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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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Vertenze di lavoro, il terziario traina il "nero": la punta dell'iceberg nella terra dell'oblio

Piaga endemica del territorio, lo sfruttamento e l'elusione delle norme vigenti continuano ad alimentare un contenzioso per il riconoscimento dei propri diritti. La pandemia ha pure esasperato il fenomeno al quale in troppi sono rassegnati

LECCE – Mentre non si è ancora placata la polemica sulla opportunità dello sciopero generale che si è tenuto ieri, su convocazione di Cgil e Uil, per incalzare il governo Draghi nella direzione di un impiego delle risorse per rafforzare le tutele e le agevolazioni per i redditi più bassi, restano sullo sfondo le condizioni strutturali, di contesto, quelle che incidono sulla distribuzione della ricchezza e sull'avanzamento dei livelli salariali che in realtà, in Italia, sono sostanzialmente fermi da anni: il lavoro sottopagato e le più svariate forme di elusione della normativa. 

La provincia di Lecce - 90esima su 107 per tasso di occupazione secondo la classifica del Sole 24 Ore nell'indagine "Qualità della vita" -  è uno degli scenari dove maggiomente diffusa è questa piaga. L'ampio ventaglio degli impieghi stagionali è lo spaccato nel quale questo dramma sociale raggiunge la dimensione di patologia sistemica. Le storie che si potrebbero raccontare sono così tante che sembrano aver prodotto un livello di assuefazione generale, ma sul vissuto delle persone sono una ferita difficile da rimarginare.

Tre diversi lavori nella stessa estate. Dal litorale al capoluogo, dallo stabilimento balneare al ristorante, la prassi è sempre uguale: lavoro sottopagato e irregolare, da 25 a 50 euro al giorno. Questa storia ha un nome, quello di E., venti anni passati tra impieghi precari e complicati, ma potrebbe avere il nome di tanti altri che rimbalzano sistematicamente sull’insofferenza di tanti padroncini e piccoli (im)prenditori rispetto le regole più comuni. Non si chiede la luna, ma un minimo di corrispondenza tra quello che si fa e quello che si firma, quando pure si firma.

Come spiega Mirko Moscaggiuri, segretario generale di Filcams Cgil (Lecce) la violazione della normativa in tema di lavoro ha varie gradazioni: c’è il nero, che più nero non si può; c’è l’abitudine a inquadrare il lavoratore ad almeno un livello sotto quello della mansione effettivamente svolta; c’è la prassi di ricorrere a contratti part time per lavori full-time (garantendosi in questo moto rispetto a rischi sul piano assicurativo) o quella di espandere l’orario di lavoro oltre ogni ragionevole misura (e senza pagare lo straordinario). E non è affatto insolito, per chi cerca un impiego, imbattersi ora in una palese forma di violazione, ora in una qualche sorta di abuso, di forzatura sistematica.

Non sono molti i lavoratori che decidono di intraprendere una iniziativa finalizzata alla tutela sul piano legale: i dati della Cgil - fino alla metà di novembre - riferiscono di 168 vertenze, di cui 105 riguardano il terziario (58 badanti, 47 turismo), 26 il comparto edile, 9 quello agricolo. Poi ci sono gli altri settori, dai trasporti al lavoro in somministrazione, dal metalmeccanico al tessile passando per le telecomunicazioni. Il trend è complessivamente simile a quello del 2020 con un aumento significativo delle vertenze nel terziario: da 85 a 105 quando manca all’appello ancora un mese e mezzo per chiudere la "contabilità" annuale. Quello che emerge, grazie alla vertenze, è soltanto la parte visibile di un iceberg: il grosso del lavoro irregolare resta sommerso. 

Il Covid ha poi messo a nudo alcune fragilità strutturali, come quelle relative alle infrastrutture del welfare che nel nostro Paese, e ancor più nel Mezzogiorno, ha spesso avuto una architettura informale: ci pensano cioè i familiari a prendersi cura di genitori e nonni alla prese con patologie invalidanti, ma la pandemia ha scosso la tenuta anche di questo welfare domestico: dalla primavera del 2020 si è registrata una domanda crescente di assistenza alla persona e si sono così moltiplicate le cooperative sociale. Ne sono scaturite, inevitabilmente, anche vertenze, 10 nel 2020, 5 nel 2021 nella provincia leccese.

Alessio Colella, responsabile dell’Ufficio vertenze legali di Cgil (Lecce), individua tre sostanziali fattori che rendono la lotta al lavoro irregolare molto simile alla fatica di Sisifo, condannato da Zeus a portare un masso in cima a un monte per poi vederlo rotolare a valle, per l'eternità: la reticenza del lavoratore nel denunciare, la scarsità di personale per svolgere i controlli e il mancato coordinamento degli organi ispettivi. Insomma, i controlli sono molto meno di quelli che servirebbero e le risorse a disposizione spesso non vengono usate in maniera efficiente (fine I parte).   

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