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Sbarca su Netflix la serie The Power, dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman

Il romanzo The Power è pubblicato in Italia da Edizioni Nottetempo (2017) con il titolo Ragazze elettriche

A un giorno dall’otto marzo, per molti ancora una festa e non la giornata internazionale delle donne, occasione attraverso la quale è possibile almeno ricordare il Global Gender Gap: la disuguaglianza tra uomini e donne soprattutto in termini di opportunità lavorative, salario, accesso a ruoli manageriali (per il forum mondiale sull’economia, gap che potrà essere colmato non prima di 286 anni), TerzaPagina propone due letture con cui poter riflettere sulla condizione femminile in termini iperbolici: Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood e Ragazze elettriche di Naomi Alderman.

Ragazze elettriche è un romanzo ispirato a Il racconto dell’Ancella (Ponte alle Grazie – traduzione Camillo Pennati, titolo originale The Handmaid’s Tale) di Margaret Atwood, da cui è stata tratta l’omonima serie andata in onda su TimVision. Nel romanzo di Atwood siamo in un futuro distopico, la Terra è devastata dall’inquinamento, chimico e radioattivo, e dalle guerre. Gli stati, per cercare di salvare il salvabile, decidono di sospendere ogni attività bellica e interessarsi ognuno alla propria politica interna, ma nel frattempo in Nord America un golpe rovescia il governo degli Stati Uniti e insedia la Repubblica di Gilead, uno stato immaginario, una teocrazia totalitaria di ispirazione biblica vetero-testamentaria.  I Comandanti, gerarchi della Repubblica e depositari del potere, sono al vertice del comando di Gilead e con leggi rigide e disumane permettono agli uomini di sottomettere e comandare le donne per scopi riproduttivi contro l’infertilità e l’arresto delle nascite. In base a una distorta interpretazione del precetto biblico della Genesi (30,1-4 ), i mariti con mogli sterili potevano copulare con le serve per generare figli, i Comandanti si dotano di Ancelle, considerate uteri con le gambe, che nel giorno della cerimonia sono obbligate a sdraiarsi tra le gambe della moglie di turno che le tiene i polsi mentre il marito consuma un rapporto sessuale;  di fatto uno stupro sistematico, una pratica barbara che le riduce in schiavitù sessuale. Le donne non fertili o troppo anziane per svolgere lavori umili invece sono considerate Nondonne e quindi eliminate. Il romanzo opera una fusione tra Mito, metafora e storia per colpire, con pungente ironia, i regimi totalitari e la società puritana che, dietro tabù istituzionali, mescola sesso e politica; dunque il racconto di un tempo futuro che parla molto del presente.  I sequel de Il racconto dell’Ancella è I testamenti, vincitore di The Man Booker Prize 2019, sempre edito da Ponte alle Grazie con la traduzione di Guido Calza.

Con Ragazze Elettriche Alderman si spinge ben oltre Atwood e immagina qualcosa di totalmente nuovo partendo da due semplici domande: cosa accadrebbe se le donne, a livello planetario, acquisissero l’abilità di emanare scosse elettriche con la punta delle dita e di conseguenza la consapevolezza di essere più forti degli uomini? Abuserebbero del loro potere fisico come gli uomini hanno fatto con le donne per secoli?

Il romanzo si apre con l’espediente di un carteggio elettronico tra Neil Adam Armon, autore del libro, e Alderman stessa in qualità di editor. Neil Adam Armin non è altri che l’anagramma di Naomi Alderman e la trasposizione maschile dell’autrice, un modo per raccontare il ribaltamento della storia della sopraffazione maschile che schiaccia verso il basso qualsiasi tentativo femminile di (ri)emancipazione. Scelta avvalorata anche dalla scelta del luogo da cui proviene l’e-mail di Armin: The Men Writers Association.

In Ragazze Elettriche possiamo immaginare Naomi Alderman che legge il (suo) manoscritto come se fosse stato scritto da Neil Adam (il primo uomo) Armon e si imbatte in due prime pagine intense in cui si il professore parla del potere, da cui il titolo The Power in lingua originale:

