Martedì, 18 Maggio 2021
Attualità

Vaccinazione di massa: tra variabili e incognite, un'equazione complessa

Nella caserma "Zappalà" si affrontano nuovi imprevisti con lo scopo di dare comunque risposte ai cittadini. Il primo nodo da sciogliere è la comunicazione: se data in maniera corretta, la vita degli hub diventa più facile

LECCE – La caserma “Zappalà” dell’Esercito Italiano è stato in provincia di Lecce il primo hub vaccinale esterno al circuito delle strutture strettamente sanitarie. Le prime dosi sono state somministrate il 3 aprile: da quel giorno ne sono state fatte altre seimila (dato aggiornato a martedì mattina).

Una sorta di “laboratorio” lo definisce il generale di brigata Claudio Dei, comandante della Scuola di cavalleria di cui la caserma è il quartier generale. Lo incontriamo nel grande cortile interno, dove si affacciano tutti gli edifici principali: si dice soddisfatto di come le donne e gli uomini in divisa mimetica stiano collaborando alla mobilitazione per la vaccinazione della popolazione, ma anche consapevole che la macchina organizzativa, portata a regime, potrebbe arrivare a performance migliori. Il numero delle dosi disponibili è la variabile principale: se le forniture sono costanti, allora il ritmo di somministrazione si mantiene su buoni livelli.

I dati parlano chiaro: se domenica i cittadini vaccinati erano stati poco più di 500, nella giornata di lunedì il numero si è ridotto a 308. Intanto, Regione e Asl hanno fatto sapere in via ufficiale che per i giorni successivi e fino all’arrivo di nuove forniture (attese per oggi, mercoledì) la somministrazione sarebbe stata riservata a chi aveva la prenotazione e non anche ai coloro che, pur rientrando nella fascia di età coinvolta dall’attuale fase, non avevano aderito alla campagna vaccinale.

“Da domani – recitava la nota della sera del 18 aprile - le vaccinazioni della fascia di età tra i 79 e i 60 anni riprenderanno esclusivamente attraverso adesione alla campagna La Puglia ti vaccina. Non sarà invece possibile vaccinarsi a sportello, a causa della esiguità delle dosi rimaste. Nuove consegne di vaccino anti covid sono attese per mercoledì prossimo”. Non è andata esattamente così perché sia lunedì, sia martedì sono stati accolti anche cittadini non prenotati: gli accessi "extra" sono stati centellinati e comunque legati alle fasce di età e alle categorie attualmente interessate dalla vaccinazione, come gli over 80 e i “caregiver”.

Ci vuole flessibilità, del resto, nella gestione di una logistica cosi complessa perché ci sono altre variabili, e non tutte perfettamente prevedibli: quanti dei prenotati si presenteranno? E quanti si vaccineranno effettivamente? Questo aspetto della vicenda, ce lo conferma un medico della Asl in servizio mentre osserviamo lo svolgimento delle varie operazioni, molto ha a che vedere con le perplessità nei confronti del vaccino AstraZeneca: non è esiguo, infatti, il numero di chi rifiuta quella somministrazione. La diffidenza scaturita dallo stop and go iniziato a metà marzo ha sicuramente influito sull'orientamento del singolo cittadino.

Ogni giorno che passa, quindi, si cerca di calibrare l’organizzazione, di migliorare l’intero meccanismo. Si passa dagli errori e dalle inefficienze. Sono trascorse due settimane e mezzo dall’apertura del sito militare al pubblico e non si può dire che tutto sia andato bene, soprattutto all’inizio.

A Pasquetta, ad esempio, in molti si sono presentati per la vaccinazione, pur non rientrando né nella categoria di coloro che prestano assistenza ai minori disabili, cui era formalmente dedicata la giornata, né in quella di coloro che si prendono cura di congiunti beneficiando della legge 104 (ai quali sarebbero andate le dosi eccedenti riservate alla prima categoria). Questa “convocazione” di massa era stata alimentata dal passaparola sui social e nelle chat, partito da alcuni messaggi privi di ufficialità ma, in ogni caso, veritieri nella sostanza. Passando di bocca in bocca, però, si era finito per far credere che chiunque sarebbe stato vaccinato purché fosse arrivato in tempo, da qualunque luogo fosse arrivato. Si sono così creati assembramenti, disagi, anche per la viabilità esterna, e proteste di ogni tipo quando, proprio a causa del grande afflusso, era stato detto alle persone di tornare a casa. Più circostanze, insomma, hanno messo finora in evidenza una serie di problemi e, certamente, quello di una tempestiva, chiara e coerente comunicazione è un tema centrale che può semplificare molto la vita ai cittadini.

