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L’autore ospite di aprile è Giuseppe Nibali con il suo romanzo d’esordio “Animale”

Animale (Italo Svevo Edizioni) di Nibali racconta la storia di un padre e di un figlio tra ricordi e recriminazioni

In Animale di Giuseppe Nibali il protagonista ha lo stesso nome e cognome dell’autore, ma non è un romanzo autobiografico né una auto fiction nel senso classico del termine. Le due vite si assomigliano ma non coincidono. Animale racconta dunque la storia di Giuseppe Nibali, che è lui e che è altro da lui, un trentenne che fa il copywriter a Bologna, città dove vive da quando era bambino. Un giorno riceve una telefonata dalla Sicilia, sua terra d’origine, perché suo padre Sergio che non vede e con cui non parla da diversi anni, ha avuto un ictus ed è in ospedale

Sta andando da suo padre. Finalmente potrà entrargli dentro la testa, scavare tra le macerie, separare le parti vive da quelle morte. Il buio vuole cercare, quello della distanza che ha covato, e che l’ictus ha poi reso libero. (pag.16)

In quello spazio di libertà Giuseppe crede di poter colmare il vuoto e il dolore dell’incomunicabilità in un equilibrio funambolico, tra compostezza esteriore e viscosità da magma interiore.

Il viaggio che compie è un ritorno alle radici familiari e siciliane, è un percorso che lo porta a tracciare una nuova quotidianità scandita dalle visite in ospedale, dalla visione ossessiva di video su YouTube, da notti insonni  e da ricordi d’infanzia che riemergono:

Quando era piccolo, Sergio gli raccontava sempre tre storie. La prima era quella della mattanza. Il protagonista era il rais, il capopesca di Favignana. Suo padre gli diceva di pensare a un gigante di circa due metri, con lo sguardo torvo, la barba nerissima e la pelle irsuta. […] Quella di Favignana era una pesca di attesa, e tutta l’isola diventava una tonnara […] «È il pesce che ti insegna come farsi pescare, con tutto che il tonno non è intelligente. Elegantissimo sì, nei movimenti, nella livrea, ma stupido […] come sono stupidi tutti gli animali che hanno gli occhi grandi». […] i banchi […] vanno verso l’amore, perché quando i tonni sono innamorati sono ancora più stupidi. [pp.80/81]

La seconda quella di Colapesce; il padre indossava un lenzuolo sulle spalle a fargli da mantello e impugnava una penna per scettro e la agitava in aria. In testa una corona di carta colorata da Giuseppe con il pennarello giallo e con quello rosso aveva incastonato i rubini. Sergio fingeva di essere Federico II che incontra il pastorello Cola, da tutti dato per morto tra le onde, che riemergeva una volta all’anno ormai mezzo Cola e mezzo pesce.

La terza quella del Sugghiu: un ibrido tra un mammifero e un rettile, con il volto forse simile a quello di un bambino o di un topo, ma con la ferocia di un cane rabbioso negli occhi, il corpo ricoperto di squame verde-olivastro e una piccola criniera. Ù Sugghiu emette un urlo agghiacciante, tra il grugnito di un maiale e il raglio di un asino, così chiama le sue prede e le divora.

Tra leggende popolari e archeologia delle favole Nibali mantiene vivo il ricordo buono del padre, ma sono  sempre e comunque quelli negativi a prevalere.

Nella stanza di ospedale di Giardini Naxos sono uno di fronte all’altro in una lucida osservazione reciproca e impietosa, legati da un “amore” asciutto, lo stesso sentimento disidratato che ha creato la frattura insanabile che li divide. E ai video sugli animali che Giuseppe guarda online si innestano quelli off-line, dal vivo, sull’animalità paterna sublimata dall’immobilità in un letto, mentre il padre si affanna a riempire i vuoti tra i cocci rotti dei suoi ricordi con la rabbia e con il dolore.

«Il corpo, suo padre ha dimenticato come funziona il corpo» (pag. 17)

Il corpo paterno è ormai dilaniato, martirizzato dalla malattia, è carne viva e morta. È stato di sospensione, limbo, penitenza e coprifuoco della sopravvivenza. È solitudine esposta alla veglia di chi resta, è spegnimento graduale del soffio di vita; per entrambi preparazione macabra alla separazione, tableau vivant della mattanza di carne paterna e spirito filiale. Sale che brucia sulla ferita, agonia del non detto, del non vissuto. In un’intervista su www.glistatigenerali.com a cura di Alessandra Corbetta, l’autore afferma che “animale è soprattutto il rapporto tra Sergio e Giuseppe, tra un padre che ha davvero vissuto, che pensava di poter entrare dialetticamente in contatto col suo tempo, e un figlio che vive invece per procura, guardando la costruzione delle altrui vite sui social. I due si ritrovano, ecco, ma quasi in un rapporto olfattivo dove è il sangue a parlare, molto più che la lingua.”

Animale è un incontro di corpi, un passo a due cupo tra due solitudini che tracciano i movimenti scollati, lontani di un’impietosa separazione fisica nonostante la distanza ravvicinata. Nibali mette in scena un caos di frammenti di corpi, una bocca che racconta e due orecchie che ascoltano per ricostruire le tappe di quell’allontanamento e la solitudine reciproca che è scaturita dall’abbandono dopo la scomparsa della madre.

Animale (Italo Svevo Edizioni - Collana Incursioni diretta da Dario De Cristofaro) è un trattato lirico di antropo-etologia su affetti feroci e amati rancori in cui il regno animale e quello umano si fondono nel silenzio agghiacciante dell’attesa dell’ennesima disfatta.

La prosa fluida, sussurrata, poetica di Nibali lascia scorrere immagini, parole e acutizza tutti i sensi, a partire dalla vista, con la naturalezza di chi è nato per scrivere.

Giuseppe Nibali è nato a Catania nel 1991. Si è laureato in Lettere Moderne e in Italianistica a Bologna dove è stato membro del Consiglio Direttivo Centro di Poesia Contemporanea dell’Università. Giornalista Pubblicista, dal 2017 al 2019 è stato direttore editoriale della rivista online Midnight Magazine. È direttore responsabile di Poesia del nostro tempo e curatore del progetto Ultima. Collabora con Le Parole e le cose, Minima & Moralia, La Balena bianca e con il magazine Treccani.

Ha pubblicato i libri di poesia: Come dio su tre croci (Edizioni AE, 2013), e Scurau (Arcipelago Itaca, 2021). Animale (Italo Svevo Edizioni, 2022) è il suo primo romanzo.

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