglia e minori della seconda sezione civile e al settore decreti penali della sezione gip/gup.

Ovviamente tali limitazioni non erano, e non sono,  dovute a cattiva volontà, quanto a penuria di risorse. La nuova normativa prevede finalmente l’acquisizione di ingenti risorse, umane e materiali, sia pure a tempo limitato, per quasi tre anni”.

Quale sarà il nuovo “volto” della giustizia?

“Si formeranno degli appositi team, coordinati da presidenti di sezione o da magistrati (oltre che dai dirigenti dell’Ufficio), ai quali sarà affidato il raggiungimento dei target finali fissati dalla legge: l’abbattimento del 90%, entro il 2026, dell’arretrato civile; la riduzione del 40% della durata dei procedimenti civili; la riduzione del 25% della durata dei procedimenti penali. È previsto inoltre un target intermedio, entro il 2024, con l’abbattimento dell’arretrato civile del 65% in primo grado.

L’ufficio del processo costituisce dunque il cuore pulsante del Pnrr, relativamente al settore giustizia, e grande responsabilità ricade, dunque, sui capi e dirigenti degli uffici giudiziari ma anche sugli stessi giudici, i quali dovranno utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dalla legge. Tanto più ove si consideri che l’attività dei Tribunali, quanto a riduzione dell’arretrato, sarà continuamente monitorata dalla Commissione Europea, la quale ometterà di versare gli ulteriori contributi concordati in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi prefissati”.

“Il giudice è dunque chiamato a svolgere funzioni nuove rispetto al passato…”

“Almeno sino ad oggi, la gran parte dei giudici italiani ha svolto la propria funzione con modalità individuali e di tipo fieramente ‘artigianale’. Essa, dunque, se pur preparata da tempo, è oggi chiamata ad affrontare una svolta per certi versi epocale, avuto riguardo alla dimensione in un certo senso ‘collettiva’ e manageriale del giudicare, correlata al nuovo istituto”.

“Alcuni avvocati hanno espresso preoccupazione riguardo a una possibile frammentazione e deresponsabilizzazione del lavoro giudiziario. Cosa ne pensa?

“E’ un sentimento del tutto legittimo: quello del giudice è stato fino ad oggi un lavoro prevalentemente e orgogliosamente individuale e l’idea che questi sia chiamato a dirigere un pool di collaboratori può certamente indurre preoccupazione. Anche negli stessi giudici.

E tuttavia quella dell’Ufficio del processo è una scommessa che deve essere vinta. Non solo per non perdere le risorse economiche europee, ma anche per ammodernare la funzione del giudicare, la quale, secondo alcuni studiosi, proprio nella collegialità dell’Ufficio del processo può risultarne addirittura esaltata, potendo il giudice, coadiuvato dal team di collaboratori, liberarsi dei tanti incombenti di tipo organizzativo (da delegare ai nuovi collaboratori), per meglio dedicarsi all’attività di studio, di ricerca e di redazione dei provvedimenti.

Del resto è noto che in molti Paesi europei a noi culturalmente vicini (Francia, Spagna, Portogallo), per non parlare dei Paesi di common law, ormai da diverso tempi i giudici sono coadiuvati da assistenti che svolgono il lavoro organizzativo e preparatorio, facilitando il compito decisionale.

A questo,  e non ad altro, mira l’Ufficio del processo”.

Se si raggiungeranno buoni risultati, è plausibile pensare a una durata superiore al termine di tre anni fissato dalla legge?

“Ritengo di sì. Carnelutti amava ripetere che lo slogan, giù ai suoi tempi in voga, di una giustizia ‘rapida e sicura’ conteneva una contraddizione in adiecto, perché, a suo dire, ‘se la giustizia è sicura non è rapida, e se è rapida non è sicura’.

Con buona pace di Carnelutti è ormai giunto il tempo di dare corpo a quello slogan, perché, quale che sia il punto di equilibrio tra effettività ed efficienza del sistema giustizia, il processo deve comunque avere una durata ragionevole (articolo 111 della Costituzione). E lo strumento dell’Ufficio del processo può servire alla causa, garantendo, a un tempo, effettività ed efficienza, ovvero, per tornare a Carnelutti (e tacitarlo), rapidità e sicurezza”.

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