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Sabato, 18 Maggio 2024
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“Ciccio e Tore. Il mistero di Gravina”. Intervista al coautore Mauro Valentini

Il giornalista, che ha scritto il libro inchiesta con il generale Luciano Garofano, racconta i casi di Ciccio e Tore Pappalardi, Marco Vannini, Marta Russo, Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

Partirei dall’ultimo libro di controinchiesta che lei ha scritto con il generale Luciano Garofano intitolato “Ciccio e Tore. Il mistero di Gravina” (Armando Editore, 2023). In questo lavoro lei e il generale ripercorrete la storia di questa dolorosa vicenda giudiziaria e umana avvalendovi non solo dei documenti dell’attività investigativa ma anche della preziosa narrazione di Filippo Pappalardi, padre dei bambini e vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani. Che cosa avvenne realmente la sera di quel 5 giugno del 2006?

Quella sera, verso le 20:30, qualcuno, più di uno, coetanei e forse anche ragazzi più grandi di Ciccio e Tore entrarono nella "casa delle cento stanze", un rudere enorme collocato al centro di Gravina. Entrarono per un motivo che non abbiamo capito con chiarezza. Un gioco? Una prova di coraggio? Qualcosa di non confessabile? Però qualsiasi sia stato il motivo, Ciccio e Tore caddero dentro un pozzo che fungeva un tempo da cisterna e nessuno di quelli che erano lì con loro chiamò i soccorsi. Lasciandoli morire sotto dopo tante, troppe ore di agonia e di attesa vana.

All’interno del libro sono contenuti documenti inediti e ricostruzioni precise che aprono a nuovi scenari d’inchiesta. Lei pensa che possa esserci la concreta possibilità di una nuova indagine?

Io e Luciano Garofano crediamo che ci siano gli elementi per tentare di stabilire la verità che merita chi ha voluto bene a Ciccio e Tore. 

Lei si è occupato dei casi di Mirella Gregori, di Marta Russo, di Antonella di Veroli e di Marco Vannini. Di ognuna di queste storie che cosa l’ha colpita maggiormente?

C’è un elemento comune in tutte queste storie che io ho cercato di raccontare come giornalista, ma direi di più come narratore e cioè la solitudine delle famiglie di fronte al dramma che le ha colpite. Quel vuoto che le avvolge tra i meandri delle aule di tribunali e i labirinti mediatici dove vengono catapultati. Questo mi colpisce e questi libri inchiesta a questo credo servano a restituire voce alle vittime e a chi voce non ha avuto. 

Perché per lei la storia di Marta Russo e quella di Marco Vannini sono legate a doppio filo?

Per il destino incrociato e tragico di due giovani belli e pieni di vita che sono stati strappati alla vita in maniera ignobile. Poi per Marco abbiamo dei colpevoli chiari e la verità è stabilita. Per Marta invece ci sono poche certezze e molti dubbi in quella sentenza che ha condannato con un processo indiziario due giovani che per molti sono innocenti. 

Che cosa pensa del recente documentario Netflix Marta – Il delitto della Sapienza su Marta Russo?

Trovo che al di là dell’ottima confezione, si siano spese poche parole riguardo gli elementi controversi che si erano evidenziati durante il dibattimento. Un’occasione mancata per una rilettura serena e chiara di quello che avrebbe potuto essere e non è stato in un processo, diciamocelo chiaramente, con troppe ombre. 

Perché secondo lei per Marta Russo non è stata fatta vera giustizia?

Quella frase la scrisse nella prefazione del mio libro il compianto Sandro Provvisionato, un amico che mi ha insegnato tanto e uno dei giornalisti più importanti della nostra storia. Lui la scrisse e io la sposo in pieno perché tanti sono i dubbi e tanto non si è fatto per trovare la verità. 

Nel caso di Marco Vannini ha collaborato con i genitori di Marco alla stesura del libro; un libro sicuramente doloroso e molto importante per dare una chiara sequenza cronologica dell’accaduto e della vicenda giudiziaria. Il capitolo nono in particolare ci parla di un “lessico familiare” che lascia allibiti, che si fa fatica a leggere nonostante si siano già viste le immagini più volte in televisione. Quali sono state le pagine invece più difficili da scrivere?

Le pagine più difficili sono state quelle riferite all’assenza di Marco. Al grido di dolore dei suoi splendidi genitori. Marina e Valerio sono stati bravissimi nel raccontare e raccontarsi. Tutto è stato facile per merito loro. 

Del caso di Mirella Gregori, scomparsa poco prima di Emanuela Orlandi ma con una dinamica simile, lei se n’è occupato quando non se ne parlava affatto, a esclusione di “Chi l’ha visto?”. Alla luce dei fatti di allora e di quelli attuali quali sono le concrete novità?

Ha detto bene: la novità è che ora se ne parla. Con la mia inchiesta anzi controinchiesta credo di aver contribuito a far conoscere finalmente il destino di Mirella e a smarcarla dal legame con la vicenda di Emanuela Orlandi. Legame che di fatto l’ha condannata all’oblio. 

È spesso in televisione ultimamente a parlare del caso di Emanuela Orlandi, anche su di lei Neflix ha recentemente mandato in onda “Vaticam girl: la scomparsa di Emanuela Orlandi” che lascia aperte diverse ipotesi su cosa sia realmente accaduto, ma c’è sempre e solo un unico denominatore comune: il Vaticano. Perché secondo lei ancora non c’è volontà da parte della Chiesa di fare chiarezza su questo caso?

Io credo che un segreto rimane tale quando porta pregiudizio e dileggio, anche di fronte al passaggio del tempo, è solo perché quel segreto è inconfessabile. È così grande da non poter essere svelato. Costi quel che costi. Ecco credo che ci sia un segreto enorme dietro il destino di questa piccola donna vittima innocente di una mano infame.

Sta già lavorando a un nuovo progetto? Se sì, può anticiparci di quale caso si tratta?

Ho l’ardore e l’ardire di esser considerato anche autore di romanzi. Ne ho pubblicati due negli ultimi tre anni e credo che il 2024 porterà un romanzo nuovo a cui sto lavorando.

Ma la cronaca nera non riesco ad abbandonarla e tornerò sicuramente a scrivere storie vere. Dalla parte delle vittime. Sempre. 

Mauro Valentini è uno scrittore e giornalista romano. Scrive principalmente di cronaca nera e di cinema collaborando con diverse testate nazionali.

Con Armando Editore ha pubblicato Mio figlio Marco – La verità sul caso Vannini (con Marina Vannini Conte), Marta Russo – Il Mistero della Sapienza (2017), i romanzi noir Lo chiamavano Tyson (2021) e Cesare (Come Quando Fuori Piove) (2022), Ciccio e Tore. Il mistero di Gravina (Armando Editore, 2023); per la stessa casa editrice cura le collane “Dentro le Storie” e “I Ciclidi”.

È vincitore dei seguenti premi: Premio letterario Costa d’Amalfi letteratura (2017), il premio Acquanoir (2018) con l’alto patrocinio del Comune di Gaeta, il Premio Giallo al Centro (2022) e il Premio Festival del Nuovo Rinascimento di Milano (2022).

È ospite di numerosi programmi di approfondimento televisivi e radiofonici nazionali come opinionista tra cui “Chi l’ha visto?” su Rai Tre, “Il Caffè” di Rai Uno, “Melog” su Radio24, “La storia oscura” e “PRISMA” di TV Cusano Campus.

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