“Gloria al cibo”

“Gloria al cibo”

Dalla consapevolezza alimentare alla conta delle calorie: se ne parla in uno studio

È diffusa l’idea che per dimagrire sia sufficiente contare le calorie degli alimenti e mangiare meno, talvolta saltando anche i pasti. Tutto sbagliato. Se ne parla in una ricerca alla quale ha partecipato UniSalento

È ormai diffusa l’idea che per dimagrire sia sufficiente contare le calorie degli alimenti e mangiare meno, talvolta saltando anche i pasti. Tutto sbagliato. Il nostro rapporto con il cibo è qualcosa di molto più complesso. La consapevolezza alimentare è il punto di partenza per capire meglio tale meccanismo fondamentale per ogni cambiamento, anche per quello del peso. Per questo, prima di iniziare qualsiasi dieta, è indispensabile sapere cos’è e perché è così importante la consapevolezza alimentare.

Consapevolezza alimentare a tavola: come riconoscerla per imparare a gestirla al meglio

Se ci viene posta la domanda “Quanto mangi?”, molti risponderanno di non eccedere con il cibo. In realtà coloro che rispondono così, saltano spesso i pasti o piluccano qualcosa in vari momenti della giornata, noncuranti degli snack alla macchinetta del caffè o del frugale aperitivo al bar magari in piedi al bancone. Consapevolezza alimentare vuol dire tenere conto di tutte queste “calorie inutili”, vali a dire delle caramelle, delle pizzette prima di pranzo, del gelato dopo cena e tanti altri ancora.

Vuol dire anche “sentire la fame”, distinguendola dalla noia che molto spesso ci travolge; ad esempio lo possiamo provare allungando i tempi tra un pasto e lo spuntino successivo, oppure attendere un po’ prima di sedersi a tavola o mangiare di meno a cena soprattutto se il divano ci attende. Questo non vuol dire assolutamente saltare i pasti, anzi ci permette di distinguere la fame che viene per noia o per stanchezza dalla fame invece intesa come forma di nutrimento per il nostro organismo. La consapevolezza alimentare è anche conoscere e gestire le porzioni adeguate a ciascuno di noi e per il proprio fabbisogno e avere un atteggiamento vigile mentre siamo a tavola.

Ciò ci porterà a mangiare con un ritmo meno frenetico, ad avere una masticazione non troppo frettolosa anche se davanti a noi abbiamo il nostro piatto del cuore. Esiste uno strumento di automonitoraggio che è il diario alimentare. Questo è di supporto non solo nel caso di sovrappeso ed obesità, ma anche all’inverso e cioè per chi è sottopeso. Aiuta molto nello sviluppare questa consapevolezza proprio perché smaschera i momenti di fame nervosa e fa capire come intervenire per migliorare il proprio regime alimentare. I vantaggi di riscoprire come e perché mangiamo sono davvero tanti. Basti pensare che il cervello impiega circa 20 minuti per percepire il riempimento dello stomaco; se in tale tempo ingurgitiamo 2000 calorie neanche ce ne accorgiamo, se invece siamo più attenti al sapore, al profumo e alla quantità della nostra pietanza quei famosi 20 minuti saranno già trascorsi e avvertiremo il segnale di sazietà proveniente dallo stomaco.

Lo studio

Questo argomento, ovvero non fare la semplice somma delle calorie per non ingrassare è stato oggetto di studio. Più nello specifico si tratta di un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “The FASEB Journal”. Lo studio condotto da tre gruppi di ricerca italiani, dell’Università del Salento, dell’Università sapienza di Roma e dell’Università di Camerino, coordinati, rispettivamente, dai proff. Anna M. Giudetti, Silvana Gaetani e Carlo Cifani ha contribuito a fare luce sugli aspetti metabolici che derivano da un tale comportamento alimentare.

Questo studio dimostra che consumare cibo “spazzatura”, seppure non eccedendo le calorie giornaliere totali per non accumulare peso, ha un impatto comunque negativo sulla salute. Si sottolinea che il mantra di tutte le diete fai da te è quello di assumere meno calorie di quelle necessarie, quindi diminuire le entrate e fare attività fisica, aumentando le uscite. Ma non sempre tale meccanismo dà i giusti risultati. Nello studio si evince, invece, quanto è importante la qualità dei cibi che consumiamo.

Non conta solo il totale delle calorie ingerite, ma soprattutto la loro composizione che è ripartita nei tre macronutrienti, cioè carboidrati, proteine e lipidi. Alimentarsi frequentemente del cosiddetto “cibo spazzatura” pur contando la somma delle calorie di questi, per non eccedere, non ci permette di tenere a bada il peso in maniera relativa, mentre non ci dice nulla riguardo a possibili alterazioni metaboliche circa possibili danni che tali alterazioni possono avere nel tempo. In tale lavoro i ricercatori hanno dimostrato che restringendo l’apporto calorico di cibo non salutare o cibo spazzatura (anche noto come junk food) soltanto ad alcuni pasti della giornata, si è portati a controllare il proprio peso corporeo, mentre gli effetti metabolici protratti possono perfettamente ricondursi a quelli indotti da un maggior consumo di questo cibo non salutare. Dai risultati emersi dallo studio si è dimostrato che tale alimentazione scorretta causa in primis un aumento della glicemia (il che è molto pericoloso perché predispone alla comparsa del diabete), poi una diminuzione del colesterolo HDL (quello buono): un quadro clinico che è un campanello d’allarme per numerose patologie metaboliche.

I ricercatori, perciò, sostengono quanto sia inutile “entrare in fissa” per la conta delle calorie; è importante invece porre attenzione alla qualità degli alimenti che entrano a far parte della nostra routine giornaliera. La docente dell’ateneo salentino Anna Giudetti, porta avanti il progetto di individuazione dei punti cardine per la formulazione di un idoneo piano nutrizionale a scopo dimagrante, considerando non soltanto la bilancia quando ci pesiamo, ma anche i cambiamenti di parametri metabolici fondamentali onde evitare lo sviluppo di disturbi a lungo termine.

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