Unità speciali Covid ancora sulla carta. E l’unico medico a domicilio ora si fa da parte

Annunciate a metà aprile, previste per il 24, le Usca sono ancora in stand-by. Intanto decine di pazienti rischiano di essere nuovamente dimenticati: per un mese un dottore ha colmato da solo un deficit enorme

Il dottor Valerio Aprile

LECCE – “Metà intervento sta semplicemente nel farsi vedere da un paziente Covid isolato nella sua casa”. Il senso di abbandono è uno dei fardelli più pesanti da sopportare per chi affronta l’infezione nel proprio domicilio, oltre ai possibili peggioramenti del quadro clinico che necessita comunque di monitoraggio.

Valerio Aprile, medico dal 1991, da circa un mese, quasi tutti i giorni, entra nelle case di donne e uomini alle prese con il nuovo coronavirus, fornendo quelle prestazioni che in tempi di “pace” sarebbero facilmente accessibili, ma che invece nella fase d’emergenza epidemica sono stati per settimane praticamente impossibili da erogare.

Un semplice prelievo di sangue, per esempio, è indispensabile per valutare il D-dimero, parametro per scovare trombosi venose, embolie polmonari, processi di coagulazione intravascolare disseminata (Cid), gli stessi che hanno portato al decesso di molte persone in questa ondata di Covid-19: un valore significativamente fuori norma comporta la necessità di somministrare eparina, in molti casi un vero e proprio farmaco salvavita.

All’inizio dell’epidemia tutte le attenzioni o quasi erano concentrate sulla polmonite interstiziale, brutta bestia, certo. Ma un virus sconosciuto non mostra i documenti per farsi identificare e allora serve del tempo per capirne tutte le principali conseguenze sull’organismo. Intanto ci vuole preparazione, dedizione, intuito. E coraggio, anche, perché presto ci sarà da accendere anche un faro su coloro che si sono imboscati negli uffici o assentati per malattia, lasciando sguarniti reparti e prestazioni di assistenza alla popolazione.

Il dottor Aprile, da solo in tutto il Salento, ha preso in carico alcuni pazienti: insieme all’infermiera Nicoletta Pascali ha percorso la provincia, in lungo e in largo ed è entrato dove nessuno finora ha osato mettere piede.

Con quanti pazienti ha avuto contatti fino a oggi e che impressioni ne ha tratto, sulla loro condizione, sul modo in cui vivono e affrontano l'infezione?

“Ho valutato complessivamente 41 pazienti. Per alcuni di loro sono stati necessari più interventi, sì da monitorare l'evoluzione nel tempo di alcuni parametri. Per altri si è imposta l'ospedalizzazione determinata dall'aggravamento delle condizioni cliniche. Per fortuna la maggior parte presenta un decorso compatibile con la permanenza nella propria abitazione, ma la prolungata distanza dagli affetti conduce ad una forma di prostrazione e di malinconia che a volte sfocia in vera e propria depressione”.

Non è stato facile mettere su questa unità Covid-19: l’idea è nata “dal basso”, i dispositivi sono stati approvvigionati per iniziative personali. L’auto di servizio è stata messa a disposizione dall’autonoleggio di Enrico Carlà. La Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha dato il suo patrocinio, la Misericordia di Martano la sua copertura, Chiesi Farmaceutici il supporto e l’equipe infermieristica del Cpt di Martano la propria professionalità. La burocrazia politica e sanitaria regionale, intanto, impegnata nella riorganizzazione delle strutture ospedaliere si muove come un pachiderma: non è un problema solo pugliese, sia chiaro, ma comune a molte altre realtà del Paese.

La vicenda delle Usca – Unità Speciali di Continuità Assistenziali istituite con apposita legge, a marzo – è paradigmatica. Sono state annunciate dalla Regione Puglia a metà aprile, ma il varo effettivo, inizialmente previsto per il 24 dello stesso mese è avvenuto solo sulla carta: nel territorio della Asl di Lecce hanno risposto alla chiamata in oltre 60 tra medici di medicina generale, quelli che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale regionale e i laureati in medicina abilitati e iscritti all’ordine. Di tempo, intanto, ne è passato: sembra utile a questo punto ricordare la lettera aperta per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, finalizzata a un suo intervento per accelerare l'iter di costituzione, pubblicata su questa testata il 18 aprile.

Negli ultimi giorni l'azienda sanitaria ha approvato la relativa delibera. Il plotone dei componenti della Usca è in fase di formazione, sia per la parte clinica sia per la parte sull’utilizzo dei dispositivi di protezione e lo stesso Aprile, che ha maturato esperienza sul campo, ha tenuto il primo webinar: per oggi, 7 maggio, è programmato il webinar su "Covid-19: il trattamento farmacologico domiciliare del malato" da parte del primario di Malattie Infettive dell'ospedale di Galatina, Paolo Tundo. Di annuncio in annuncio, l’obiettivo realistico è una operatività effettiva delle Usca per la metà del mese di maggio, praticamente un mese dopo il lancio del primo comunicato stampa.

Considerata la sua esperienza sul campo, qual è il miglior modello organizzativo per gestire l’assistenza a domicilio?

