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Voglia, dedizione e coraggio: così un ragazzino è diventato campione

Pochi mesi dopo essere salito per la prima volta sul ring, Samuel De Fabrizio ha vinto il titolo nazionale Schoolboys nella categoria 57 chilogrammi. C'è chi vede in lui un predestinato, intanto è un 13enne che ogni giorno, con le sue scelte, si sta aprendo una strada

LECCE - Rabbia. Riscatto. Destino. Ciascuno di questi termini – e tutti e tre insieme – sembrano fatti a pennello per la storia di Samuel De Fabrizio che a maggio ha vinto il campionato italiano Schoolboys (categoria 57 chilogrammi) dopo un blitz di nove vittorie consecutive, senza che mai la sua superiorità fosse messa in discussione.

Ma le storie, per essere speciali, non hanno necessariamente bisogno di parole melodrammatiche, di quelle che vanno tanto di moda in questa epoca di megafoni e piazze virtuali, dove un podcast non si nega a nessuno. A volte basta raccontarle per quello che sono, una sequenza di scelte, di comportamenti, di azioni, che nella vita quotidiana fanno la differenza tra chi la vita la subisce e chi l’attraversa cercando di tenerle testa, proprio come si fa sul ring con un avversario molto più forte ed esperto.

In fondo Samuel non sembra affatto diverso da tanti suoi coetanei: è un ragazzino - lo si nota subito nei tratti somatici e in quel sorriso un po’ compiaciuto di chi si sta rendendo conto di averla fatta grossa -, ma ha nella testa quella forza necessaria ad adattarsi alla disciplina ferrea che serve per allenarsi praticamente tutti i giorni, seguire la dieta e, contemporaneamente, studiare.

Non è un fatto secondario quello del rendimento scolastico, una cosa che si dice tanto per, perché il suo maestro, Toni Mannarini, è stato categorico quando ha iniziato a seguirlo: non si sgarra, a scuola. E quell’unica volta che è inciampato, il tecnico, lo ha lasciato a casa per qualche giorno nonostante implorazioni e promesse di redenzione.

Nella palestra della società “Amici del pugilato”, nel quartiere di San Sabino, a Lecce, Samuel ci è arrivato dopo l’estate e una parentesi di qualche mese sui campi di calcio sui quali pure stava dimostrando una certa attitudine. Sul rettangolo verde era capitato quasi per caso, un poco anche in preda a quell’euforia da riconquista sociale successiva alla fine dell’emergenza sanitaria, ma la sua passione, in realtà, era stata il nuoto, che ha praticato per anni e anche con qualche soddisfazione.

Poi, a un certo punto, l’interruttore dell’entusiasmo è stato spento – la sensibilità dei ragazzini è un labirinto inestricabile per molti adulti - e in vasca non ci è andato più volentieri fino a decidere di staccare la spina. E allora via, ha preso un’altra strada o, forse, ha ritrovato quella che sapeva di dover seguire, cercandola da qualche parte dentro di sé.

Fermo, del resto, non può stare, non sa stare. Suo padre ha sempre ripetuto, a lui e alla sorella più grande: “Io voglio che facciate sport, scegliete voi quale”. Non sono parole di circostanza: Graziano – così si chiama - ha imparato a sue spese che lo sport è metodo e anche cura. C’è stato un tempo – è successo in pandemia - in cui Samuel è cresciuto velocemente: mentre il padre non c’era, il bambino è diventato un ometto bello e fatto, anche se con le sembianze di un ragazzino. La madre, Annamaria, donna forte e laboriosa, che fa per due e anche per tre, se serve, ha potuto contare su di lui.

È in quel frangente che, probabilmente, si è davvero accesa in Samuel la scintilla, quella che, in poco tempo, lo ha portato a inanellare – da marzo a maggio - nove vittorie su altrettanti incontri: il torneo Debuttanti a Terlizzi, i campionati regionali a Foggia, le qualificazioni nazionali a Roseto degli Abruzzi e, sempre nella località abruzzese, le fasi finali al termine delle quali si è laureato campione d’Italia. Un percorso netto, con ostacoli superati agevolmente, grazie a una naturalezza dei movimenti e a una matura capacità di gestione degli incontri, tutte doti che devono avere una componente innata. Il suo tecnico racconta di essere rimasto impressionato sin dal primo momento da due cose in particolare: il talento sul ring e la tranquillità dimostrata fuori. C’è una foto che fa tenerezza: lo scatto ritrae Samuel appisolato sul letto a meno di due ore dalla semifinale.

Da quando allena, Toni di ragazzi ne ha visti a centinaia: alcuni erano bravi, altri volenterosi, ma sono state le movenze di “Samu”, la sua rapidità di esecuzione, la facilità nel memorizzare le sequenze a metterlo davanti a una sorta di rivelazione: questo ragazzo può farne di strada.

Samuele alla corda

Ne è passato di tempo da quando, ancora bimbo, Samuel vedeva il padre tirare al sacco. La boxe aleggiava sulla sua vita come l’odore di menta che entra dalla finestra sul giardino. Ma non era ancora il centro della sua vita, l’unità di misura che scandisce i suoi passi. Il pugilato è uno sport che richiede devozione, una concentrazione per i dettagli che va oltre la durata dell’allenamento: se ti ci trovi per caso, non tardi a rendertene conto.

Il ragazzo, però, non sembra patire l’educazione (quasi) siberiana necessaria a rigare dritto: anche i suoi profili social trasudano boxe (e qualche posa che ci ricorda, per fortuna, quello che è prima di ogni altra cosa, un tredicenne). Samuel ha le idee chiare non solo per quanto riguarda il ring, ma anche per ciò che esiste oltre la palestra: da settembre, infatti, frequenterà l’istituto nautico, a Brindisi. Non ha esitato un attimo nella scelta, è quello che vuole fare da tempo. È certamente consapevole che tra scuola e boxe non avrà un secondo libero, ma il mare è l’altra sua grande passione, l’elemento naturale senza il quale non può stare: sin da piccolo ha imparato a immergersi, quando pesca un polpo è felice come fosse la prima volta e gli torna sul viso il sorriso da bambino.

Nei limiti del possibile si gode la fine dell’anno scolastico e qualche scorribanda con gli amici in spiaggia, ma la strada che ha scelto non è di quelle che consentono soste per rifiatare. È fondamentale, infatti, che mantenga il ritmo della preparazione e anche quello del match, ma non è semplice organizzare degli incontri che facciano al caso suo: è considerato fuori dalla portata dei suoi coetanei e nessuno è felice di fare lo sparring partner in un incontro che 99 volte su 100 si sa già come andrà a finire.

Il titolo nazionale, insomma, già pesa, ma anche questo fardello Samuel lo sta portando volentieri: un passo dietro di lui ci sono un gran maestro e una famiglia unita che non ha perso la bussola quando sarebbe stato facile trovarsi senza riferimenti. Mantenendo le giuste distanze il ragazzo e il campione percorreranno insieme ancora un bel pezzo di strada.

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