La forma del potere è sempre la stessa: è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ più oltre. È la forma dei fiumi che vanno all’oceano – i rivoli d’acqua ai rigagnoli, i rigagnoli ai ruscelli, i ruscelli ai torrenti, la forza grandiosa che si accumula e prorompe, che diventa sempre più maestosa fino a gettarsi nell’immensa potenza marina. È la forma tracciata da un fulmine quando si scaglia dal cielo sulla terra. Lo squarcio ramificato del cielo si riproduce uguale sul corpo o sulla terra. Questo stesso disegno caratteristico fiorisce in un blocco di resina acrilica quando viene attraversato dall’elettricità. Noi inviamo la corrente elettrica lungo ordinati percorsi di circuiti e interruttori, ma la forma che l’elettricità vuole assumere è quella di un’entità vivente, una felce, un ramo spoglio. Il punto d’innesto al centro, la potenza proiettata verso l’esterno. Quella stessa forma cresce dentro di noi, nei nostri alberi interni di nervi e di vasi sanguigni. Il tronco centrale, i percorsi che si ramificano all’infinito. I segnali trasmessi dalle estremità delle dita alla spina dorsale e al cervello. Siamo elettrici. La potenza viaggia dentro noi come fa in natura. Figli miei, qui non è accaduto nulla che non fosse conforme alla legge naturale. Il potere viaggia allo stesso modo tra le persone; così dev’essere. Gli individui formano villaggi, i villaggi diventano paesi, i paesi si inchinano alle città, le città agli stati. Gli ordini viaggiano dal centro alle propaggini. I risultati viaggiano dalle propaggini al centro. La comunicazione è costante. Gli oceani non possono sopravvivere senza i rivoli d’acqua, né i robusti tronchi degli alberi senza i germogli, né il sovrano cervello senza le terminazioni nervose. Come in alto, così in basso. Come ai confini, così nel nucleo centrale. Ne consegue che la natura e l’uso del potere umano possono cambiare in due modi. Il primo è quando un ordine viene emesso dal palazzo, un comando rivolto al popolo che impone: “Così sia”. Ma l’altro, il più certo, il più inesorabile, si ha quando quelle migliaia di migliaia di punti luminosi inviano ciascuno un nuovo messaggio. Quando il popolo cambia, il palazzo non può opporsi. Come è scritto: “Lei accoglie il fulmine nell’incavo della mano. Gli ordina di colpire”.

dal Libro di Eva, 13-17 (pp. 17/18)

La storia si sviluppa in meno di dieci anni e parte da Roxy Monke, una ragazza che è in casa con la madre quando due tizi loschi e malintenzionati irrompono e cambiano per sempre le loro vite. Il racconto è crudo e forte, rasenta il pulp e tocca l’intera narrazione che da Roxy passa a Tunde, un giovane ragazzo nigeriano impegnato nel suo primo approccio con uno strano fatto in un supermercato, poi a Margot, la sindaca di una città americana alle prese con un problema che riguarda la comunità e la sua famiglia e si conclude con Allie, un’adolescente americana la cui precocità può essere ricondotta al susseguirsi di affidi e abusi che ha subito e che sceglie di non subire più.

Cosa accomuna Roxy, Margot e Allie? Lo strano fenomeno dell’elettricità emanata dalle mani di ognuna, elemento che accomuna tutte e tre. La prima a usarlo è Roxy per difendersi e difendere sua madre, Lo fa Jos, la figlia di Margot, con un compagno di scuola e Allie con Mr. Montgomery-Taylor, il padre affidatario. Sono tutte ragazze elettriche, impongono le mani in punti precisi del corpo e calibrano l’intensità della scarica elettrica a seconda che vogliano intorpidire un arto o uccidere il soggetto. Tunde invece vede farlo a una ragazza che si difende dalle molestie di uno sconosciuto, riprende la scena con il telefonino, manda il video a una televisione americana e lo pubblica in rete rendendolo subito virale; cosa che permette di capire che non è un evento falso o isolato. Il fenomeno ha raggiunto infatti tutte le latitudini, ormai è una pandemia.

I quattro personaggi e le loro caratterizzazioni (Roxy il crimine, Tunde i media, Margot la politica e Alie la religione) procedono a passo sostenuto nella storia sempre mostrando resistenza, forza di carattere e determinazione a seguire la motivazione che li porta all’epilogo della storia. L’unica a cambiare identità e personalità è Allie. Scappata da casa, viaggia per ottantadue giorni e approda in un convento dove diventa dapprima Eve (la prima donna) e poi Madre Eve, una guru globale per femminilizzare il mondo. Con lei e le altre protagoniste Madre Eve inizia una lotta per non essere sopraffatte dal potere e dal logorio che ne deriva. È interessante e straniante leggere di coprifuoco per gli uomini, della paura che provano nei riguardi delle donne, del tentativo di auto organizzarsi per arginare il minaccioso e mortifero potere femminile. La scelta delle mani per agire il potere è la carezza che si trasforma in strumento di morte, una distorsione del tocco femminile. Alcune delle donne raccontate nel libro raggiungono addirittura livelli di megalomania e violenza inaudite.

Naomi Alderman opera una riflessione sul presente misogino, lo destruttura e fornisce un’ipotesi di futuro che nelle intenzioni dovrebbe riscattare le donne e allarga il discorso alla gestione del potere. Una volta ottenuto il potere, quanto tempo occorre per corrompere chi lo detiene? Per scoprirlo bisogna leggere Ragazze elettriche.

Ragazze elettriche è un romanzo distopico che non si sottrae dal trattare temi come la religione, la parità di genere in politica e la censura mantenendo un ritmo incalzante e fagocitante con una lingua febbrile, carica di tensione cristallina, asciutta e cauterizzante  che la traduzione di Silvia Bre ci restituisce in una bellissima versione in italiano.

La serie Tv The Power sarà trasmessa su Netflix dal 31 marzo.

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