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“Si vede che non era destino” di Daniele Petruccioli: un romanzo mistico e moderno

Petruccioli racconta una Maria inedita che non riesce a comprendere né il mistero della sua gravidanza né la sua personale stranezza e, da donna adulta, nemmeno quella di suo figlio Ieshua

C’è un’interessante triangolazione tra Martin Lutero, San Girolamo e il traduttore e scrittore Daniele Petruccioli per la nascita del suo ultimo romanzo Si vede che non era destino (Terrarossa Edizioni).

Petruccioli legge la lettera sull’interpretare di Lutero e mentre quest’ultimo è intento a tradurre la bibbia in tedesco, definisce i papisti “asini” per la loro versione della Vulgata di San Girolamo, santo protettore dei traduttori e delle traduttrici; in particolare, per la traduzione della frase Ave Maria, piena di grazia che, in realtà, per Lutero è Ciao Maria come sei bella.

La protagonista di Si vede che non era destino (Terrarossa Edizioni) di Daniele Petruccioli è infatti Maria che, a quattordici anni, non riesce a comprendere né il mistero della sua gravidanza né la sua personale stranezza e in seguito, da donna adulta, nemmeno quella di suo figlio Ieshua.

Parte della personale stranezza di Maria si concretizza attraverso visioni - vede spesso dei bambini che, come dice lo stesso Petruccioli, possono essere puttini raffaelleschi o semplici voci - e crisi durante le quali cade in una sorta di stupor che la fa irrigidire tanto da sembrare in punto di morte o morta. Quando si manifestano questi episodi tutto sembra ricoprirsi d’argento.

In una delle sue argentature la voce che le parla le dice: “ Ciao Maria come sei bella” e poi le annuncia la futura gravidanza.

Si vede che non era destino non è un libro religioso, è un libro permeato di misticismo e di modernità. Maria è una bambina e poi una donna che combatte le visioni e l’argento, che combatte con l’essere stata scelta come madre di Ieshua (Gesù). Lei stessa si pone molte domande sulla sua gravidanza, è incredula, non sa come possa essere successo e soprattutto non si percepisce come un’eletta.

Tornando a Lutero, in un riferimento alle nozze di Cana, l’autore afferma: “guardate come essa agisce e ci ammaestra” (WA 17/II, 66[1]). Maria non parla di fede ma la vive, la insegna con il suo esempio, con una fede forte e sincera che sfiora la potenza di Dio, la sua grazia, la sua volontà di salvezza:

"Questo è il pensiero di Maria: Dio ha riguardato a me ancella povera, disprezzata, meschina, mentre avrebbe ben trovato regine ricche, nobili, potenti, figliole di principi e di grandi signori... invece ha posato su di me il suo sguardo di pura bontà e si è servito di una povera, disprezzata fanciulla, affinché nessuno al suo cospetto si vantasse di essere stato o di essere degno di tale onore... Ella non si è vantata né della sua verginità né della sua umiltà, ma soltanto dello sguardo divino pieno di grazia. Perciò l’accento non viene posto sulla parola "humilitatem" ma sulla parola "respexit". Infatti non va lodata la sua nullità (nichtickeyt) ma lo sguardo di Dio" (Magnificat)[2].

Lutero intende la virtù dell’umanità (Demut) alla luce del verbo humiliare, cioè abbassare e annientare e traduce humulitas con nullità, nientezza.

Maria è dunque una donna semplice e consapevole dello sguardo divino pieno di grazia.

Nel romanzo di Petruccioli, Maria è anche una madre moderna che si stranisce per il carattere chiuso e introverso del figlio, che si preoccupa per il suo spiccato senso critico (Petruccioli riscrive ad esempio la scena del Tempio quando Ieshua sfida i Dottori della Legge) e per la sua capacità di avere così tanti seguaci.

Si vede che non era destino è un libro sull’accettazione del mistero, su tutto ciò a cui non possiamo dare una risposta. È un libro luminoso come un’apparizione, ma privo di bagliori che potrebbero accecare lo sguardo. È un libro che illumina invece il pensiero, che stimola la riflessione. È un libro che riporta a galla domande cristallizzate nell’ingenuità bambina, magari tra i banchi del catechismo, o rimaste sospese, nascoste nell’assuefazione simbolica e narrativa dell’abitudine religiosa contemporanea degli adulti, spesso priva di misticismo.

A dominare la narrazione c’è un femminile quasi corale: accanto a Maria troviamo infatti Elisa, moglie di Zaccaria e madre di Giovanni, e la greca Elena, levatrice, nutrice e amica. Elena è l’eterno femminino, una figura di pura fantasia che l’autore innesta nella storia come una talea che fiorisce nell’esistenza, in fondo solitaria, di Maria. Elena sembra, inoltre, anticipare il dolore comune della perdita di un figlio. Per Elena quella prematura della figlia Aurora e per Maria quella inattesa di Ieshua.

Petruccioli costruisce un tappeto narrativo la cui bellezza sta nell’ordito, nei nodi, nei raccordi, nei fili aggrovigliati nodosi come cicatrici sulla carne che si accumulano per restituirci un disegno originale sulla nascita e sull’attimo prima della morte del Cristo.  

La lingua di Petruccioli è lirica e asciutta. Una lingua femmina, femminile, femminista. Una lingua lucente, cromata che non ammicca mai a facili indugi o derive cui una storia così potente e  ricca potrebbe condurre.

Si vede che non era destino è un romanzo sull’amore e l’amore è un dio troppo potente (pp. 94/95) che si sviluppa in un solido equilibrio di misuratezza ed eleganza, equilibrio e raffinatezza; è un romanzo intimo e infinitamente antico che si rinnova contemporaneo. E sedimenta nel profondo.

Daniele Petruccioli traduce dal portoghese, francese e inglese. Insegna all'Università di Roma Unint. Fra gli autori tradotti Georges Perec, Dulce Maria Cardoso, Alain Mabanckou, Will Self. Ha vinto il Premio «Luciano Bianciardi» nel 2010 per la traduzione dall’inglese di Lettere di Mark Dunn (Voland 2008) e il premio Annibal Caro 2021 alla traduzione per “Eliete. Una vita normale” di Dulce Maria Cardoso (Voland, 2020). Ha pubblicato i saggi Falsi d'autore. Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti (Quodlibet 2014) e Le pagine nere. Appunti sulla traduzione dei romanzi (La Lepre 2017); con TerraRossa Edizioni i romanzi La casa delle madri (Terra- Rossa 2020), candidato al Premio Strega, e Si vede che non era destino (2023).

***

[1] L'edizione di Weimar delle opere di Lutero, nota anche come Weimarer Ausgabe (WA), è un'edizione critica completa di tutti gli scritti di Martin Lutero e delle sue dichiarazioni verbali, in latino e tedesco. Il titolo ufficiale di questa edizione è D. Martin Luthers Werke: kritische Gesammtausgabe. Sono incluse anche le Tavole di Lutero (Tischreden), le Lettere (Briefe) e la Traduzione della Bibbia (Die deutsche Bibel). Le tre sottoserie (Tischreden, Die deutsche Bibel e Briefwechsel) sono numerate separatamente.

[2] CARLO COLLO, Maria nel pensiero di Lutero, in Aa. Vv., Spiritualità mariana, Ed. S. Massimo, Torino 1989, pp. 97-137.

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