Vivere agli antipodi: le speranze, i sogni, la pandemia. Una storia salentina

Da Caprarica di Lecce a Melbourne, per realizzare un sogno che in Italia arrancava. Poi il Covid-19, sul momento che si preannunciava il più bello, e la fiducia nella ripartenza

LECCE – Difficile trovare un posto che sia più lontano da casa, dal posto in cui si è nati e cresciuti. La parola antipodi in questa storia trova la sua precisa declinazione, il dispiegamento pieno del suo significato: essere nel punto opposto, in senso reale e nemmeno in quello figurato.

Claudio Garrisi, 29 anni, è originario di Caprarica di Lecce, ma da un po’ di tempo, dopo aver raccolto armi e bagagli, si è trasferito in Australia, per coltivare un sogno di realizzazione professionale, di emancipazione. In altre parole, di crescita. Ha seminato il lungo tragitto che separa il Salento dalla destinazione, Melbourne, speranze e aspettative, le ha coltivate con coraggio e sacrificio, ha iniziato a raccoglierne i frutti: da pizzaiolo a imprenditore del food, socio di una catena di locali, “Zero95”.

Poi, il Covid-19. Una battuta d’arresto di notevoli dimensioni, in termini lavorativi, la necessità di riorganizzarsi in un Paese di cui non si è cittadini a pieno titolo, di riformulare le priorità, soprattutto di rimanere lucidi per non sbagliare la mossa. Ma soprattutto, la volontà di continuare a guardare avanti, di inseguire fino in fondo il proprio traguardo.

Hai iniziato a lavorare giovanissimo e questa in Italia è già una notizia. Perché allora hai scelto di andare in Australia?

“Sì, ho iniziato molto presto a lavorare e questo mi ha fatto crescere tanto. La scelta di andare in Australia, più che una scelta, è stato un sogno che si è realizzato: sin da piccolo volevo andare all'estero, magari in Australia, per crearmi un futuro, e cosi effettivamente è stato. La scelta definitiva di lasciare l`Italia stata presa quando dopo la gestione biennale di un locale, mi sono reso conto che è davvero difficile farlo nel nostro Paese, soprattutto di questi tempi”.

Quali sono le differenze principali che hai vissuto sulla tua pelle, nel bene e nel male, tra Italia e Australia in ambito lavorativo?

“Una volta arrivati qui in Australia io e la mia compagna, Silvia, ci siamo dovuti rimboccare le maniche e ricominciare da zero, far vedere il nostro lavoro, accettando anche lavori meno soddisfacenti come lavare i piatti pur di coltivare questo sogno. Esperienze positive le vivo ogni giorno, per fortuna: qui ti danno veramente la possibilità di crescere, in tutti i sensi, di dimostrare quello che vali e se fai una buona impressione fanno di tutto per tenerti con loro. Da questo punto di vista devo dire che nella mia esperienza in Italia ho avuto molte delusioni, ma in fondo anche quelle mi hanno aiutato a maturare”.

Qual è stato l'impatto dell'epidema di Covid-19 sull'economia di quel Paese? E le persone come si comportano?

“L’impatto è stato forte, soprattutto per noi immigrati: la tutela del governo è completa per i cittadini australiani. Io sono uno straniero abbastanza fortunato perché come comproprietario, sono riuscito a mantenere il mio posto di lavoro. Nonostante le tante restrizioni stiamo riuscendo a stringere i denti e mandare avanti le nostre pizzerie, ma altri colleghi hanno fatto la scelta più drastica, quella di chiudere i battenti perché le spese da sostenere sono notevoli. Le persone sono state in genere molto collaborative e rispettose delle disposizioni, ma nemmeno qui in Australia mancano i menefreghisti e gli stupidi”.

Sei passato dal ruolo di dipendente a quello di imprenditore e tutto faceva pensare per il meglio: adesso fai i conti con i bilanci. Cosa pensi di fare da qui a quando un vaccino sancirà il vero inizio di un ritorno alla normalità?

“Diciamo che effettivamente sarebbe dovuto essere l`anno delle realizzazioni il mio, quella che si dice l`entrata in società. Sono diventato padre da poche settimane, di un bimbo di nome Mattia, e i sogni finalmente stavano prendendo forma. Il coronavirus ci obbliga a rivedere tutto ma, ripeto, stringiamo i denti e speriamo che con l’arrivo del bel tempo la situazine possa migliorare. Al momento, qui da noi, i numeri sono in netto calo ma credo fino all’arrivo di un vaccino la situazione andrà di pari passo con l’alternarsi delle stagioni”.

Hai nostalgia di casa e del Salento? Ti manca qualcosa in particolare?

“Casa e il Salento mi mancano veramente tanto, ma a chi mi chiede dell’Italia, rispondo sempre che è una meraviglia, ma per andarci in vacanza. Naturalmente mi manca la famiglia, mi mancano i miei amici e mi pesa di non poter condividere questi miei traguardi con le persone più care. La cosa che rimpiango più di tutte, però, è la nostra atmosfera natalizia. Qui in Australia fine dicembre è piena estate: mi mancano semplicemente gli odori che in Italia trovi per le strade in quel periodo, mi mancano le lunghe passeggiate nei mercatini”.

Dopo questa tua esperienza, complicata molto dall'epidemia, cosa ti senti di dire ai giovani che sognano di attraversare il mondo per trovare un lavoro soddisfacente e condizioni economiche migliori?

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“Io consiglio sempre di non fermarsi davanti al primo ostacolo perché è proprio a quel punto che devi cercare di dare il meglio per far vedere quello che vali. Suggerisco di girare il mondo, è la cosa più bella che ci possa essere. Raccomando di provare a fare un lavoro che piace e non di lavorare solo per i soldi. Consiglio di provare sempre a inseguire i propri sogni: male che vada un posto a casa, per fortuna, i nostri genitori ce lo riservano sempre: e tutto quello che allora sarà stato fatto, nel bene e nel male, sarà un’esperienza indimenticabile che avrà contribuito alla crescita personale”.

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