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Martedì, 18 Giugno 2024
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La penna sapiente di Daniele Cellamare racconta la prima e la seconda guerra dell’oppio

L’autore intreccia fatti storici realmente accaduti con la vita di personaggi di fantasia creando un potente e avvincente connubio tra realtà e finzione

Ne Il Drago di Sua Maestà. La prima guerra dell’oppio (Les Flaneurs – collana Montparnasse), Cellamare apre la narrazione con il potente e temuto pirata Chiu Apoo che si reca da Ching Yih, regina dei pirati,  in compagnia del suo giovane assistente Shaoran.

Ching Yih, ormai vedova di Cheng Yi, è rimasta da sola al comando di una coalizione criminale conosciuta come la Flotta della Bandiera Rossa. Ching Yih, tenutasi sempre lontana dal commercio dell’oppio, attribuisce agli inglesi, i Diavoli dai capelli rossi, la colpa del contrabbando di quella sostanza letale nel Regno di Mezzo ( aveva visto tanti Figli del Cielo dilapidare tutti i loro averi e cadere in un miserevole stato letargico. Avevano la pelle ridotta a una pergamena essiccata, con infiammazioni alla bocca e ai polmoni, erano magrissimi e si abbandonavano senza forze lungo i bordi delle umide e sporche strade di Canton. pag. 9)

Quando Chiu Apoo chiede a Ching Yih il permesso di entrare nel commercio della terra nera cioè l’oppio, la donna è contraria data l’ingente flotta di cui l’uomo è al comando e gli propone in alternativa di attribuire l’incarico al giovane pirata Shaoran.

Shaoran decide allora di recarsi in una fumeria di oppio gestita dal maestro Feng Hai perché vuole capire meglio il tipo di commercio che si appresta ad affrontare. Lì scopre il livello di perdizione che l’oppio può procurare nelle classi più umili, capaci anche di vendere figlie ancora bambine pur di mantenere quella dipendenza.

James Matheson e William Jardine, due uomini d’affari inglesi che commerciano oppio e lo vendono ai cinesi, un popolo che considerano “un meraviglioso miscuglio di imbecillità, avarizia, presunzione e ostinazione” vivono nel quartiere degli stranieri perché le autorità governative locali li tengono relegati fuori città. Lin Zexu in particolare, governatore delle regioni di Human e Hubei, vuole che questo commercio finisca. Perciò invia un drappello di soldati cinesi imperiali nel loro quartiere e una volta giunti sulla riva del Fiume delle Perle piantano un palo di legno e impiccano un prigioniero cinese accusato di contrabbando di terra nera. Il gesto è un monito per gli inglesi che devono smettere di vendere l’oppio alla popolazione cinese.

Inizia così un vortice di violenze tra il governo britannico di Sua Maestà, che non vuole rinunciare a quel redditizio traffico, e l’imperatore Daoguang, che inutilmente cerca di vietare il consumo e il commercio della terra nera. Ben presto le tensioni sfociano in un conflitto aperto tra le potenti navi della Royal Navy e le tradizionali giunche cinesi, una guerra che dal 1839 si protrae fino al 1842. All’ombra della pirateria, dei criminali della Triade e dei fanatici del Regno Celeste della Grande Pace, si incrociano i destini di Shaoran e della serva Maylin, innamorati e in fuga in cerca di felicità, e di Ethan e Richard, ex soldati britannici che, diventati disertori, vengono inghiottiti da più vicissitudini nel Regno di Mezzo.

Con Gli artigli della Corona. La seconda guerra dell’oppio (Les Flaneurs – collana Montparnasse), l’autore riprende la storia cinque anni dopo la fuga notturna di Maylin e Shaoran. Maylin aspetta ancora il suo Shaoran caduto nelle acque nere del porto dopo essere stato colpito dal fuoco di un Taiping, un fanatico degli Adoratori di Dio.

