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Martedì, 9 Agosto 2022
Salute

Cura dell'alopecia: uno studio si è espresso in merito

Alcuni ricercatori hanno scoperto le funzioni rigeneratrici dei Linfociti T. Ecco di cosa si tratta

L'alopecia è una patologia che può colpire chiunque. Alcuni studiosi americani, però, hanno tracciato la strada verso lo sviluppo di nuovi trattamenti preventivi e curativi.

Nello specifico, si tratta dei ricercatori del Salk Institute for Biological Studies in California. Essi sono stati in grado di identificare per la prima volta il meccanismo biologico che promuove la crescita e rigenerazione dei capelli. Vediamo di cosa si tratta.

Cos'è l'alopecia

Prima di tutto è opportuno conoscere cosa sia l'alopecia, ovvero una condizione patologica caratterizzata dalla degradazione della qualità di capelli e peli e dal loro progressivo diradamento o scomparsa.

In base alla distribuzione topografica del diradamento, si osservano alopecie circoscritte e diffuse. A seconda della reversibilità o meno del processo, invece, si distinguono alopecie temporanee (caratterizzate, cioè, dalla transitoria inibizione funzionale della papilla germinativa del capello) e definitive (cicatriziali).

Le cause

Se considerato da solo, il termine "alopecia" è estremamente generico: questo può essere utilizzato, infatti, per indicare una serie di patologie molto diverse tra loro, sia dal punto di vista delle cause, che del decorso, per non parlare della terapia.

Nonostante la genetica giochi un ruolo determinante, le cause che possono portare a tale situazione sono numerose e comprendono:

- Stress psico-fisico

- Diete drastiche

- Abuso di alcool

- Squilibri ormonali

- Assunzione prolungata di certi farmaci o interventi chirurgici

- Concomitante presenza di altre patologie

Lo studio americano

Primariamente gli scienziati erano interessanti solo a capire quali ruoli avessero i linfociti T regolatori (cellule immunitarie che svolgono una funzione immunosuppressiva) e degli ormoni glucocorticoidi, nelle malattie autoimmuni. Hanno quindi iniziato ad indagare il loro funzionamento nella sclerosi multipla, nel morbo di Crohn e nell’asma, per poi scoprire che non avevano un ruolo significativo in nessuna di queste condizioni.

Quindi, hanno pensato di analizzare altre zone del corpo in cui le cellule T regolatorie esprimono livelli particolarmente elevati di recettori per i glucocorticoidi (che rispondono agli ormoni glucocorticoidi), come il tessuto cutaneo. Gli scienziati hanno, così, indotto la caduta dei capelli in topi normali e in topi privi di recettori per i glucocorticoidi nelle loro cellule T regolatorie.

L'andamento

Due settimane dopo, i topi "normali" erano stati oggetto di una riscrescita dei capelli; agli altri senza recettori per i glucocorticoidi - invece - la chioma era cresciuta a malapena. Dai risultati degli studiosi è emerso, quindi, che per consentire una rigenerazione dei capelli è necessaria una sorta di comunicazione tra le cellule T regolatorie e le cellule staminali del follicolo pilifero.

Allora, utilizzando una varietà di tecniche per monitorare la comunicazione multicellulare, hanno indagato sul comportamento dei linfociti T regolatori e dei recettori per i glucocorticoidi nei campioni di tessuto cutaneo. La scoperta è stata che i glucocorticoidi istruiscono le cellule T regolatorie ad attivare le cellule staminali del follicolo pilifero, il chè porta alla crescita dei capelli. Questo studio ha così scoperto che i linfociti T regolatori e gli ormoni glucocorticoidi non sono solo una funzione immunosoppressiva, ma hanno anche una funzione rigenerativa.

Intuizione che fa ben sperare per il futuro: ora - hanno dichiarato gli scienziati - abbiamo come obiettivo quello di analizzare altri modelli di lesioni, e isolare le cellule T regolatorie dai tessuti danneggiati per monitorare altri fattori di crescita”.

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