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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Anni '80, la surrealtà della normalità della classe operaia di Glasgow

"Gentiluomini dell’Ovest " è un romanzo della scrittrice scozzese Agnes Owens per Safarà edizioni. La recensione per Terza Pagina, la rubrica culturale di LeccePrima

Gentiluomini dell’Ovest (Safarà edizioni – traduzione di Anna Mioni) è un romanzo realista, ironico e toccante sulla classe operaia della Glasgow degli anni ‘80, il cui vero spirito emerge dalle parole della stessa autrice intervistata da Chitra Ramaswamy su The Scotsman il 25 ottobre 2014:“All my stories are about building site workers, tramps, and alcoholics. They’re the only people I have great knowledge of. I’ve lived with them and had husbands who took a good drink. I know the pattern. I couldn’t have written about anything else and I didn’t want to talk about wealthy people. It’s boring.” (Tutti i miei racconti parlano di operai edili, vagabondi e alcolizzati. Sono le uniche persone che conosco veramente bene. Ho vissuto con loro e avuto mariti che facevano buone bevute. Ne conosco le caratteristiche. Non avrei potuto scrivere altro e non volevo parlare di gente ricca. È noioso.). Nella stessa intervista, alla domanda di come riuscisse a trovare il tempo per scrivere mentre allevava sette figli, lavorava come dattilografa, in fabbrica o come donna delle pulizie,  Owens risponde: “How did I find the time to go out and get drunk!” (Come trovavo il tempo per uscire e ubriacarmi!).

Owens scrive perciò di ciò che conosce, di ciò di cui ha avuto esperienza diretta. Racconta il meccanismo infernale e alienante che si consuma nella ripetitività dei gesti, nella monotonia liturgica di vite operaie scandite dalla circolarità sisifica del criceto sulla ruota, dei conigli rinchiusi in una gabbia per gli esperimenti di un fisiologo, nutriti a cereali imbevuti di gin (“rabbits shut up in a physiologist's experimenting cage, and fed on gin-soaked grains”), per citare il saggio The Ugliness of Modern Life contenuto in Critical Studies di Ouida (T. Fisher Unwin - London, 1900).

Mac, il protagonista di Gentiluomini dell’Ovest, non fa eccezione. Anche la sua esistenza è scandita dai compiti routinari del lavoro:

Portavo gli attrezzi, posavo mattoni comuni, mattoni da rivestimento e pietre di coronamento. Ho posato mattoni in fondo ai tombini e a dieci piani di altezza, ma dopo il lunedì non ho mai avuto un soldo in tasca, a meno che non l’avessi vinto a carte. Avevo ventidue anni. Avevo le braccia annodate come uno di quarantadue anni e a volte la schiena mi faceva male come se ne avessi cinquantadue. [Pag. 84]

Con Mac, Owens ci regala un personaggio che nel corso della narrazione diventa fin troppo consapevole delle limitazioni della sua condizione esistenziale e letteraria, dell’inconsistenza della comunità immaginaria in cui abita. I personaggi che lo circondano bevono, lavorano solo se trovano qualcosa da fare, scatenano risse e arrotondano il sussidio di disoccupazione con piccoli crimini da balordi.

Mac è parte di quel modo sgangherato, ma, al contempo, ne è anche l’osservatore inconsapevole e privilegiato; lo racconta tenendosi sempre un po’ al margine di quel calderone infernale perché in lui dimora il più spietato dei sentimenti: la speranza. La speranza per sé e per gli altri di potersi riconciliare con la società intera; la speranza di riscattarsi dalla povertà attraverso il lavoro anche al costo di allontanarsi dalla sua città, dalla sua casa e da sua madre.

È importante ricordare che Gentiluomini dell’Ovest nasce come una raccolta di racconti pubblicati in un corpo unico nel 1984 e solo successivamente come antologia (The Complete Short Stories) nel 2008; cosa che rende Gentiluomini dell’Ovest un’opera bivalente perché i tredici racconti o capitoli funzionano sia come narrazione unificata che in modo indipendente.