Gli Adoratori di Dio ormai insanguinano il Regno di Mezzo per far finire la dinastia Qing. Maylin devastata dal dolore non si rassegna all’idea che Shaoran sia morto e prosegue il cammino verso Shanghai per proteggere il figlio Ming. Mentre l’esercito imperiale fatica a soffocare l’avanzata dei Taiping, avanzata favorita dalle nefaste conseguenze della Guerra dell’oppio, le potenze occidentali vogliono espandere il loro dominio sulla Cina e legalizzare il commercio della terra nera.

Quando l’imperatore Xianfeng si rifiuta di negoziare, Gran Bretagna e Francia assediano il porto di Canton prendendo a pretesto l’uccisione di un missionario francese e l’arresto dell’equipaggio della nave Arrow accusato di pirateria; due avvenimenti che danno inizio a un nuovo conflitto (1856/1860), mentre la Cina prova ad avviare un processo di modernizzazione con l’imperatrice Cixi.

Il Drago di Sua Maestà. La prima guerra dell’oppio e Gli artigli della Corona. La seconda guerra dell’oppio sono due romanzi che si possono intendere come un corpo narrativo unico, in cui l’autore con sapienza mescola storie e Storia dando vita a un affresco potente e suggestivo della società cinese e della politica coloniale e imperialista inglese durante il regno della regina Vittoria. Il tutto impreziosito da innesti di personaggi funzionali alla narrazione, se pensiamo al botanico Robert Fortune realmente esistito, al suo Chelsea Physic Garden e al suo viaggio in Cina come spia nelle piantagioni di tè per carpire i segreti della coltivazione e lavorazione del tè da applicare poi in India. Cellamare non trascura mai i personaggi femminili. Personaggi ancorati a retaggi di assoluta sottomissione che si appresta a vivere dei cambiamenti epocali attraverso il lungo regno dell’imperatrice madre Cixi, la nuova “madre saggia” di una Cina grazie alla quale il paese può muovere i primi passi verso riforme epocali: ad esempio l’abolizione della fasciatura dei piedi delle donne. Cixi è una donna intelligente e dalla volontà  ferrea con uno sguardo d’insieme sulla politica - in un certo senso costretta a governare perché il marito, il figlio e il nipote si dimostrano tutti deboli, incapaci e dissoluti - che la rendono paragonabile alla zarina Caterina di Russia e alla regina Vittoria.  

Le atmosfere evocate da Cellamare riportano alla mente quelle de La Buona Terra (Oscar Mondadori cult, 2021) e di Donna Imperiale. Biografia di un’imperatrice cinese (Mondadori, 1965) di Pearl Buck. Se Pearl Buck nel suo Donna Imperiale nella premessa dice: «Fu una donna dalle qualità così multiformi, dal comportamento così folto di contraddizioni, dalla personalità così ricca di molteplici aspetti, che è difficile comprenderne il vero animo e farlo comprendere», Cellamare riesce invece a coglierne l’animo più profondo tracciandone un profilo completo: concubina, donna innamorata, madre dell’erede al trono, imperatrice, fine stratega, donna forte, colta, acuta, ambiziosa, ma a tratti anche fragile, sofferente e soprattutto molto sola.

Il dittico di Cellamare è una lettura colta e fruibile di uno spaccato storico che colpisce e affascina per l’incontro di culture molto diverse e lo fa con una lingua fluida, asciutta e poetica che tiene inchiodati alla lettura.  

Daniele Cellamare (1952) è stato docente presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma e presso il Centro Alti Studi per la Difesa. È stato direttore dell’Istituto Studi Ricerche e Informazione della Difesa. Ha collaborato con emittenti televisive nazionali e con diverse testate nazionali ed estere. Attualmente è consulente per le attività culturali dell’Agenzia Generale Treccani di Roma ed è responsabile del gruppo di analisti “Doctis Ardua” per la stesura di saggi di carattere geopolitico. Appassionato si studi sulla Storia Militare, con la casa editrice Les Flâneurs ha pubblicato: La Fortezza di Dio, La Carica dei Balaklava, Gli Ussari Alati, Il Drago di Sua Maestà. La prima guerra dell’oppio e  Gli artigli della Corona. La seconda guerra dell’oppio.

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