Unisalento e Assorestauro: dalla collaborazione alle prime due tesi di laurea

I due elaborati, presentati da Mariachiara Pipoli e Alessandra Morelli con la professoressa Frigione, hanno come oggetto un prodotto sperimentale protettivo

LECCE – L’Università del Salento ha fatto passi in avanti nell’ambito dello studio e della ricerca nel settore dei Beni culturali grazie, anche alla collaborazione instaurata Assorestauro. La Convenzione quadro, stipulata con l’associazione, ha infatti prodotto i primi risultati e recentemente sono state discusse due tesi di laura magistrale in Diagnostica dei beni culturali.

Il corso di laurea riunisce competenze di docenti provenienti da diversi settori, fornendo agli studenti una formazione realmente interdisciplinare. E, dal prossimo anno, diventerà di respiro internazionale e sarà quindi aperto anche a studenti stranieri.

Le due tesi appena discusse, frutto della collaborazione scientifica tra l’Università del Salento e l’azienda Kimia, hanno avuto come oggetto lo studio dell'efficacia come protettivo e antigraffiti di un prodotto sperimentale - formulato da Kimia in scala nano - a base di nanocariche applicato per la protezione di pietre caratteristiche del territorio pugliese.

I due elaborati sono stati presentati da Mariachiara Pipoli e Alessandra Morelli che hanno lavorato sotto la guida della professoressa Mariaenrica Frigione, del dipartimento di Ingegneria dell'innovazione e titolare del corso in “Tecniche e materiali per la conservazione”.

“Nella attuazione della convezione – sottolinea la proforessa Frigione, referente dell’accordo per conto dell’Università del Salento – abbiamo voluto dare priorità alla formazione su campo degli studenti coniugata alla ricerca scientifica di qualità, dando loro la possibilità di testare su materiali lapidei caratteristici del nostro territorio prodotti innovativi non ancora in commercio, mettendo in pratica ciò che hanno appreso in aula”.

“A seguito di una proposta di collaborazione per tesi di laurea su prodotti sperimentali contenenti nanocariche per trattamento e protezione superficiale di diverse tipologie di materiali lapidei, l’associazione Assorestauro, nella persona dell’architetto Cristina Caiulo, ha acquisito interesse da parte di uno dei suoi associati: l’azienda Kimia”, ha spiegato la docente.

“Al lavoro delle due studentesse hanno collaborato anche alcuni ricercatori dell’Istituto di Beni archeologici e monumentali (Ibam-Cnr) di Lecce. Già stiamo pensando di avviare nuovi tirocini per tesi con la stessa e con altre aziende associate all'Assorestauro, per dare ad altri studenti la possibilità di usufruire della stessa preziosa esperienza”, ha concluso.

Il prodotto sperimentale contenente nanocariche è stato applicato su due tipologie di pietre caratteristiche della Puglia: la porosa Pietra Leccese, caratteristica di tante facciate e monumenti barocchi della città; la Pietra di Trani, più compatta rispetto alla prima, ma comunque vulnerabile ad agenti atmosferici severi ed inquinanti.

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Tra le tante caratteristiche, si è testata la capacità del prodotto sperimentale di proteggere le pietre dall'attacco del guano, uno degli agenti naturali maggiormente presenti nei centri storici e che tanti danni provoca a portali, fregi e colonne in pietra.

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