“Gloria al cibo”

“Gloria al cibo”

Alimentazione funzionale: un modo innovativo che punta sulle combinazioni

L’alimentazione funzionale prevede un metodo individuale e personalizzato, basato sulle evidenze scientifiche, con il fine di identificare cause e squilibri per migliorare la salute del paziente ottimizzando il proprio benessere

Vivere bene e a lungo, affrontando gli anni che passino in buone condizioni, è quello che ci auguriamo tutti noi. Compito della medicina classica è trovare le terapie più efficaci per curare malattie; la medicina di oggi punta ad un approccio di tipo preventivo, personalizzato e funzionale perché invecchiare bene e in salute rappresenti un obiettivo raggiungibile. L’alimentazione funzionale prevede un metodo individuale e personalizzato, basato sulle evidenze scientifiche, con il fine di identificare cause e squilibri per migliorare la salute del paziente ottimizzando il proprio benessere fisico e mentale.

Un nuovo modo di pensare ai pasti

Per dimagrire e mantenersi in forma non è necessario rinunciare ad alcuni alimenti a favore di altri. Tutto quello che arriva dentro di noi alimenta o meno la salute del nostro organismo e ad ogni pasto si realizza un “progetto ormonale”. Anche se quasi sempre si tende a ignorare gli effetti funzionali degli alimenti sui nostri organi, le sostanze contenute in tutto quello che mangiamo e i giusti abbinamenti, equilibrano e attivano o inibiscono il metabolismo. Questa conferma che la nostra salute non deve essere solo ripristinata, ma prima ancora preservata.

Di per sé, a meno che non ci nutriamo esclusivamente di “cibo spazzatura” come biscotti e patatine, non esistono cibi che fanno ingrassare. Nell’approccio funzionale degli alimenti, infatti, l’attenzione va spostata dal singolo alimento alla sua combinazione con gli altri. Tale approccio è un modo innovativo di pensare alla dieta e alla salute, dove il pasto non è rappresentato solo dalle calorie in esso contenute, ma piuttosto dalla sinergia dei nutrienti presenti nei vari piatti che includono il nostro pasto. L’obiettivo è proprio quello di individuare i mix giusti, in grado di influenzare in positivo il lavoro che compiono i nostri organi (per l’appunto la funzione che ha ciascuno di essi) e la liberazione degli ormoni, che sono alla base dell’accumulo di grasso nelle varie zone del nostro organismo e prevenire così l’insorgenza di numerosi problemi e disfunzioni (quali disturbi cardiovascolari, gastrointestinali, metabolici e le malattie degenerative).

Nel “progetto ormonale” sopra citato, ogni menù è considerato come un progetto, appunto, in grado di far perdere o acquistare chili in più. Chimicamente, gli ormoni sono molecole in grado di attivare o disattivare geni promuovendone il dimagrimento o meno. Per esempio, un’eccessiva liberazione di insulina, causata da un esagerato consumo di cibi ricchi in zuccheri e carboidrati, determina un aumento di peso favorendo la comparsa del diabete. L’insulina, prodotta dalle cellule pancreatiche, ha il compito di mantenere costante il livello di “dolcezza” del sangue. Per far ciò, trasforma il glucosio in eccesso in grasso di deposito che è poi immagazzinato nel fegato. In risposta a ciò il girovita acquista centimetri in più e la maggior crescita delle cellule adipose porta alla liberazione di sostanze infiammatorie e di ormoni, come la leptina e l’adiponectina, che predispongono a sindrome metabolica, ipertensione, elevati valori di trigliceridi e di colesterolo aumentando il rischio di arteriosclerosi.

Fondamentale è il tipo di cottura

Abbinare in modo preciso l’apporto dei tre macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine) è il primo passo, ma non basta a soddisfare la funzionalità del nostro “progetto ormonale”. Ciò che completa il tutto è la scelta del tipo di cottura. Per esempio, ripassare in olio extra vergine di oliva le verdure abbinate alla pasta attiva la funzione biliare che “scioglie” questo tipo di grasso assunto con i cibi, dall’altro aiuta a modulare gli ormoni, in primis l’insulina.

Quasi mai carboidrati e frutta insieme

Per tenere a bada la secrezione dell’insulina è preferibile non assumere nello stesso pasto più alimenti che contengono zuccheri. Per esempio, mangiare un piatto di riso condito con olio e parmigiano e una mela fa aumentare di peso, causando stipsi e sonnolenza. Diversamente, lo stesso riso saltato in padella con del radicchio e abbinato ad un’insalata avrà l’effetto di non innalzare i livelli di glicemia e di tenere a bada i pericolosi attacchi di fame. Iniziare la giornata con una colazione a basso contenuto di zuccheri è un’ottima strategia per non avere cali di energia.

A pranzo proteine e verdure

Iniziare il pranzo con un piatto di insalate amare come radicchio, indivia, scarola e rucola migliora la secrezione della bile (il nostro sapone detergente), aumenta il potere saziante e apporta fibre capaci di rallentare l’assorbimento degli zuccheri. Le proteine come carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), pesce, uova o formaggi magri tendono a velocizzare i processi metabolici attraverso una stimolazione da parte del fegato e favoriscono maggiore concentrazione nel resto della giornata. Limitare la carne rossa ad una volta a settimana è importante, perché il suo metabolismo produce scorie che sottopongono reni e fegato ad un maggior carico di lavoro.

Chi l’ha detto che la pasta non si può mangiare la sera?

Vale la regola che alternare i pasti è il segreto vincente per soddisfare il nostro benessere fisiologico. Cenare a base di carboidrati agevola il riposo e concilia il sonno, grazie anche all’aumento di serotonina nel sistema nervoso centrale. Condirla con una generosa quantità di olio evo, ricco di grassi buoni, è un’ottima scelta per limitare l’assorbimento degli zuccheri.

I fritti non sono il demonio!

Una peculiare caratteristica dell’alimentazione funzionale è che non demonizza le verdure e il pesce in pastella. Anche tali cibi infatti, vanno a stimolare la funzionalità del fegato, abbassando al minimo i livelli di zucchero circolanti. L’importante è che si utilizzi olio evo, che a differenza di quello di semi, resiste senza alterarsi alle alte temperature ed è più ricco in polifenoli e grassi salutari in grado di abbassare la quota glicemica. Per avere una frittura ottimale, questa non deve superare i 180 °C ed è importante tagliare gli alimenti in piccoli pezzi, aggiungendo spezie e sale a fine cottura, dopo aver asciugato olio in eccesso con carta paglia.

Alcuni esempi di pasti funzionali

  1. Pane tostato e cioccolato fondente all’80%

I carboidrati del pane tostato insieme ai grassi buoni del cioccolato evitano i picchi glicemici.

  1. Radicchio ai ferri e pasta

Consumare le verdure amare prima della pasta riduce l’assorbimento dei carboidrati.

  1. Insalata mista, patate fritte con buccia e insalata belga ai ferri

Le fibre delle verdure crude rallentano gli zuccheri presenti nelle patate fritte, la cui frittura (ha indice glicemico inferiore alla bollitura inibisce la produzione di insulina.

Volete contattare Gloria Cartelli? Scrivete a: cartelligloria@yahoo.it

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