Gentiluomini dell’Ovest è una via di mezzo tra una novella e una raccolta di racconti; è un Bildungsroman sulla working-class che non è un Bildungsroman sulla working-class perché, da un punto di vista letterario, è impossibile una crescita individuale separata dal miglioramento delle condizioni sociali ed economiche. Le frustrazioni di Mac sono la rappresentazione reale di un problema sociale e collettivo più ampio, perciò Owens in quel topos geografico e sociale non può concepire riscatto alcuno. Per regalare a Mac una crescita personale e morale opera uno sradicamento, un allontanamento mentre la contingenza d’origine resta immutata.

Gentiluomini dell’Ovest è dunque un romanzo bidimensionale: da un lato c’è la classe operaia che non va da nessuna parte, né in paradiso né all’inferno, che resta avvitata su stessa in un fine limbo mai e dall’altro c’è Mac che parte per un altrove lontano dalla realtà che conosce. Quel dislocamento è l’unico modo per superare il soffocamento procurato dalla mancanza di spazio narrativo ed esistenziale in cui si muove il protagonista.

Ma chi sono e come sono i veri gentiluomini dell’Ovest?

“Generosi, infidi, malvagi e gentili, senza alcuna ammirazione per i ricchi e i vincenti.” […] “Si potrebbe dire che Mick e Baldy fossero i veri gentiluomini dell’Ovest.” [pag. 130]

Per Mac la quintessenza del gentiluomo dell’ovest è rappresentata da Mick e Baldy, due suoi amici disoccupati, senza fissa dimora e inclini al bere. Entrambi rappresentano il grigiore impiegatizio di una società operaia alienata nella ripetizione dei gesti e offuscata dall’alcolismo di professione; i Gentiluomini dell’Ovest sono incapaci di provare invidia sociale per il ricco o invidia umana per il vincente perché la loro miopia è direttamente proporzionale alla loro immobilità sociale, all’impossibilità di vedere altre opportunità.

I Gentiluomini dell’Ovest sono figli della generazione distrutta dalle riforme di Margaret Thatcher che Ken Loach racconta qualche anno dopo nel film Riff Raff; in entrambi i casi parliamo di una classe operaia malata di presentismo, priva di una qualsiasi visione di futuro. Solo Mac va via perché il futuro lo vuole vedere con i suoi occhi. Cosa che Owens racconta in Like Birds in Wilderness  (1987), il sequel di Gentiluomini dell’Ovest (1984), non ancora tradotto in italiano.

La lingua di Agnes Owens è cristallina, quasi asettica e pacata, di una pacatezza che trasuda la rassegnazione e la vulnerabilità di un’umanità invisibile all’altro, abituata alle delusioni, disadattata e sola. Il realismo linguistico dell’autrice è pervaso da un ironico, tagliente cinismo compensato però da “molta empatia” come afferma Anna Mioni (Premio Annibal Caro per la traduzione 2022) nella Nota della Traduttrice. Il meraviglioso Post Scriptum e la bellissima illustrazione di copertina sono invece dello scrittore e poliedrico artista scozzese Alasdair Gray.

L'autrice

Agnes Owens è nata nel 1926 a Milngavie, nella Scozia sud-occidentale, ed è scomparsa nel 2014 a Vale of Leven. È stata scrittrice, operaia, addetta alle pulizie e dattilografa. Owens si fece notare quando iniziò a frequentare un gruppo di scrittori guidato da Liz Lochhead ad Alexandria, nel West Dunbartonshire, gruppo spesso visitato da Alasdair Gray e James Kelman. Iniziò così ad attingere dal suo background in una serie di romanzi che vennero subito apprezzati dalla cerchia degli scrittori per la loro qualità, l’umorismo brutale e l’acuta capacità di osservazione. I suoi libri includono People Like That e For the Love of Willie, selezionato per lo Stakis Prize nel 1998. I suoi racconti sono apparsi insieme a quelli dei suoi amici e colleghi autori James Kelman e Alasdair Gray in Lean Tales. Infine, Bad Attitudes è stato selezionato per i Saltire Literary Awards nel 2003.

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