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Domenica, 16 Gennaio 2022
Alimentazione

Uno studio afferma che bere vino con moderazione favorisce la salute dei capelli

Alimento che fa parte della cultura gastronomica salentina, il vino bevuto senza eccessi aiuta a contrastare la produzione di radicali liberi, considerati tra le principali cause che determinano la caduta dei capelli

LECCE - Nomen est omen: una locuzione latina che sembra valere anche per il vino. Infatti, secondo una delle teorie più diffuse, la parola vino deriva dal latino Venus, cioè Venere. E parlando proprio di bellezza, da un punto di vista salutistico, sembra che il vino favorisca anche la salute dei capelli grazie al contenuto di polifenoli, sostanze “nutraceutiche” che svolgono un’azione antiossidante, antinfiammatoria, cardioprotettiva, anticancerosa, antimicrobica e neuro protettiva. 

Sebbene questo assunto possa risultare sorprendente, recenti studi condotti dai dottori Corder e Tedesco hanno dimostrato come alcuni componenti del vino possano contrastare due dei fenomeni che caratterizzano la caduta dei capelli: l’infiammazione, con la relativa produzione di radicali liberi, e la scarsa vascolarizzazione del cuoio capelluto. Infatti, l'infiammazione e il prolungato stress ossidativo sono fattori dominanti sia nell'alopecia areata che in quella cicatriziale, due patologie che interessano molte persone.  

“Uno dei principali effetti dello stress ossidativo riguarda l’incanutimento dei capelli, causato dal danneggiamento dei melanociti ad opera dei radicali liberi” - spiega Angelo Labrozzi, farmacista, collaboratore con l’università di Chieti ed esperto nello studio della caduta dei capelli. - Ma gli effetti dell’ossidazione non si limitano a questo fenomeno, tutto sommato accettabile ed esteticamente trattabile, e possono diventare ben più gravi. Uno stress che si protrae nel tempo può danneggiare le cellule del bulbo pilifero dando come risultato la nascita di un capello debole e tendente alla caduta soprattutto se, ad esempio, a questa problematica si associano inestetismi del cuoio capelluto come forfora e seborrea”.

Allo stesso tempo, la vasocostrizione del cuoio capelluto, dovuta a fattori come il fumo della sigaretta o agli ormoni dello stress (adrenalina e cortisolo,) porta a una riduzione dell’apporto di nutrienti verso il bulbo pilifero, determinando una denutrizione cronica dello stesso e un’atrofia del capello. Il vino, rispetto a queste problematiche, contribuisce a fornire un innegabile un beneficio.

“Possiamo affermare che un buon bicchiere di vino, meglio se rosso, consumato durante i pasti, può contribuire a migliorare le condizioni fisiologiche dei nostri capelli”, afferma Labrozzi, ideatore del Metodo di Nardo incentrato sulla caduta dei capelli. Ma è importante ricordare che una assunzione giornaliera di una moderata quantità del nettare di Bacco, per favorire il trofismo e il benessere dei nostri capelli, va associata all’utilizzo di integratori alimentari. - Continua -Questi infatti permettono di compensare lo squilibrio di sostanze nutritive del bulbo pilifero che ne altera il ciclo di crescita. Inoltre favoriscono un miglior assorbimento degli antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo e i radicali liberi che possono danneggiare i capelli”. 

Rispetto alla composizione media di polifenoli nel vino, seppur in piccole quantità, sono presenti anche alcuni flavonoidi responsabili delle proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e vasodilatatrici del vino.

“Un bicchiere di vino, oltre a essere uno dei modi migliori per liberarsi dallo stress dopo una lunga giornata lavorativa, può diventare anche un prezioso alleato per la bellezza dei capelli. Diluito in acqua nell’ultimo risciacquo durante il lavaggio, grazie alle sue proprietà antibatteriche, può aiutare a contrastare la forfora. Ma è bene ricordare – conclude Labrozzi - che nonostante il vino faccia parte della nostra tradizione culinaria e sia un componente importante della dieta mediterranea, è necessario consumarlo sempre con assoluta moderazione perché un suo uso eccessivo determinerà un effetto opposto e controproducente”. 

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