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Il filo Verde di Angela Schiavone è un romanzo notturno, un menoir

Schiavone racconta la storia di Marianna, una donna forte e decisa, e indaga la vita in punta di pudore, con tanto amore per il femminile

Il filo Verde (Homo Scrivens) è il romanzo d’esordio della poeta puteolana Angela Schiavone in cui racconta il trasferimento dal nord al sud di sua zia Marianna e di tutta la famiglia alla fine del diciannovesimo secolo. Uno spostamento geografico intriso di lirismo ed emozioni in cui la realtà e la fantasia si incontrano e poesia e pudore s’intrecciano con delicatezza nel parlare della propria storia familiare.

Sullo sfondo la città di origine di Schiavone: Pozzuoli. Una Pozzuoli che non nomina mai, che non chiama esplicitamente con il suo nome; lascia che sia il topos a parlare: il tempio di Serapide, la rocca del Rione Terra, la fabbrica Armstrong, ospitata nello stabilimento dell’omonima società britannica per la costruzione di cannoni e cantieri navali, e altri luoghi che non lasciano dubbi che si tratti proprio della cittadina flegrea.

La protagonista de Il filo Verde è  Marianna, una donna forte e decisa, diplomata alle magistrali ma che, dopo la morte della madre, sceglie di non fare l’insegnante per accudire adeguatamente la sua famiglia. Marianna è una pioniera del femminismo, ama le donne e ne è riamata; e dal suo arrivo al sud proprio alle donne dedicherà il suo tempo per educarle e assisterle insieme ai loro figli. Quando una di queste donne, la giovane Maricella, una quattordicenne al servizio di una ricca famiglia del posto, sparisce,  è proprio Marianna, che le aveva insegnato a leggere, a iniziare le ricerche aiutandosi con sogni premonitori, indagando e mettendosi contro il potente del paese. La forza e la caparbietà di Marianna le garantiscono la stima delle donne e anche degli uomini che fino a quel momento la guardavano cauti. Una donna emancipata che legge, scrive e non ha paura di fare domande, ai tempi, era sintomo di pericolosità se non addirittura di un femminile improprio e inadeguato. Se in Italia siamo ancora in un mondo marcatamente patriarcale, in cui tutto si decideva a tavolino. Le donne erano spesso, con il matrimonio, un mezzo per ampliare patrimoni e guarire situazioni difficili di famiglia. merce di scambio (pag.27), Marianna richiama per contemporaneità il mondo britannico di tardo periodo vittoriano che inizia a liberare la donna con il Married Women’s Property Act (promulgato nel 1882 ma effettivo dal 1893) di William Gladstone e si appresta ad assistere alla nascita della New Woman (termine coniato da Sarah Grand nel 1904).

E Marianna è di fatto una donna nuova per quel contesto, è foriera di quel filo verde che porta speranza per sé, nello spostamento fisico da nord a sud, e per le altre donne in un mondo, immaginato da uomini per gli uomini, che non concepisce alcuna emancipazione femminile.

Schiavone struttura il romanzo in “spazi”, non li chiama capitoli, e alla fine di ogni “spazio” lascia che sia un “coro” con poche frasi a lasciare messaggi potenti:

[…] Dalle incertezze prenderanno forma nuove strade. Le donne, con le loro energie, tracceranno un nuovo cammino. (pag. 15)

Si deve cambiare ciò che non è giusto. Solo il fare può convincere della giustezza del cambiamento. Osate, donne, riprendete lo spazio che vi spetta. (pag. 17)

Lavate, donne, lavate, togliete con l’acqua le macchie di violenza che sempre si posano su di voi. Senza misericordia i vostri corpi crescono per prepararsi alla furia del possesso. Siate arrendevoli solo all’amore trasmesso con dolcezza e ribellatevi alle carezze date con la stretta delle mani, tra gambe frenate, sotto lo sguardo di chi non legge la paura e vi vuole zittire. Lavate donne, continuate a lavare. (pag. 42)

Dove sei Astrea*, dea poco onorata dagli uomini. Ribellati. Ti hanno dato un potere fasullo. Mostra la tua forza. Alza il tuo scettro potente e ristabilisci giustizia. (pag.89)

Il filo verde di Angela Schiavone è un menoir, come afferma l’editore Homo Scrivens, cioè un misto di memoir e noir. Un romanzo notturno di liberazione che cerca pace per i luoghi scossi da una sismica direttamente proporzionale ai destini dei personaggi, personaggi o tragici o irrisolti,  che, come la terra, cercano stabilità e pace. In un mescolamento di voci di vivi e di morti Schiavone lascia scorrere sotto gli occhi del lettore storie, spettri e memorie di donne e di un mondo arcaico ma in continuo movimento.

La lingua di Schiavone è lingua sapiente e fruibile, tenera e decisa e i dialoghi che propone in lingua dialettale sono ritmici, melodiosi ed espressivi.

L'autrice

Angela Schiavone è laureata in lettere classiche, insegnante e animatrice culturale, fondatrice e presidente dell’Associazione “Il diario del viaggiatore”, ha organizzato il Festival della Letteratura “Libri di mare Libri di terra” nei Campi Flegrei e istituito il premio di poesia “Michele Sovente”.

Autrice di testi poetici in molte raccolte, ha curato, con Esther Basile, la silloge Canto senza voce di Claudia Ruggeri (Terra d’ulivi, 2023) e pubblicatola silloge Drammaturgia privata (Giuliano Landolfi, 2016).  Il Filo Verde (Homo Scrivens, 2021) è il suo primo romanzo.

*Astrea è la dea vergine dell’innocenza e della purezza, che dopo essere scesa sulla terra per diffondere bontà e giustizia è talmente disgustata dalla degenerazione morale degli uomini che si rifugia nelle campagne per poi ritornare in cielo e risplendere come costellazione della Vergine.
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