Come cucinare i frutti di mare e quando mangiarli

Sono un alimento ricco di proteine e con poche calorie, ma è opportuno non abusarne e cucinarli nel modo corretto

 Come cucinare i frutti di mare e quando mangiarli
Si possono mangiare i frutti di mare se si è a dieta? Quando è consigliato consumarli e in quali quantità? Vi diamo le risposte necessarie attorno a questo alimento ricco di proteine e con poche calorie.

Proprietà e valori nutrizionali

C’è una distinzione da fare tra molluschi e crostacei. I molluschi contengono una porzione lipidica estremamente ridotta e costituita prevalentemente da acidi grassi polinsaturi. Apportano buone quantità vitaminiche di cobalamina e, in maniera variabile, altre vitamine del complesso B. Si distinguono anche per un apporto significativo di ferro, di iodio, zinco e selenio. I crostacei, invece, vantano un contenuto lipidico caratterizzato dalla prevalenza di acidi grassi essenziali omega 3, rispetto agli omega 6, i quali hanno proprietà antinfiammatorie, antitrombotiche ed aumento dei livelli di HDL. Presentano, inoltre, un eccessivo apporto di sodio. La caratteristica di tutti loro è lo scarso apporto calorico, che li rende adatti anche nei piani dietetici ipocalorici.

Lo iodio

Lo iodio collabora al buon funzionamento della tiroide, la quale, a sua volta, è responsabile dello stato fisico di un individuo.

La dieta

I frutti di mare possono essere inseriti nella dieta, tenendo conto, però, delle caratteristiche fisiologiche dell’individuo e della modalità di cottura con cui vengono preparati. In un soggetto normopeso e in assenza di patologie metaboliche, sono tutti ammessi. Occhio, però, alla quantità e la frequenza con cui vengono consumati.

Quando consumarli

I frutti di mare sono altamente allergizzanti perché ricchi di istamina. Per questo sono sconsigliati durante l’allattamento al seno. Di conseguenza, possono essere introdotti nell’alimentazione dei bambini solo dopo i primi tre anni. Inoltre, poiché presentano un alto contenuto di sodio, sono poco adatti a coloro che presentano pressione alta e alle donne in gravidanza. Per chi soffre di ipertiroidismo l’alto contenuto di iodio li rende inadatti ad essere consumati. In più, se consumati crudi, c’è il rischio di imbattersi in qualche infezione virale o batterica da salmonella, stafilococchi ed escherichia coli.

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