L’Esercito in fatto di logistica è ben rodato: accoglienza all’ingresso della caserma (viale Grassi), smistamento nelle aree parcheggio e prima accettazione sotto un grande padiglione, oppure smistamento verso l’area dove il vaccino viene somministrato direttamente in auto a chi ha difficoltà a deambulare; a scaglioni si viene poi chiamati e accompagnati verso il cuore della zona vaccinale, un edificio nel quale avviene prima il confronto con i medici per l’anamnesi del paziente, quindi la vaccinazione, seguita da 15 minuti di monitoraggio.

Ci sono dei tempi di attesa fisiologici per ogni step e il tipo di affluenza dilata o contrae i tempi: la nostra presenza in caserma coincide con una giornata tranquilla, quasi perfettamente ordinata. Alcuni cittadini certo dimostrano impazienza, soprattutto nella fase di filtraggio intermedia, che è il vero collo di bottiglia, quella che precede la somministrazione: L’attesa avviene all’esterno dove sono allestite alcune tende e posizionate decine di sedie, a distanza. Inevitabilmente nasce qualche conciliabolo e si rendono necessari piccoli richiami all’ordine: qualcuno risponde in maniera stizzita, e non mancano scambi tra cittadini collaborativi e comprensivi e altri meno elastici. Ma non si vedono corsie preferenziali: l'ex procuratore della Repubblica, Cataldo Motta, che per ragioni di sicurezza è sempre seguito da una scorta, impiega il suo tempo prima di completare l'iter.

L'obiettivo è quello di rispettare il più possibile gli orari di prenotazione. Ci sono però le situazioni “impreviste”, quelle che vanno affrontate sul momento: un anziano di Campi Salentina, con una patologia importante e calzante con la definizione di paziente fragile (secondo tabella del ministero), si presenta per fare vaccinazione. Non si comprende bene perché non l’abbia ancora fatta: per la sua condizione dovrebbe essere già vaccinato da tempo, per giunta a domicilio e nel proprio distretto socio sanitario, non in quello di Lecce. Si potrebbe dunque decidere di rimandarlo indietro, ma quale medico con coscienza se la sentirebbe? Nessuno alla "Zappalà" e, infatti, il pazienta lascia la caserma solo dopo la somministrazione della prima dose.

Nell’area del “drive through”, invece, una signora di 90 anni aspetta la sua dose. I suoi familiari si erano mossi per tempo, all’inizio della campagna vaccinale, ma un disguido telefonico ha fatto sì che si attendesse la conferma per settimane, ma invano. Quindi la decisione di tagliare la testa al toro e recarsi in caserma. Anche in questo caso la dose viene somministrata. Piccole storie come questa sono all'ordine del giorno e tutte insieme definiscono un grande mosaico, un gioco di intersezioni tra decisioni politiche e misure operative, prassi e comportamenti che spesso dipendono dalla sensibilità del singolo. A ognuna di queste storie bisogna dare risposte anche quando le responsabilità vanno cercate altrove.

L’importante, alla fine, è andare avanti, cercando di vaccinare più persone possibile in base alla forniture inviate da Roma ma anche alla tabella di marcia del generale Figliuolo che, a sua volta, viene rivista quando necessario: alla fine la soluzione dell'equazione è complessa. La carenza di questi giorni dovrebbe, comunque, essere questione di ore. E la Scuola di Cavalleria ha già preparato un'ampia area per la somministrazione della seconda dose, a partire dal 24 aprile, direttamente in auto, per tutti, con la possibilità di assorbire il flusso di veicoli nei lunghi percorsi interni: il richiamo comporta, infatti, una fase burocratica di impatto minimo e sono state già individuate le aree per la sosta obbligatoria per i 15 minuti di monitoraggio. Perché questa implementazione vada in porto, va precisato,  serve comunque il via libera dell'autorità sanitaria.

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