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Il colonnello Zanchi durante il suo discorso.

Il colonnello Zanchi durante il suo discorso.

"Virgo Fidelis", il saluto all'Arma dei carabinieri arriva direttamente da Petra

Oggi commemorazione della patrona. L'arcivescovo intervenuto dalla Terra Santa. Il colonnello Zanchi ricorda i martiri di Culqualber

LECCE - L’arcivescovo non c’era, fisicamente, perché in visita pastorale in Terra Santa. Ma non ha mancato di far sentire la sua voce dalla lontana Petra. E questa mattina, nel Duomo di Lecce, sorpresa e gioia hanno riempito i cuori dei carabinieri e delle autorità presenti, quando è giunto il videomessaggio di monsignor Michele Seccia, per salutare tutti i carabinieri salentini e ricordare il sacrificio e l’abnegazione quotidiana nel loro servizio a salvaguardia dei territori e a protezione dei cittadini.

L’occasione è stata la celebrazione della “Virgo Fidelis”, patrona dell’Arma, che come ogni anni si tiene il 21 novembre.  La messa s’è svolta in cattedrale alle 10,30. A celebrarla, don Marco Bottazzo, cappellano militare della Scuola di cavalleria dell’esercito di lecce. Hanno presenziato il viceprefetto di lecce, Guido Aprea, e le altre autorità civili e militari della provincia, oltre alle rappresentanze dell’Arma in servizio ed in congedo.

Maria “Virgo Fidelis” è stata proclamata ufficialmente “Patrona dei carabinieri” l’8 dicembre 1949 da papa Pio XII, accogliendo l’istanza di monsignor Carlo Alberto di Cavallerleone, ordinario militare per l’Italia, fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, in concomitanza della commemorazione liturgica della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber, combattuta in Abissinia fra italiani e britannici, durante il secondo conflitto mondiale.

In quel giorno del 1941, infatti, il 1º gruppo mobilitato dei carabinieri si sacrificò nella strenua difesa, protrattasi per tre mesi, del caposaldo di Culqualber. Il gesto eroico valse la seconda medaglia d’oro al valor militare alla bandiera dell’Arma dei carabinieri, dopo quella ottenuta in occasione della partecipazione alla prima guerra mondiale. Ai pochi sopravvissuti gli avversari tributarono l’onore  delle armi.S.E. VIDEOMESSAGGIO DA PETRA-2

Al termine del rito religioso, data lettura della preghiera del carabiniere, il comandante provinciale, colonnello Giampaolo Zanchi, ha pronunciato un discorso rievocativo dell’evento bellico, giunto al suo 77° anniversario, sottolineando il forte legame tra l’Arma e la propria patrona e rivolgendo, infine, un pensiero commosso a tutti i suoi caduti e alle loro famiglie, in concomitanza con quella che è anche la “giornata dell’orfano”.

Il colonnello si è particolarmente soffermato sul concetto di “fedeltà”.  “Una fedeltà provata lungo i due secoli della nostra esistenza, che ha generato nel popolo italiano un vero atteggiamento di fiducia e di stima nei confronti dell’arma. Maria è rimasta fedele al compimento della volontà di Dio. Ciò che rende grande Maria è questa fedeltà. E’ in quella attitudine la sua beatitudine. Sia allora così anche in ciascun carabiniere. La fedeltà ad una formale promessa fatta, il nostro giuramento, al nostro quotidiano servizio, sia la nostra gloria e la buona testimonianza della nostra coscienza”.VIRGO 1-2

La fedeltà è la capacità dell’uomo di elevarsi al di sopra dell’instabilità di emozioni, sentimenti, desideri, in forza della visione interiore di valori che non possono essere mai traditi, costi quel che costi. E per molti dell’Arma il costo è stata la vita. “In un’epoca così difficile dobbiamo ancor più ricorrere allo sguardo confortatrice della nostra patrona e prendere a modello proprio i martiri di Culqualber, i quali ci testimoniano concretamente quanto sia grande il patrimonio di efficienza e abnegazione tramandato da tutti i carabinieri caduti, che, in pace e in guerra, in Italia e all’estero, hanno saputo tener fede al giuramento prestato fino all’estremo sacrificio”.

La fedeltà è la suprema manifestazione della libertà. Ne deriva che l’Arma dei carabinieri è un vero e proprio capitale sociale. E le società hanno oggi un immenso bisogno di capitali sociali: di fedeltà, di lealtà verso le istituzioni, di passione per il bene comune. Al termine del discorso pronunciato dal colonnello Zanchi, poi, la sorpresa: la voce e le immagini di monsignor Seccia, direttamente da Petra.

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