“I numeri dei contagiati si riducono progressivamente, ma sarà necessaria estrema cautela per non ripiombare nell'incubo. Mi spiego meglio: si dovrà ripensare l'intera organizzazione della medicina territoriale. Sono stato molto contento di sentir parlare il direttore generale, Alfredo Rollo, di Aggregazioni Funzionali Territoriali, di medicina d'iniziativa e telemedicina durante il webinar per la formazione delle Usca. Dovremo scongiurare le resse nelle sale d'attesa, ma questo presuppone l'accesso dal proprio curante per appuntamento e soltanto per effettuare valutazioni cliniche, non per adempiere alle procedure burocratiche che negli ultimi anni hanno appesantito il lavoro dei medici di medicina generale”.

Ora che si è dentro la cosiddetta “fase 2”, quella delle prime parziali riaperture, la pronta risposta a livello territoriale diventa ancora più decisiva per mantenere la situazione sotto controllo, per consentire al sistema produttivo già duramente colpito di ripartire senza incorrere in un secondo black-out, ma anche per ritornare a garantire senza intoppi quelle prestazioni che sono state interrotte o ridotte al minimo nelle varie strutture sanitarie. Non esiste, infatti, solo l’infezione da Covid-19 cui far fronte: le esigenze connesse alle patologie sono state, infatti, compresse da una priorità che ha condizionato tutto il resto. Una terapia efficace per l’infezione da nuovo coronavirus è, quindi, certamente una condizione importante per assicurare equilibrio e sicurezza alle varie necessità di cura.

I protocolli terapeutici che intanto sono stati sviluppati negli ospedali italiani ci consentono di dire che possiamo affrontare le settimane a venire con maggiore fiducia? Esiste oggi un prontuario a disposizione della Usca?

“Mancano ancora dei protocolli consolidati ed una robusta letteratura scientifica, tuttavia il protocollo Fimmg da noi utilizzato ci ha permesso di ottenere significativi miglioramenti clinici. Capisaldi di tale trattamento sono l'eparina a basso peso molecolare, l'idrossiclorochina e l'azitromicina”.

Dopo quattro settimane il fiato è però diventato corto, perché nel frattempo non è maturata la consapevolezza che solo con il supporto delle istituzioni sanitarie si può dare energia al progetto, almeno fino a che la prima Usca della Asl di Lecce non entrerà nella casa di un paziente. E solo per caso l’uscita di questo articolo coincide con l’ultimo giorno di visite a domicilio del dottor Aprile, intenzionato a tornare al suo lavoro ordinario nella comunità e, magari, a stare un poco di più a casa con la moglie, Dolores Zacheo, anche lei medico e preziosa consigliera in queste settimane on the road.

Il virus non va in ferie e non aspetta la burocrazia: ci sono cittadini chiusi a casa, anche da marzo. Non sono affatto pochi quelli ancora positivi e per loro ogni esigenza di tipo medico è più o meno una montagna da scalare, anche perché la stanchezza è tanta. Annunci a parte, quando una unità Usca entrerà in casa del primo infetto sintomatico in regime di isolamento a domicilio sarà una buona notizia per tutti, per la cosidetta fase 2 e per quelle che verranno dopo.

La nota di Asl: aggiornamento sull'organizzazione

Pochi minuti dopo la pubblicazione di questo articolo, è giunta da Asl Lecce una nota di aggiornamento sull'organizzazione delle Usca, che si riporta integralmente e che conferma, comunque, il fatto che le unità speciali non siano ancora operative. 

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"Sono 45 i medici già pronti a far parte delle Usca, i team di medici che si recheranno nelle case dei pazienti Covid o sospetti Covid per fornire loro assistenza e cura. Il numero di medici e personale sanitario coinvolto aumenterà perché verrà potenziata la loro presenza nelle Rsa e nelle strutture residenziali. I medici delle Usca hanno partecipato ai seminari formativi a distanza (ancora oggi, tuttavia, ne era previsto uno, come riportato sopra, ndr) e si stanno sottoponendo in queste ore alle visite del medico del lavoro. Lavoreranno sette giorni su sette dalle ore 8 alle ore 20, in due turni (dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20) con due medici per turno. Le unità speciali di continuità assistenziale lavoreranno in autonomia nelle Rsa e insieme ad altri medici del territorio in altre realtà residenziali più piccole, sempre in sinergia con il personale del Sisp. Stiamo predisponendo un poliambulatorio specializzato per pazienti con infezione da Covid-19, per poter monitorare il loro andamento clinico e per rilevare eventuali complicazioni causate dall’infezione nel lungo termine. Il poliambulatorio avrà sede nell’ospedale di San Cesario, sarà gestito da specialisti che hanno avuto un ruolo di primo piano nell’emergenza Covid e fornirà l’apporto specialistico per i medici di medicina generale e per i medici delle Usca. Punteremo molto ad un raccordo con la medicina del lavoro per il monitoraggio delle riaperture delle attività lavorative e imprenditoriali e per la verifica del buon funzionamento delle misure adottate e manterremo un forte collegamento con gli enti locali per supportarli adeguatamente nella fase 2".

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